FAO e Malawi reintroducono colture resistenti alla siccità, dopo anni di sussidi al mais.

Ricercatori governativi, rappresentanti del settore privato e leader comunitari si sono ritrovati attorno a due colture rimaste per decenni ai margini: il sorgo e il cowpea, il fagiolo dall’occhio.

Un campo pieno di semi dimenticati

Alla fiera, gli esperti governativi hanno valutato 24 varietà di cowpea e 30 varietà di sorgo, in condizioni sia irrigue che asciutte. I semi provenivano dalle comunità rurali e dalla banca genetica nazionale: l’obiettivo era raccogliere dati su quali varietà resistano meglio alla siccità. Non si tratta di un campionario folkloristico, ma di una selezione mirata per capire cosa conviene seminare dove l’acqua scarseggia.

La fiera è stata presentata dagli organizzatori come una proposta economica tanto quanto agricola. Dietro c’è un progetto pilota chiamato AWSAMe — Addressing Water Scarcity in Agriculture and the Environment — guidato dalla FAO insieme al Ministero dell’Agricoltura del Malawi. L’iniziativa è partita con una formazione per 20 ricercatori governativi e funzionari di divulgazione, per rafforzare le loro competenze nella raccolta e nell’analisi dei dati agricoli e nelle tecniche di gestione idrica per lo screening della siccità.

Ma perché sorgo e cowpea erano quasi scomparsi? La risposta non sta nei semi, ma in decenni di politiche pubbliche.

La monocultura che ha affamato la diversità

Dalla metà degli anni Duemila, i programmi di sussidio per gli input hanno migliorato l’accesso dei piccoli agricoltori a semi di mais ibrido e fertilizzanti, rafforzando quella deriva. Il paradosso è che il mais, presentato come la risposta facile, è anche la coltura più esposta alle annate secche: esattamente le condizioni in cui il sorgo, storicamente, teneva.

E il sistema di supporto agli input in Malawi, prima del 2023, non era mirato ed era focalizzato esclusivamente sul fertilizzante azotato per la produzione di mais. In altre parole, per anni lo Stato ha investito risorse pubbliche per spingere una sola coltura, lasciando che le alternative sparissero dai campi.

Se il mais è stato la risposta facile, il costo è stato la diversità. Resta da capire se e come si può invertire la rotta.

Dal seme al reddito: cosa cambia per le famiglie

La fiera non è solo nostalgia: i numeri raccontano un’alternativa concreta. Già nel novembre 2025, AWSAMe aveva mostrato i modi in cui sostiene la generazione di reddito, la creazione di posti di lavoro e il miglioramento dei mezzi di sussistenza, con particolare attenzione all’empowerment di donne e giovani. Si parla di sviluppo di filiere locali e di nuovi prodotti.

Per un piccolo agricoltore malawiano, coltivare cowpea o sorgo non è un atto nostalgico: è una possibilità di reddito che non dipende interamente dal sussidio per il fertilizzante. E per chi vive in aree a bassa piovosità, è anche una forma di assicurazione contro le annate difficili. Il prossimo passo, però, non è solo agricolo ma organizzativo: trasformare i semi riscoperti in reddito stabile richiede mercati, trasformazione e filiere che oggi sono solo all’inizio.

Per chi guarda alla sicurezza alimentare non come a un tema astratto, Chikwawa indica una direzione: la diversità non è un lusso, ma una polizza contro la crisi. E la prossima volta che scegli cosa mettere nel piatto, vale la pena chiedersi da dove viene quel seme.