Il primato emerge da un’analisi sui regolatori di 19 stati e non dipende dalla disponibilità di vento o sole
L’Ohio rifiuta o blocca i progetti eolici e solari al tasso più alto degli Stati Uniti. È il dato emerso nei mesi scorsi da una ricerca dedicata a come i regolatori di 19 stati gestiscono le domande per impianti eolici e solari. E non è una questione di vento o di sole: è il punto d’arrivo di una lunga sequenza di scelte politiche, la più recente delle quali è il fondo energetico da 100 milioni di dollari dell’Ohio, indirizzato a gas naturale e nucleare invece che alle rinnovabili.
Il primato che nessuno vuole
Il numero di partenza è semplice da capire, meno da digerire. Tra i 19 stati in cui i regolatori esaminano le domande per nuovi impianti eolici e solari, l’Ohio respinge o blocca i progetti al tasso più alto di tutti. Non è un margine piccolo: gli sviluppatori hanno già cominciato ad abbandonare lo stato proprio a causa dei rifiuti e delle attese imposte dai regolatori.
La ricerca offre una base di confronto utile: non misura la velocità delle autorizzazioni in astratto, ma mette in fila 19 stati. In questa classifica l’Ohio non è semplicemente lento: è ultimo nella capacità di far passare i progetti. Ogni impianto respinto è un cantiere che non aprirà, un investimento che cercherà altrove.
Vale la pena sottolineare un punto: il problema non è la disponibilità di risorse naturali. L’Ohio ha il vento e il sole di altri stati che, invece, approvano gli impianti senza particolari ostacoli. La differenza sta nel processo decisionale, non nella geografia. E questo solleva una domanda: cosa spiega un tasso di rifiuto così alto?
La politica dietro il rifiuto
La risposta non sta nella geografia, ma nelle aule del legislativo statale. Lo stato dell’Ohio ha creato JobsOhio per creare posti di lavoro utilizzando i ricavi della vendita di alcolici che appartengono ai cittadini dell’Ohio. È un meccanismo singolare: i proventi di un bene di proprietà pubblica trasformati in capitale per lo sviluppo economico, con una missione pubblica esplicita — quei soldi dovevano servire a creare occupazione nello stato.
La politica energetica, però, ha preso un’altra direzione. I procuratori federali hanno ricostruito come il politico Householder abbia orchestrato una cospirazione in cui tre utility elettriche — FirstEnergy, la ex controllata Energy Harbor e American Electric Power — gli hanno messo a disposizione un fondo da 60 milioni di dollari per aiutare a eleggere politici favorevoli alla legislatura dell’Ohio. In cambio, Householder ha contribuito a dirottare miliardi di dollari in sussidi verso quelle stesse utility.
Il contrasto è netto. Da un lato c’è un’istituzione nata con i soldi dei cittadini per creare posti di lavoro; dall’altro c’è una politica energetica che blocca i progetti eolici e solari, cioè proprio i progetti che quei posti li creerebbero. La cattura politica ha un prezzo, e comincia a vedersi sui conti e sull’occupazione.
Il conto della clean economy
Il costo non è solo reputazionale: si misura in fabbriche cancellate e opportunità perse. Secondo un’analisi di E2, North Carolina, Ohio e Georgia hanno subito alcune delle maggiori battute d’arresto manifatturiere della clean economy, con ridimensionamenti e cancellazioni di impianti della filiera dei veicoli elettrici e delle batterie. Stati che in precedenza erano emersi come poli manifatturieri dell’energia pulita, adesso vedono parte di quel vantaggio erodersi.
Non è una questione simbolica. Gli impianti eolici e solari portano con sé occupazione nella costruzione, nella manutenzione e nell’indotto; le cancellazioni nella filiera delle batterie pesano su interi distretti. Nel frattempo, l’Ohio indirizza 100 milioni di dollari a gas naturale e nucleare invece che alle rinnovabili. È la fotografia di uno stato che perde terreno nella corsa più ampia alla clean economy: mentre altri stati attirano investimenti e stabilimenti, l’Ohio sceglie di finanziare tecnologie che non producono la stessa spinta occupazionale della filiera eolica e solare.
Guardando avanti, la domanda aperta è se il prossimo ciclo di decisioni invertirà la rotta o se l’Ohio resterà un caso di studio su come non si costruisce una clean economy. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il tasso di approvazione dei progetti eolici e solari nello stato: se non scenderà, il divario con gli stati che corrono nella direzione opposta si allargherà ancora.




