L’inchiesta ha individuato 35 località sospette tra Luang Prabang e Vientiane, spesso sorvegliate da uomini armati
Video sui social media cinesi, sempre più frequenti negli ultimi anni, mostrano turisti che esibiscono acquisti di prodotti illegali in Laos e mangiano persino carne di pangolino. Non è una bravata isolata: a metà luglio, un’inchiesta di Mongabay ha identificato fino a 35 località sospette, quasi il doppio di quelle documentate dalla stessa testata nel 2025. Alla base dell’espansione c’è anche un’infrastruttura: secondo il GI-TOC, la ferrovia Cina-Laos di recente costruzione è stata un fattore importante nell’espansione del commercio illegale, perché ha reso più semplice arrivare in Laos.
La vetrina social di un mercato raddoppiato
Nel 2025, Mongabay era riuscita a verificare in modo indipendente 15 negozi di questo tipo. A luglio 2026 le località sospette erano più del doppio. Già dal 2024, questi negozi si sono moltiplicati a Luang Prabang e Vientiane: molti sono sorvegliati da uomini armati in uniforme militare, ma l’accesso è riservato ai turisti cinesi su pacchetti turistici pre-organizzati.
Il punto è che questo mercato cresce sotto gli occhi di chi sa dove guardare. I video sui social non sono girati di nascosto: sono la vetrina di un sistema che punta su una clientela precisa — i turisti cinesi in viaggio organizzato — e che nella ferrovia ha trovato un canale di accesso comodo ed economico. La domanda, a questo punto, non è se il fenomeno esista: è come possa crescere così tanto senza che i controlli riescano a contenerlo.
Dietro le porte chiuse: sequestri e rotte
Una risposta parziale arriva dai sequestri. Già nel dicembre 2025, secondo il Ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente, le autorità laotiane hanno confiscato quasi 50 chilogrammi di prodotti di animali selvatici in più località della provincia di Luang Prabang e della capitale Vientiane. Le ispezioni hanno riguardato 17 località: sei a Luang Prabang e undici a Vientiane. Il materiale sequestrato è stato conservato per i test del DNA, che servono a identificare le specie e a costruire i fascicoli.
Quei controlli dimostrano che le autorità sanno dove guardare. Ma il Laos non è solo un luogo di vendita al dettaglio: la Wildlife Conservation Society lo descrive come un hub di transito e distribuzione per il commercio illegale di specie selvatiche, per la sua posizione strategica tra Cambogia, Thailandia, Myanmar, Vietnam e Cina. In questo quadro, i negozi di Luang Prabang e Vientiane sono solo la parte visibile di un canale più lungo.
Basta mettere in fila due numeri. Da un lato i 50 chilogrammi sequestrati nelle 17 ispezioni di dicembre 2025. Dall’altro, due giorni dopo quei sequestri, le autorità thailandesi hanno arrestato due sospetti che trasportavano 169 chilogrammi di zanne d’avorio attraverso il Mekong dal Laos. Se 50 chili sequestrati convivono con 169 chili che viaggiano verso la Thailandia due giorni dopo, quanto di quel canale resta lontano dai controlli? La risposta onesta è: non lo sappiamo, ma il divario tra ciò che si sequestra e ciò che passa suggerisce che l’enforcement da solo non sta riducendo la scala del traffico.
Il modello si replica, e la scelta tocca a noi
Il Laos non è un caso isolato. Lo scorso luglio, un’indagine sotto copertura di Earth League International (operazione Sandokan) ha rilevato lo stesso schema nella vicina Cambogia: un commercio illegale di fauna selvatica fiorente, che si rivolge principalmente a cittadini cinesi. E secondo Crosta, il 90% del traffico di specie selvatiche nel Sud-est asiatico è in mani cinesi. Non si tratta di una rete locale: è un mercato regionale con una domanda precisa e un’offerta organizzata.
Davanti a un mercato che si adatta più in fretta dei controlli, l’unica leva concreta è nel consumatore. La prossima volta che un video di viaggio mostra un piatto esotico o un souvenir “speciale” in Laos, chiediti da dove viene: il prezzo non è solo nella valuta locale. Per chi parte — e per chi fa impresa nella regione — informarsi prima e rifiutare prodotti di origine animale è l’unica vera protezione.




