Dopo un anno di stop, tornano i permessi: cambio di passo, ma il confronto tra regole federali
Non è tanto il numero a colpire, quanto il confronto: per circa un anno lo stesso strumento era rimasto fermo a zero. Il passaggio da zero a 34 in quattordici giorni è una variazione di ritmo, non di livello. Ed è il tipo di variazione che va osservato da vicino quando il contesto normativo cambia.
Un anno a zero, trentaquattro in due settimane
Per leggere il dato serve la cronologia. Già nel gennaio 2025, il Wind Memo dell’amministrazione Trump — formalmente il DOI Order 3415 — aveva congelato le autorizzazioni per l’eolico onshore e offshore. La conseguenza diretta, ricostruita dal Nickel Report dello studio Hunton, è stata la sospensione per circa un anno dei permessi di abbattimento accidentale di aquile da parte dello USFWS. Tra l’inizio del gennaio 2025 e metà gennaio 2026, il contatore è rimasto fermo a zero.
I 34 permessi arrivati nelle due settimane fino al 30 gennaio 2026 non sono quindi una ripresa graduale: sono il primo movimento dopo dodici mesi di blocco. Il dato va letto come velocità, non come accumulo. In quattordici giorni lo USFWS ha rilasciato 34 permessi a impianti eolici, dopo un anno in cui il totale era zero. Zero in dodici mesi, 34 in quattordici giorni: nessuna delle due cifre, presa da sola, racconta molto. È il rapporto tra le due a essere il dato, e segnala che il congelamento è terminato.
Ma i permessi federali sono solo una faccia della medaglia: quando la deregulation raggiunge il terreno degli Stati, il quadro si complica.
Il cortocircuito tra deregulation federale e inverse condemnation
Se il governo federale allenta i vincoli, gli Stati non restano a guardare: il caso californiano è l’esempio più duro.
A luglio 2026 il Department of Energy (DOE) ha pubblicato una Notice of Proposed Rulemaking per eliminare in modo permanente i mandati su elettrodomestici e apparecchiature, secondo l’annuncio del Department of Energy. La direzione federale è chiara: meno obblighi, più autonomia per il mercato. Ma in California resta in vigore la dottrina della inverse condemnation, che può ritenere le utility responsabili per i danni da incendio indipendentemente dalla negligenza, come spiega un’analisi della Stanford Law School. In passato, è stata un fattore chiave nel fallimento di PG&E.
Il cortocircuito è qui: da una parte il governo federale riduce i vincoli, dall’altra la California mantiene una dottrina che rende le utility responsabili per i danni da incendio a prescindere dalla negligenza. Per chi investe nelle reti, il rischio non è uniforme: dipende dal confine statale. Il punto non è teorico: una dottrina che prescinde dalla negligenza cambia il calcolo del rischio per chi possiede linee elettriche. Lo iato tra i due livelli di governo non è una contraddizione formale: è un costo diverso attribuito allo stesso tipo di rischio, a seconda di dove si trova la rete.
Con il federale che si ritira e gli Stati che resistono, quale indicatore anticipa la prossima mossa?
Il prossimo numero da guardare
Per non perdere la prossima curva serve un cruscotto. Sustainable Views, la divisione specializzata del Financial Times, offre una newsletter bisettimanale che riassume gli sviluppi nella politica e regolamentazione della sostenibilità, oltre a un tracker globale con migliaia di disposizioni, filtrabili e ricercabili. Non è uno strumento per prevedere: serve a leggere ogni numero dentro il suo contesto. Nei prossimi mesi, la newsletter permette di seguire non solo i permessi federali ma anche le mosse dei singoli Stati, dove la partita si sta spostando.
Il numero da tenere d’occhio non è il totale dei permessi già rilasciati, ma la velocità con cui il DOE finalizzerà la sua proposta. Se il ritmo di gennaio 2026 diventa la nuova normalità, la partita sull’energia è già cambiata. Non c’è un verdetto da anticipare: c’è un ritmo da misurare.




