Chi vive lungo la costa della Louisiana o del Texas si è abituato a sentire che le mangrovie stanno sparendo. Per decenni l’allarme è stato sempre lo stesso, alimentato dalle immagini dell’erosione costiera. Eppure, da qualche anno succede qualcosa di diverso: le piante avanzano invece di arretrare. La domanda non è astratta per chi possiede un pezzo di costa o lavora nelle zone umide. Già a giugno, un’analisi condotta dalla Tulane University ha provato a rispondere con i numeri: stanno sparendo o stanno tornando?

Le mangrovie stanno davvero sparendo?

Il dubbio è più che legittimo. Tra gli anni Ottanta e il 2010 le mangrovie hanno perso quasi 2.900 chilometri quadrati a livello globale, un’area che non si può ignorare. L’osservazione diretta di chi frequenta la costa non aiuta: l’erosione si vede, la ricrescita è più lenta e meno appariscente. Chi guarda le immagini della costa che arretra si fa quasi automaticamente la stessa domanda. Ma se le mangrovie sono ancora lì, anzi si stanno riprendendo,
cosa dicono davvero i numeri?

Il punto di svolta nei dati

Basta guardare le serie temporali per accorgersi che qualcosa è cambiato. Nel 2023 le aree di mangrovie si erano riprese: il declino netto sull’intero periodo di quattro decenni è rimasto attorno all’1 per cento. Praticamente piatto. E non è un caso isolato.

Già dai primi anni Duemila una ricerca pubblicata sulla rivista Science aveva mostrato che il tasso di perdita delle mangrovie stava rallentando, e che una larga parte della perdita era stata compensata dalla rigenerazione e dall’espansione di nuove mangrovie, in particolare negli estuari fluviali e lungo le coste in accrescimento. I numeri della prima valutazione globale ad alta risoluzione sui fattori delle perdite dal 2000 al 2016 mostrano una riduzione del 73 per cento dal 2000, soprattutto grazie al calo della conversione in acquacoltura, agricoltura e insediamenti. In altre parole, per la prima volta si è guardato alle cause delle perdite, non solo alla loro estensione.

La notizia migliore viene dalle aree che già oggi interessano il Golfo del Messico. Nel Mississippi River Delta le aree di mangrovie sono leggermente diminuite dagli anni Ottanta fino alla fine degli anni Novanta, poi hanno iniziato a crescere, con un’espansione più marcata dopo il 2012. In Texas le mangrovie si sono espanse nei decenni recenti ma hanno subito un forte declino nel 2021 a causa di un evento di gelo estremo. Insomma, la tendenza di fondo non è la scomparsa: è un avanzamento con battute d’arresto.

Zhen Zhang, ricercatore post-dottorale alla Tulane e primo autore dello studio, lo dice in modo esplicito: “Dopo decenni di perdita, stiamo finalmente vedendo un punto di svolta globale per le mangrovie“. Per Zhang questo mette in luce la loro resilienza e il potenziale come soluzione basata sulla natura per la mitigazione climatica e la protezione costiera.

Cosa cambia per chi vive sul Golfo

Non è solo una questione accademica. Le temperature in aumento stanno spingendo le mangrovie verso nord in Louisiana, dove le loro radici possono proteggere le zone umide soggette a erosione. I ricercatori della LSU stanno studiando come le piante stanno rimodellando la costa dello stato. Per chi possiede terreni costieri o lavora nelle zone umide, la presenza di mangrovie può tradursi in una protezione concreta contro l’erosione, senza dover ricorrere solo a strutture artificiali. Non è un dettaglio: per chi gestisce un tratto di costa, capire come e dove le piante si stanno spostando è il primo passo prima di qualsiasi intervento.

Serve però una dose di prudenza. Già nel 2025 era stato pubblicato un commento su una ricerca comparsa su Geophysical Research Letters (Ju, Fu, Lyne et al.) che segnalava errori significativi nell’analisi compiuta dagli autori. Non è un dettaglio da addetti ai lavori: quando si parla di declino globale delle mangrovie e di stoccaggio di carbonio, una proiezione affrettata o un’analisi imprecisa può portare a decisioni sbagliate sulla costa. Per chi deve decidere se investire nella protezione costiera, la lezione è chiara: non tutte le proiezioni sono uguali, e distinguere quelle robuste da quelle affrettate è il primo criterio.

Le mangrovie non sono condannate a sparire: stanno cambiando posizione e offrono una protezione concreta. Ma la cautela scientifica resta l’atteggiamento giusto per chi deve decidere sulla costa. Osservare le serie temporali, e non una singola immagine, fa la differenza.