I rifiuti di alto valore ci sono, ma il ciclo chiuso resta confinato alle leghe mature. Lo conferma la mappatura delle catene di fornitura pubblicata lo scorso luglio da RAND Europe, secondo cui tra i fornitori Tier 1 e Tier 3 della difesa e dell’aerospazio si generano scarti di materiali critici — nichel, terre rare, grafite e litio — che finiscono in gran parte nelle mani di riciclatori e fonditori a valle, non in quelle di chi li produce. Il vero nodo, in altre parole, non è il riciclo a valle, ma la lavorazione midstream tra i livelli intermedi della catena.

Il valore che scivola a valle tra Tier 1 e Tier 3

Lo studio ha valutato le opportunità di economia circolare nella produzione midstream con ricerca desk, mappatura della catena di fornitura, valutazione della maturità tecnologica, analisi comparativa tra paesi e modellizzazione costi-benefici per nichel e terre rare. L’esito è un paradosso: i rifiuti di valore esistono e vengono generati tra i fornitori di Tier 1 e Tier 3, ma le pratiche di recupero non sono omogenee. Variano a seconda del materiale e delle aree geografiche. Gran parte del valore è attualmente catturato da riciclatori e fonditori a valle, mentre i sistemi a ciclo chiuso restano limitati al di fuori dei flussi di leghe mature.

La circolarità, nella pratica, si concentra dove i processi sono già consolidati; per i materiali critici più complessi, il ciclo si interrompe prima di restituire valore ai produttori. Chi produce gli scarti non è chi ne trattiene il valore: è questa la dispersione che la mappatura mette in evidenza.

Dalla circolarità alla sovranità: il midstream come capacità strategica

Il quadro cambia se si sposta lo sguardo dall’ambiente alla geopolitica dei materiali. Il Regno Unito può rafforzare la sicurezza dei materiali trattando il riciclaggio e la lavorazione midstream come capacità industriale strategica. Non è più soltanto gestione dei rifiuti: gli impianti e i processi che lavorano i materiali tra un fornitore e l’altro diventano nodi di sicurezza nazionale.

Sul fronte comunitario, l’Unione europea ha già mosso il quadro normativo. Nel 2024 ha adottato il Critical Raw Materials Act, che designa le materie prime strategiche per applicazioni di difesa e aerospazio. Sotto il CRMA sono stati approvati i progetti strategici selezionati il 25 marzo 2025 nell’UE e il 4 giugno 2025 al di fuori dell’UE.

Già nel febbraio 2025 il Ministero della Difesa britannico aveva pubblicato la nota concettuale Sustainable Circular Economics for Defence, nella quale dichiara l’intenzione di incorporare i principi dell’economia circolare lungo l’intera catena di fornitura per resilienza e autosufficienza. Rispetto all’approccio dell’UE, il documento britannico resta una dichiarazione di intenti. La differenza è proprio qui: l’UE ha trasformato le designazioni in progetti selezionati, mentre il Regno Unito ha individuato la posta in gioco ma deve ancora decidere come trattenere il valore nel midstream.

Cosa cambia per chi gestisce la supply chain

Per chi decide forniture, scarti e processi, il segnale è più pragmatico di quanto sembri. Una maggiore circolarità può ridurre la dipendenza dalle importazioni, trattenere valore a livello nazionale e migliorare la resilienza delle forniture. Non serve inseguire obiettivi ambientali astratti: serve controllare dove il valore dei materiali critici si ferma o sfugge. Chi controlla il midstream controlla il valore dei materiali critici.