Il caso Fable 5 mostra l’assenza di standard di sicurezza condivisi tra governo e aziende

Due modelli di intelligenza artificiale. Un giorno. Una mano che apre, un’altra che chiude. Il 27 giugno 2026, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha autorizzato un gruppo ristretto di partner fidati ad accedere a Claude Mythos 5, il modello di punta di Anthropic per la cybersecurity. Nelle stesse ore, la stessa amministrazione ordinava il ritiro totale di Fable 5, l’altro modello dell’azienda, il più potente mai rilasciato al pubblico. È il paradosso della politica americana sull’intelligenza artificiale: più cerca di blindare la sicurezza, più rischia di sabotare l’innovazione.

Ma andiamo con ordine. E cerchiamo di capire cosa significano questi segnali opposti per chi sviluppa, per chi usa e per chi compete.

Aprire e chiudere

Secondo l’annuncio di Anthropic, Mythos 5, il loro modello più performante nella protezione informatica, potrà essere ridistribuito a una serie di organizzazioni statunitensi che gestiscono e difendono infrastrutture critiche. L’azienda lavora a stretto contatto con il governo dal 12 giugno per ripristinare l’accesso a entrambi i modelli. La notifica dell’amministrazione è arrivata come un semaforo verde condizionato: via libera, ma solo per chi opera nei gangli sensibili del paese.

Per Fable 5, invece, la strada è opposta. Dopo il rilascio, l’amministrazione ha chiesto di impedire l’accesso a qualsiasi cittadino straniero, spingendo Anthropic a togliere del tutto il modello. Così, mentre Mythos 5 torna in campo, Fable 5 scompare dal mercato. Un modello sale in cattedra come guardiano delle infrastrutture critiche, l’altro viene cancellato con un tratto di penna. Il doppio movimento non è una coincidenza: è il prodotto di un processo decisionale che procede per autorizzazioni ad hoc, senza una cornice comune. E apre una crepa evidente: da un lato, il governo rafforza la sicurezza nazionale; dall’altro, mostra quanto sia fragile l’equilibrio tra apertura e controllo.

Il conto dei vincitori (e dei vinti)

Da questa doppia mossa emergono subito vincitori e vinti. Le aziende che gestiscono infrastrutture critiche – energia, telecomunicazioni, difesa – guadagnano uno strumento avanzato per la cybersecurity, in un momento in cui gli attacchi informatici sono sempre più sofisticati. Anthropic, invece, incassa un colpo e un abbraccio insieme: celebra il ripristino di Mythos 5 ma perde un modello commerciale come Fable 5, su cui aveva investito risorse e reputazione.

L’amministrazione ha ordinato di rimuovere l’accesso a Fable 5 per i cittadini stranieri, e Anthropic ha preferito toglierlo del tutto piuttosto che operare un taglio parziale. Una scelta che lascia intendere quanto fosse vincolante l’ordine. Ma il vero danno non è solo aziendale: è sistemico. Ogni ritiro rafforza l’idea che lanciare modelli potenti senza un’autorizzazione preventiva sia un azzardo, e questo rischia di paralizzare l’intero settore.

Chi guarda con preoccupazione è OpenAI. L’azienda non ha ancora rilasciato GPT-5 o GPT-6, e già vede formarsi un precedente. Secondo quanto riportato da TechCrunch, OpenAI ritiene che questo tipo di processo di accesso governativo non debba diventare la norma nel lungo periodo. Tradotto: se ogni nuovo modello dovrà attendere il timbro di un segretario, i ritardi accumulati potrebbero vanificare gli investimenti miliardari e spostare l’asse della competizione. Ed è qui che entra in scena la Cina. La stessa analisi di TechCrunch sottolinea che la mancanza di standard di sicurezza chiari potrebbe creare blocchi indefiniti, regalando a Pechino un vantaggio nella corsa all’intelligenza artificiale. In pratica, nel tentativo di proteggersi, Washington rischia di fare il gioco del suo principale competitore globale. L’ironia è che il governo sta usando due pesi e due misure: Mythos 5, specializzato in cybersecurity, viene promosso; Fable 5, generalista ma potente, viene tolto di mezzo. La differenza non sta nella sicurezza intrinseca del modello, ma nell’applicazione e, forse, nella percezione politica del momento.

La domanda senza risposta

E qui si arriva al punto. In tutto questo bailamme, manca una cosa: degli standard di sicurezza condivisi. L’amministrazione decide di volta in volta, senza criteri trasparenti, creando un clima di incertezza che allontana gli investitori e rallenta l’innovazione. Lo ha fatto capire OpenAI, lo testimonia il caso Fable 5. Non si può andare avanti con autorizzazioni su misura: servono regole certe, parametri di sicurezza riconosciuti, procedure a cui le aziende possano adeguarsi prima del lancio. Senza, ogni nuovo modello diventa una scommessa politica.

La domanda senza risposta è: quanto tempo abbiamo prima che l’assenza di regole diventi un vantaggio strutturale per Pechino? Ogni giorno passato senza un quadro normativo è un giorno in cui la Cina può avanzare indisturbata, mentre le aziende americane aspettano il semaforo verde di un segretario. Il conto alla rovescia per il prossimo modello è già iniziato, ma nessuno sa cosa succederà allo scadere. E questo, più di ogni singola autorizzazione o divieto, è il vero problema.

La sicurezza nazionale non può essere un alibi per l’incertezza. Ogni giorno senza regole chiare è un regalo alla Cina.