La fiducia dei consumatori cresce mentre gli stock sostenibili scendono al 62,4% nel 2026.
Nel 1974, nove stock ittici su dieci erano biologicamente sostenibili. Nel 2026, il rapporto SOFIA 2026 della FAO citato in un’analisi di Food Tank pubblicata a fine luglio colloca la quota al 62,4%, segnalando un lieve calo. Eppure, sempre nel 2026, il 51% dei consumatori di prodotti ittici è convinto che gli oceani possano essere salvati da danni irreparabili nei prossimi vent’anni, in aumento dal 41% del 2024. Il paradosso è tutto qui: le scorte marine si riducono, la fiducia cresce.
Il paradosso: scorte in calo, speranze in salita
Il punto di partenza è di lungo periodo. Secondo i dati della FAO raccolti nel SOFIA 2024, nel 1974 la quota di stock ittici entro livelli biologicamente sostenibili era del 90%. Nel 2021 era scesa al 62,3%, con un calo di 2,3 punti percentuali rispetto al 2019. L’ultimo rapporto SOFIA 2026, pubblicato lo scorso giugno, la colloca al 62,4%: al di là delle oscillazioni di un decimale, la distanza rispetto al 1974 resta enorme.
Eppure i consumatori sembrano leggere questi numeri con meno allarme. Secondo l’indagine condotta da Marine Stewardship Council e GlobeScan citata da Food Tank, il 51% dei consumatori di prodotti ittici ritiene che gli oceani possano essere salvati da danni irreparabili nei prossimi vent’anni, in aumento dal 41% del 2024. Nello stesso periodo la quota di acquirenti statunitensi che dichiara di notare i prodotti con ecolabel è passata dal 28% al 40%.
Il contesto non è marginale. Il SOFIA 2026 indica che più di un terzo della popolazione mondiale ottiene almeno un quinto delle proteine animali dai blue foods. Non è una nicchia alimentare, ma una componente strutturale delle diete globali.
Il motore economico: 184 miliardi e un mercato che si fida
La fiducia non nasce dal vuoto. Lo scorso 16 giugno la FAO ha annunciato che il commercio di prodotti animali acquatici ha raggiunto un valore record di 184 miliardi di dollari, un livello che rivaleggia con il valore di tutte le altre proteine animali messe insieme, secondo il comunicato della FAO. Non è solo una cifra: è il segnale che il pesce e i prodotti dell’acquacoltura muovono una quota crescente dell’alimentazione globale.
Su questo mercato si innesta la spinta delle certificazioni. Già a fine 2025, secondo i dati diffusi da MSC, il 90% delle catture di pesca selvatica statunitensi per volume era certificato MSC. È una penetrazione molto alta, che spiega in parte perché i consumatori abbiano l’impressione di vivere in un sistema già indirizzato verso la sostenibilità.
La trappola del monopolio certificato
Se MSC domina le catture selvatiche negli Stati Uniti, la partita non è chiusa. Il marchio blu è presente su oltre 25.000 prodotti ittici in tutto il mondo, con circa 300 pescherie certificate; MSC lo definisce il marchio più utilizzato e riconosciuto per il pesce sostenibile certificato a livello globale. Ma la competizione si allarga: a maggio 2025 ASC ha lanciato il suo ASC Farm Standard, lo standard consolidato dell’organizzazione.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è solo il 62,4% degli stock sostenibili, ma la distanza tra quel 62,4% e il 90% di catture USA già certificate MSC. Se il divario non si riduce, l’ottimismo dei consumatori rischia di restare una promessa.




