Centoquaranta milioni di detriti orbitano attorno alla Terra e i rientri satellitari potrebbero modificare il clima entro il 2040

La prossima volta che cammini sulla battigia, pensa che l’acqua che ti sfiora i piedi è ossigenata da una forza che arriva da lontano: la gravità della Luna muove le maree, trasporta nutrienti e sostiene alcune delle aree più ricche di biodiversità del pianeta, come la Grande Barriera Corallina. Ora alza lo sguardo: nello stesso cielo, secondo l’UNEP, circa 140 milioni di detriti spaziali più grandi di un millimetro orbitano attorno alla Terra. La maggior parte è troppo piccola per essere tracciata, ma quando satelliti o stadi di razzi si scontrano si frantumano in migliaia di frammenti che viaggiano a circa 28.000 chilometri orari.

Il collegamento tra la spiaggia e l’orbita non è una metafora: è lo stesso sistema fisico. E l’attività lassù sta crescendo. Nel 2025 la missione Artemis II della NASA ha inviato quattro astronauti in un viaggio di dieci giorni attorno alla Luna, all’interno di un programma che punta a stabilire una presenza umana di lungo periodo sulla superficie lunare entro gli anni Trenta. È il segnale di una fase nuova: non più solo esplorazione, ma occupazione.

Il vuoto non è vuoto: l’atmosfera come discarica

Il problema non è soltanto l’affollamento dell’orbita. È che lo spazio, per come lo stiamo usando, sta diventando una discarica anche per l’atmosfera terrestre. A luglio, un articolo delle Nazioni Unite ricordava che il concetto di sostenibilità spaziale chiede alle attività oltre la Terra di preservare l’ambiente spaziale per le generazioni future. E le basi giuridiche non mancano: già il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, all’articolo IX, obbliga gli Stati a evitare la contaminazione dannosa dello spazio e i cambiamenti avversi all’ambiente terrestre derivanti dall’introduzione di materia extraterrestre, adottando misure appropriate dove necessario. È lo stesso strumento che un articolo dell’UNEP cita come base dei principi essenziali per l’esplorazione e l’uso responsabile dello spazio, che obbligano gli Stati a evitare contaminazioni dannose.

Sulla carta, quindi, il principio è chiaro da quasi sessant’anni. Nella pratica, però, la realtà fisica corre più veloce delle norme. Secondo l’UNEP, i satelliti dismessi che bruciano al rientro rilasciano alluminio, litio e rame nell’alta atmosfera. Non sono tracce trascurabili: uno studio del CIRES, il Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences, stima che entro il 2040 l’allumina prodotta dal rientro dei satelliti potrebbe essere sufficiente a modificare i venti e le temperature ai poli e a influenzare il clima terrestre in modi che gli scienziati non comprendono ancora del tutto.

Detto in termini semplici: ogni satellite che termina la sua vita utile e rientra non sparisce. Lascia qualcosa nell’alta atmosfera, e la somma di tutti questi rientri — con le migliaia di satelliti già in orbita e le nuove costellazioni in arrivo — potrebbe avere effetti non voluti proprio su quegli equilibri climatici che sulla Terra cerchiamo di proteggere.

La corsa alla Luna e il conto da pagare

Sul fronte competitivo, la Cina prevede di inviare una missione con equipaggio sulla Luna prima della fine del decennio e di stabilire una base lunare permanente entro il 2035, come riporta un’analisi sulla nuova corsa allo spazio. Il contrasto è evidente: da un lato l’obbligo, scritto nel 1967, di evitare contaminazioni e alterazioni ambientali; dall’altro piani di espansione che aggiungeranno lanci, rientri e detriti.

Non si tratta di scegliere tra spazio e ambiente, ma di chiedersi quali regole valgono quando un’azienda o uno Stato mettono in orbita centinaia di satelliti o preparano una base lunare. Il costo non è solo quello del lancio: è anche quello di un’atmosfera che, strato dopo strato, assorbe metalli e allumina. E a differenza di una spiaggia, l’alta atmosfera non si ripulisce da sola in tempi brevi.

Nei prossimi anni, quando leggerai di nuove missioni lunari o di nuove costellazioni satellitari, chiediti non solo cosa porteranno sulla Luna, ma cosa lasceranno nella nostra atmosfera: il clima che conosciamo potrebbe dipendere da queste scelte.