La risposta alla Geely Xingyuan, che nel 2025 ha superato le 530.000 unità vendute, spinge BYD a una profonda revisione
Allungata di 425 mm, con 150 mm di passo in più e una potenza quasi raddoppiata: la nuova Seagull non è più la citycar di prima, ma un’arma ancora più affilata nella guerra dei prezzi. Secondo i documenti di omologazione depositati presso il Ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology e ripresi da Electrek il 10 luglio 2026, BYD ha registrato una versione profondamente rivista della sua elettrica più piccola. Il listino parte sempre da 69.800 yuan, circa 10.000 dollari al cambio, ma sotto la pelle è cambiato quasi tutto.
Il salto tecnico: più grande, più potente
La Seagull 2026 lanciata a maggio misurava 3.780 mm in lunghezza, 1.715 mm in larghezza e 1.540 mm in altezza, con un passo di 2.500 mm. La nuova variante depositata presso il MIIT allunga il corpo vettura a 4.205 mm, allarga l’impronta a 1.810 mm e porta l’altezza a 1.570 mm. Il passo cresce di 150 mm netti, fino a 2.650 mm. Per dare un termine di paragone: un’utilitaria del segmento B europeo come la Renault Clio misura 4.053 mm fuori tutto, con un passo di 2.583 mm. BYD sta uscendo dal segmento A per entrare con decisione nel territorio delle compatte, e lo fa senza muovere il prezzo d’ingresso.
Sotto il cofano la trasformazione è ancora più marcata. Il motore sincrono a magneti permanenti passa da 55 kW (75 CV) a 95 kW, ovvero 127 cavalli: un incremento del 73% che porta la Seagull su valori di potenza specifica paragonabili a quelli di una compatta termica a benzina. Le due opzioni di batteria restano invariate a 30,08 kWh e 38,88 kWh, con autonomie CLTC rispettivamente di 305 km e 405 km. La piattaforma resta la e-Platform 3.0 con batteria Blade, già presentata all’Auto Shanghai 2023, quando la Seagull debuttò in pre-vendita tra 78.800 e 95.800 yuan. L’architettura è la stessa, ma l’allungamento del passo suggerisce un intervento strutturale sul pianale, non una semplice ri-carrozzatura.
L’aggiornamento tecnico non riguarda solo la meccanica. BYD ha introdotto il LiDAR sui modelli entry-level, una mossa che a prima vista sembra controintuitiva per un’auto da 10.000 dollari, ma che risponde a una logica di scala: integrare il sensore su volumi elevati riduce il costo unitario del componente e alza l’asticella tecnologica per l’intero segmento. La Seagull diventa così un veicolo più spazioso, più potente e dotato di capacità di percezione avanzate, pur restando ancorata a un prezzo che in Cina la colloca ancora tra le elettriche più accessibili.
Ma perché BYD ha sentito il bisogno di rivoluzionare un modello già campione di vendite? La risposta arriva dal campo di battaglia cinese.
La mossa competitiva: riconquistare la vetta
La Seagull era stata l’auto più venduta in Cina ad agosto 2024, con 46.830 unità immatricolate in un solo mese, indipendentemente dal tipo di alimentazione. Poi è arrivata la Geely Xingyuan. Nel 2025 la compatta elettrica del gruppo Geely ha superato le 40.000 unità mensili per sette mesi consecutivi, chiudendo l’anno con oltre 530.000 esemplari cumulativi e strappando alla Seagull il primato assoluto tra tutti i modelli di autovetture. Geely stessa ha rivendicato il risultato nei suoi report ufficiali sulle vendite 2025, sottolineando come la Xingyuan, venduta all’estero con la sigla EX2, abbia battuto ogni altro modello in Cina.
BYD non poteva restare ferma. Allungando la Seagull e potenziandone il motore, l’azienda di Shenzhen risponde direttamente alla Xingyuan sul piano delle dimensioni e delle prestazioni, ma lo fa partendo da una base di costo che nessun concorrente tradizionale riesce a eguagliare. Il dato più eloquente arriva dalle classifiche di vendita globali: a maggio 2026, nessun marchio dei costruttori storici occidentali o giapponesi figurava tra i primi 20 veicoli elettrici più venduti al mondo. La guerra dei prezzi in Cina sta creando una forbice competitiva che i legacy OEM non riescono più a chiudere, e il nuovo modello Seagull non fa che allargarla.
Ma questa escalation ha un riflesso diretto oltre i confini cinesi, dove il prezzo finale riaccende una domanda scottante.
L’eco globale: a chi fa paura la Seagull 2.0
In Cina la Seagull costa 69.800 yuan, equivalenti a poco meno di 10.000 dollari. In Europa, dopo l’applicazione dei dazi, un modello BYD di fascia analoga come la Dolphin Surf arriva a costare circa 25.000 dollari, tre volte il prezzo cinese. È successo già nel giugno 2025 e la dinamica è destinata a ripetersi con la nuova Seagull allungata: un’auto che offre spazio da segmento B, 127 cavalli e autonomie reali superiori ai 250 km, a un prezzo che in Europa resta comunque inferiore a quello di qualsiasi elettrica compatta prodotta localmente.
La pressione sui costruttori europei è duplice. Da un lato c’è il prezzo assoluto: 25.000 dollari sono meno di quanto costi oggi una Renault 5 elettrica o una Volkswagen ID.2 di prossima introduzione. Dall’altro c’è il contenuto tecnologico: batteria Blade con chimica LFP, architettura a 800 volt sulla nuova piattaforma, sensori LiDAR su un’entry-level. Non è solo una questione di costo d’acquisto, ma di rapporto tra prezzo e dotazione, che in Europa resta sfavorevole ai produttori locali anche dopo l’applicazione delle barriere tariffarie.
I costruttori europei hanno risposto con le loro compatte elettriche, ma il divario nei costi di produzione resta strutturale. La nuova Seagull, con il suo passo allungato e la potenza quasi raddoppiata, non è più solo un’elettrica low-cost: è il banco di prova per la sopravvivenza dell’industria automobilistica occidentale. Quando un’auto da 10.000 dollari in Cina può essere venduta a 25.000 in Europa e risultare comunque competitiva, il problema non sono i dazi, ma il costo industriale di partenza. Ed è su quel terreno che BYD sta imponendo le nuove regole del gioco.




