L’espansione da 440 ettari raddoppia la capacità produttiva del sito, ma il solare copre solo un quarto del fabbisogno energetico

Lo scorso 13 luglio Mercedes-Benz ha celebrato l’espansione dello stabilimento di Kecskemét, in Ungheria, con un investimento da circa un miliardo di euro. A documentare la scala dell’operazione è Electrek: il sito è più che raddoppiato, passando da 200 a 440 ettari, e ora dà lavoro a più di 5.000 persone. Da quelle linee uscirà la Classe C elettrica. È una mossa pensata per sfidare Tesla in un segmento che il costruttore americano presidia da anni, ma i dati su energia e concorrenza suggeriscono che la dimensione dell’impianto è solo una parte della storia.

Un miliardo per il gigante ungherese

I numeri raccontano una storia di scala. L’espansione da un miliardo di euro ha aggiunto nuovi reparti produttivi, un impianto di assemblaggio batterie, una seconda pressa e una nuova officina di verniciatura. Il raddoppio a 440 ettari ne fa il più grande stabilimento Mercedes in Europa, secondo Electrive, e il più grande impianto del gruppo in Ungheria, come sintetizza Automotive World. Electrive sottolinea anche un passaggio rilevante: Kecskemét è il primo sito Mercedes a produrre un modello del segmento Core in versione completamente elettrica, appunto la Classe C elettrica.

Mercedes insiste sulla componente ambientale dell’investimento. Un nuovo impianto solare da 27,4 MW, insieme ai pannelli sul tetto, porta la capacità solare totale a 42,3 MW. Secondo l’azienda, questo basterà a coprire circa il 25% del fabbisogno elettrico annuo dello stabilimento. La nuova officina di verniciatura, ancora secondo Mercedes, consuma circa il 20% in meno di energia rispetto alla struttura precedente e riduce le emissioni di CO2 di circa l’80%. Sono cifre utili, ma evidenziano anche un limite: il restante 75% dell’energia arriva da fuori, e su quella quota la fabbrica non ha controllo diretto. Il comunicato, peraltro, non entra nel merito del mix con cui viene prodotta la parte restante.

La resa dei conti con Tesla e BMW

Se Kecskemét è il palcoscenico, gli spettatori sono Tesla e BMW. La Tesla Model 3, come nota WardsAuto, ha dominato a lungo il segmento delle berline elettriche premium: è esattamente il territorio in cui la Classe C elettrica vuole entrare. Mercedes risponde con un impianto più grande e una produzione localizzata in Europa, ma il ritardo accumulato non si annulla con i metri quadrati.

BMW procede su binari paralleli. Dal 2027, come indicato da BMW, lo stabilimento di Monaco produrrà esclusivamente veicoli completamente elettrici; a Debrecen, sempre in Ungheria, viene già costruita la iX3. La partita, insomma, non è solo contro Tesla, ma contro una concorrenza tedesca che ha deciso di elettrificare anche i propri siti storici.

Il paradosso dell’energia e la domanda che resta

Dietro i numeri di potenza e di mercato c’è una contraddizione non risolta. Mercedes presenta Kecskemét come un investimento a basse emissioni, ma il sole copre solo un quarto del fabbisogno annuo: i 42,3 MW di capacità solare equivalgono a circa il 25% dell’elettricità consumata. Il resto dipende dalla rete locale, e i documenti diffusi non dicono quanto di quell’energia sia davvero a basse emissioni. È il classico caso in cui l’annuncio industriale corre più veloce della transizione delle infrastrutture.

La prudenza si ritrova anche negli obiettivi commerciali. Già nel febbraio 2024, come riportato da Ars Technica, Mercedes ha indicato che i veicoli elettrificati — ibridi compresi, non solo elettrici puri — dovrebbero rappresentare la metà delle vendite totali nella seconda metà del decennio. Non è un traguardo da pionieri, ma una soglia prudente. E se il mercato delle berline elettriche premium resta dominato da Tesla, la domanda che la Classe C elettrica dovrà costruirsi non è scontata.

Il gigante di Kecskemét è in piedi, con i suoi 440 ettari e i suoi 5.000 dipendenti. Ma è un gigante che dipende in gran parte da energia che non produce e da acquirenti che non ha ancora convinto. L’investimento c’è; la risposta del mercato è un’altra cosa.