Piano Ue: elettrificazione dal 23% al 46% entro il 2040, ora decidono i governi

Hai mai rinunciato a una pompa di calore perché i conti non tornavano, mentre il gas continuava ad arrivare in bolletta? Non è un caso. Lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha presentato l’Electrification Action Plan, e la diagnosi è arrivata dritta al punto: «Non puoi tassare le pompe di calore come un lusso e aspettarti che la gente le compri. Il piano lo riconosce. È una buona diagnosi», ha detto Adrian Hiel, direttore dell’Electrification Alliance, nell’analisi pubblicata dall’alleanza. Ma una diagnosi corretta, per quanto necessaria, non è ancora una cura.

Il paradosso della pompa di calore

Il punto di partenza è una scelta quotidiana: comprare una pompa di calore, un’auto elettrica o una batteria domestica costa più del dovuto perché l’elettricità — a differenza del gas — è gravata da tasse e oneri pensati quando l’elettricità era un bene di lusso. Il piano riconosce il problema, eppure la menzione di un obiettivo di elettrificazione al 46% entro il 2040, pur essendo un segnale importante, è stata solo rinviata a una valutazione d’impatto. Il che, secondo l’Alleanza, è deludente. Ma dietro il paradosso ci sono numeri che raccontano quanto sia urgente cambiare rotta.

Il conto del fossile e i 260 miliardi di risparmio

Se il paradosso è chiaro, i numeri lo rendono insostenibile. Durante la crisi in Medio Oriente dei primi mesi del 2026, l’Unione europea ha speso 50 miliardi di euro in più per importare combustibili fossili in soli 111 giorni, secondo i calcoli dell’Electrification Alliance. La strategia comunitaria rileva che la guerra in Iran è già costata all’UE 24 miliardi di euro aggiuntivi per petrolio e gas, come riportato da Carbon Brief. Nel frattempo, il tasso di elettrificazione degli usi finali di energia è rimasto quasi piatto nell’ultimo decennio: dopo una crescita graduale dagli anni Novanta, si è fermato intorno al 22-23% negli ultimi cinque anni, come rileva Eurelectric.

Il piano punta a invertire la rotta: portare l’elettrificazione dal 23% attuale dei consumi energetici al 46% entro il 2040. Se l’obiettivo verrà raggiunto, l’UE potrebbe risparmiare 260 miliardi di euro all’anno in importazioni di combustibili fossili, secondo la Commissione europea. Per finanziare la transizione, il piano istituisce una Decarbonisation Bank da 100 miliardi di euro, che include un ETS Investment Booster da 30 miliardi. E sotto un’iniziativa Green VAT, l’esecutivo europeo guiderà gli Stati membri a ridurre l’Iva su auto elettriche, pompe di calore, batterie domestiche e apparecchiature per l’elettrificazione industriale.

Ma un piano ambizioso resta solo un elenco di buone intenzioni finché le condizioni non vengono create a livello nazionale.

La palla ai governi: cosa può cambiare in bolletta

Se i numeri sono chiari, il percorso non è automatico. Fatta bene, l’elettrificazione può creare posti di lavoro, attrarre investimenti, ridurre le bollette per famiglie e imprese e diminuire la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati e volatili: lo sottolinea il World Resources Institute, aggiungendo che il piano affronta adeguatamente tasse, prelievi e sussidi ai combustibili fossili che rendono l’elettricità inutilmente costosa.

La responsabilità, però, si sposta ora sugli Stati membri. Come osserva la We Mean Business Coalition, tocca ai governi nazionali creare le condizioni politiche giuste per guidare gli investimenti dal lato della domanda. Riformare i sussidi ai combustibili fossili e introdurre una tassazione intelligente per abbassare i costi dell’elettricità creerebbe condizioni di parità per l’elettrificazione di edifici, trasporti e industria. A livello globale, l’elettricità soddisfa appena più del 20% della domanda finale di energia: c’è margine, ma serve qualcuno che lo usi.

Il piano UE non è una bacchetta magica: la bolletta più leggera arriva solo se i governi nazionali faranno la loro parte. La prossima volta che valuti una pompa di calore, guarda anche le scelte fiscali del tuo Paese.