Il progetto pilota da due milioni di euro rischia di concludersi senza un piano per il futuro delle imprese coinvolte
Tre anni di diagnosi, accompagnamento, misurazioni. Un budget che sfiora i due milioni, in gran parte coperto dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Dieci partner tra le due sponde delle Alpi. E una domanda che nessuno, per ora, ha voglia di porsi pubblicamente: cosa succederà il primo novembre 2026, quando i 36 mesi del progetto Mission Carb 0 saranno scaduti e le imprese dovranno camminare da sole?
La risposta, stando a quanto emerge dal comunicato diffuso dalla Camera di Commercio di Cuneo, non c’è. O meglio, non è scritta da nessuna parte. E il fatto che un progetto nato nel solco del Trattato del Quirinale — l’accordo di cooperazione bilaterale tra Francia e Italia firmato il 26 novembre 2021 — arrivi alla sua fase conclusiva senza una chiara strategia di continuità dice molto sulla reale profondità di certe ambizioni transfrontaliere.
La scommessa transfrontaliera
Partiamo dai numeri. Mission Carb 0 ha un valore complessivo di 1.950.350 euro, con l’80 per cento finanziato dal FESR attraverso il programma ALCOTRA, lo strumento di cooperazione transfrontaliera europea che copre il territorio alpino tra Francia e Italia. La Chambre de Commerce et d’Industrie di Nice coordina un partenariato di dieci soggetti italiani e francesi, tra cui le Camere di Commercio di Torino e Cuneo. L’obiettivo dichiarato è accompagnare almeno 80 piccole e medie imprese in un percorso strutturato di decarbonizzazione.
Il progetto è esplicitamente inquadrato come un’attuazione concreta del Trattato del Quirinale, quell’intesa che nelle intenzioni dei governi avrebbe dovuto dare sostanza alla relazione bilaterale su dossier strategici come industria, difesa e transizione ecologica. E in effetti, sulla carta, MC0 è la traduzione più tangibile di quella cornice: un’iniziativa che non si limita a dichiarazioni di principio, ma mette in campo risorse e azioni specifiche.
Il programma prevede diagnosi individuali e supporto collettivo per le imprese, concentrandosi su quattro settori industriali strategici dell’area ALCOTRA: meccatronica, chimica, agroalimentare e aromi e profumi. Settori che rappresentano bene l’ossatura produttiva del territorio transfrontaliero, fatto di distretti industriali che raramente trovano spazio nei grandi dibattiti sulla neutralità climatica ma che, sommati, pesano eccome sui bilanci emissivi.
La durata è fissata a 36 mesi, con scadenza ottobre 2026. Significa che il progetto è entrato nella sua fase finale già da diversi mesi e che il tempo per consolidare i risultati si sta assottigliando rapidamente. A luglio 2026, mancano meno di quattro mesi alla chiusura formale. Poi, il buio.
Il quarto di CO₂ e il pilota in miniatura
Ora, guardiamo la portata reale dell’intervento. Le imprese industriali rappresentano da sole quasi un quarto delle emissioni di CO₂ in Europa. Non è un dettaglio marginale: è il cuore del problema. Dentro questo universo, Mission Carb 0 ha fornito diagnosi e accompagnamento a oltre 80 realtà manifatturiere. Un campione più che dignitoso per un progetto pilota, certo. Ma siamo onesti: 1,95 milioni di euro spalmati su 80 imprese fanno poco più di ventiquattromila euro a impresa, considerando che la cifra lorda deve coprire anche i costi di coordinamento dei dieci partner, le attività trasversali e la rendicontazione.
Il punto non è sminuire l’iniziativa. È inquadrarla nella sua reale dimensione. Non si tratta di un programma di investimenti che mette in moto la sostituzione di impianti o l’elettrificazione delle linee produttive. È un’attività di test metodologico: provare approcci, costruire metriche, capire cosa funziona e cosa no. La parola chiave è “sperimentare”. Il progetto MC0 – Mission Carb 0 si propone di testare metodologie di decarbonizzazione su settori strategici, con l’idea che i risultati possano poi essere replicati su scala più ampia. Ma il salto dalla sperimentazione all’adozione di massa è esattamente la parte che nessuno sta finanziando.
E qui torna la questione del Trattato del Quirinale. Quell’accordo doveva rappresentare un cambio di passo: meno retorica, più cooperazione operativa. E invece, a cinque anni dalla firma, il suo principale lascito sulla decarbonizzazione industriale rischia di esaurirsi in un progetto pilota di nemmeno due milioni di euro — peraltro legato ai fondi strutturali europei, quindi costruito su un impianto amministrativo preesistente. La cornice politica è nobile, ma la traduzione concreta è un intervento che, per dimensioni e orizzonte temporale, somiglia più a un proof of concept che a una politica industriale comune.
Nel frattempo, i target climatici europei si avvicinano con la rigidità di un calendario. Le PMI — che costituiscono la spina dorsale del sistema produttivo italiano e francese — continuano a essere il segmento più scoperto della transizione, perché non hanno le risorse interne per fare analisi di carbon footprint né la massa critica per accedere ai mercati dei certificati o ai finanziamenti green. Mission Carb 0 ha provato a colmare una parte di questo vuoto informativo, ma il percorso di accompagnamento ha una scadenza. E dopo ottobre 2026, le imprese che avranno ricevuto la diagnosi da uno dei dieci partner dovranno decidere se e come investire, con quali soldi e con quali competenze, per trasformare quel bilancio emissivo in un piano di riduzione credibile.
Oltre ottobre 2026
Dopo 36 mesi di diagnosi e supporto, la scadenza di ottobre è già dietro l’angolo. La domanda è semplice e, al tempo stesso, enormemente scomoda per chi ha voluto questo progetto: cosa resta quando i fondi ALCOTRA saranno esauriti? Non ci sono, al momento, annunci su una seconda fase, su un’estensione, su un meccanismo di transizione che accompagni le imprese oltre la fase sperimentale. E senza una strategia di follow-up, il rischio concreto è che il lavoro fatto si traduca in rapporti ben scritti e qualche workshop conclusivo, mentre le emissioni delle 80 imprese coinvolte restano esattamente dove erano all’inizio.
La decarbonizzazione delle PMI non si esaurisce in un progetto da 36 mesi. Se il Trattato del Quirinale vuole essere qualcosa di più di una dichiarazione sottoscritta in pompa magna, dovrà dimostrare di saper costruire ponti anche dopo che i fondi ALCOTRA saranno soltanto una voce archiviata nei report di rendicontazione. Altrimenti Mission Carb 0 resterà un esperimento ben riuscito ma dimenticato — e le imprese, da sole, non avranno né le risorse né gli incentivi per continuare a correre.




