La contaminazione riguarda soprattutto fibre di poliammide, materiale usato dall’industria tessile
Il jaraqui finisce nei piatti di quasi tutte le famiglie di Manaus: è il pesce più consumato nello stato di Amazonas, non un extra ma la base della dieta. Lo scorso luglio è emerso un dato che cambia il quadro: nel lago Puraquequara, alle porte della città, i ricercatori hanno trovato microplastiche nell’intestino di metà dei jaraqui.
Il pesce che arriva in tavola
Il dato arriva dall’esame di due specie di jaraqui, la Semaprochilodus insignis e la Semaprochilodus taeniurus. Secondo Eletuza Uchôa Farias, metà dei pesci raccolti nel lago Puraquequara aveva ingerito microplastiche. Tutte le particelle trovate nell’intestino erano fibre sottili e allungate, con uno spessore compreso tra 0,5 e 4,37 millimetri; l’85,7% è stato identificato come poliammide, un polimero che l’industria tessile usa per la sua resistenza e flessibilità.
Per chi vive in Amazonas, il pesce non è un lusso ma la normalità. Ecco perché la contaminazione del jaraqui solleva una domanda precisa: come si traduce questa scoperta in numeri più ampi? Cosa raccontano questi dati sul quadro complessivo?
I numeri oltre il piatto
Dal singolo lago alla scala regionale, la storia è più ampia. Già nel novembre 2018, quasi otto anni fa, gli scienziati avevano documentato la prima evidenza di contaminazione da plastica in pesci d’acqua dolce in Amazzonia: il primo segnale che il problema non riguardava solo gli oceani. Da allora il quadro non è migliorato: secondo Andreu Rico, il 20% degli igarapé urbani monitorati a Manaus presenta livelli di microplastiche considerati pericolosi per gli organismi acquatici.
Il problema non riguarda solo la città: il secondo fiume più inquinato da plastica al mondo è proprio l’Amazzonia, nonostante sia il bacino idrografico più grande del pianeta. La plastica che scorre nei fiumi non resta confinata all’acqua: entra nella catena alimentare proprio attraverso i pesci che le famiglie comprano nei mercati, e il jaraqui è il primo di questi anelli.
Il consumo, poi, rende il tutto ancora più concreto. Nello stato di Amazonas si stimano 14 chili di pesce a testa all’anno, cinque volte la media nazionale brasiliana. Dove altrove il pesce è una scelta occasionale, qui è la normalità: mettere microplastiche nel piatto del pesce più consumato non è un dettaglio da laboratorio, è un dato che riguarda la spesa di ogni settimana.
Il paradosso del fiume che nutre e inquina
Se il jaraqui è il pesce più consumato e metà degli esemplari del lago Puraquequara ha ingerito microplastiche, il paradosso è chiaro: lo stesso fiume che nutre la regione è anche il veicolo della plastica che torna nel piatto. Le fibre trovate nell’intestino sono per l’85,7% poliammide, il materiale dei tessuti sintetici che si frammentano e viaggiano con l’acqua.
Nessun allarmismo, però: la risposta non è smettere di mangiare jaraqui. In Amazonas il consumo medio è di 14 chili a persona all’anno, cinque volte la media nazionale, e per molte famiglie il pesce è una voce fissa della spesa, non un’opzione. Del resto, il 20% degli igarapé urbani monitorati presenta già livelli di microplastiche considerati pericolosi per gli organismi acquatici: la contaminazione non è una sorpresa, è una conseguenza. Resta una consapevolezza concreta: la prossima volta che si vede un jaraqui al mercato, dietro c’è un fiume che chiede attenzione.




