Il biodigestore del Minnesota promette 200.000 mmBtu di gas rinnovabile, ma l’anaerobica costa fino a tre volte il compostaggio
A mesi di distanza dall’annuncio di aprile, il numero che conta non sono i 200.000 mmBtu di gas naturale rinnovabile promessi dall’impianto Dem-Con HZI in Minnesota: è il costo che l’annuncio non esplicita. L’anaerobica digestione può arrivare a costare tre volte il compostaggio, secondo Bill Keegan, come emerge dalla ricostruzione di Waste Dive sul progetto. Non è un dettaglio: è il dato che cambia il modo di leggere l’intera operazione.
Il costo triplo che nessuno mette in evidenza
Il progetto porta il nome di Dem-Con HZI BioEnergy, un’iniziativa che coinvolge la società di gestione rifiuti Dem-Con e il gruppo Kanadevia Inova. Sorgerà a Scott County e prevede due digestori anaerobici che, secondo l’agenzia statale per il controllo dell’inquinamento, tratteranno fino a 75.419 tonnellate all’anno di materiali organici — residui di giardino, scarti alimentari e altri rifiuti — per trasformarli in gas naturale e biochar.
Le promesse di produzione sono state presentate ad aprile: circa 200.000 mmBtu di gas naturale rinnovabile all’anno e intorno a 7.000 tonnellate di biochar, una cifra che nelle comunicazioni della stessa Kanadevia Inova sale a circa 8.000. Sul gas, gli accordi di offtake sono già firmati: CenterPoint Energy e Xcel Energy hanno aderito grazie al Natural Gas Innovation Act del Minnesota, la legge statale che consente alle utility di sottoscrivere contratti di fornitura distanti dai combustibili fossili.
Ma è l’equazione economica a fare da spartiacque. Bill Keegan spiega che, in un mercato in cui l’anaerobica digestione può costare tre volte tanto quanto il compostaggio, le due tecnologie si completano più che competere, perché servono necessità differenti. Tradotto: il compostaggio resta l’opzione più economica, ma non copre tutti i flussi di organico che lo Stato vuole intercettare. Da qui la decisione di investire in una tecnologia più costosa.
45% fermo, 75% promesso: il paradosso del riciclaggio
Per capire perché si investe in un impianto con un costo di processo fino a tre volte quello del compostaggio, bisogna guardare al quadro normativo. I tassi di riciclaggio del Minnesota sono fermi da anni intorno al 45 per cento, ben lontani dall’obiettivo statale del 75 per cento entro il 2030, come riportava già nel 2023 la ricostruzione di MPR News sul problema dei rifiuti nell’area. Alcune contee stanno persino registrando un calo dei tassi di riciclaggio.
L’obiettivo del 75 per cento non è una novità dell’ultima legislatura: il legislatore del Minnesota lo ha fissato nel 2014 per le contee dell’area metropolitana, prendendo come misura il totale dei rifiuti solidi generati in peso; per le altre contee il requisito è del 35 per cento. Lo stesso intervento, ricostruito dall’auditor statale, ha aumentato gli obblighi di riciclaggio per gli impianti sportivi e alcuni edifici commerciali, e ha messo l’accento sulla raccolta di materiale compostabile.
È da questo intreccio che nasce il paradosso: per avvicinarsi al 75 per cento serve capacità di trattamento dell’organico, e l’anaerobica digestione diventa una leva quasi obbligata anche se costa di più. Non è una questione di preferenza tecnologica, ma di pressione normativa.
Cosa resta dopo il gas: 6.147 auto in meno e un mercato dominato dalle discariche
Se i costi sono alti, bisogna chiedersi cosa resti in cambio. Sul fronte delle emissioni, il beneficio atteso è concreto: secondo i dati pubblicati da Dem-Con, la riduzione delle emissioni dell’impianto equivale a togliere dalla strada 6.147 veicoli all’anno. Il biochar, tra le 7.000 e le 8.000 tonnellate annue a seconda delle fonti, è un materiale vendibile che può anche generare crediti ambientali.
Ma il beneficio va letto accanto alla concorrenza. Nel panorama statunitense del biogas, il ruolo dominante non è della digestione anaerobica: i 598 sistemi di cattura del gas da discarica forniscono circa tre quarti di tutto il biogas catturato nel Paese, secondo i dati dell’American Biogas Council. È un confronto scomodo: da un lato un impianto nuovo che promette 200.000 mmBtu a un costo di processo fino a tre volte il compostaggio, dall’altro un mercato in cui la cattura da discarica copre già i tre quarti del biogas disponibile.
Non è una gara persa in partenza: le utility hanno firmato accordi di offtake, la produzione di biochar genera una seconda linea di ricavi, e la domanda di gas rinnovabile da fonti non fossili cresce. Ma il margine di questa scommessa dipende da quanto il contesto normativo del Minnesota continuerà a spingere verso la gestione dell’organico.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non sono i 200.000 mmBtu annunciati ad aprile, né le 6.147 auto virtualmente tolte dalla strada. È se il costo triplo dell’anaerobica digestione riuscirà a trovare spazio in un mercato dove le discariche forniscono già tre quarti del biogas catturato.




