Il trasferimento alla Lake Conservation and Management Authority segna il passaggio dal volontariato alla gestione pubblica del bacino

Un bambino torna da scuola, passa davanti al lago Gilsar e nota una cosa: l’acqua non puzza più. Non è una sensazione passeggera. Da cento giorni, camion carichi di fango e rifiuti escono dall’argine. In classe, il preside Manzoor Ahmad Wangnoo parla di ambiente da sempre — gestisce una scuola con circa 2.200 studenti, e l’ambiente lo insegnano fin dal primo giorno. Quel bambino è uno dei suoi studenti, e la puzza che non sente più è il risultato di qualcosa che Wangnoo ha contribuito a mettere in moto cinque anni fa. Ma quella puzza che non c’è più racconta una storia molto più ampia.

Il cimitero dei laghi

Dietro il gesto quotidiano di passare davanti a un lago che non puzza, c’è un arretramento che dura da decenni. Lo scorso aprile, il rapporto del controllore dei conti indiano (CAG) ha messo nero su bianco una cifra che fa impressione: secondo il CAG, su 697 laghi registrati nel Jammu e Kashmir nel 1967, 315 sono scomparsi del tutto. Quasi la metà. Non si sono ridotti: sono proprio spariti, inghiottiti da scarichi, cemento abusivo e urbanizzazione senza regole.

Per chi vive a Srinagar, il dato non è astratto. Prendi il lago Wular, uno dei più grandi d’Asia: oggi si è ridotto a circa 80 chilometri quadrati, con meno di 30 chilometri quadrati di acqua aperta. È come se un intero quartiere della città fosse stato cancellato dalla mappa, ma al posto delle case c’è fango, canneti e acqua bassa. Episodi come quello di Gilsar e Khushalsar, dove i camion portano via il fango invece di scaricarlo dentro, sono l’eccezione. La regola, per decenni, è stata il contrario.

A febbraio 2021, Wangnoo e la Nigeen Lake Conservation Organisation (NLCO) avevano lanciato Mission Ehsaas, un’iniziativa per ripulire il sistema di zone umide Khushalsar-Gilsar. In cento giorni sono stati rimossi quasi 1.000 camion carichi di rifiuti e fango. Non era un intervento simbolico: era un cantiere vero, fatto da volontari, con pale, camion e un’idea testarda — che se ripulisci un lago, la gente ricomincia a guardarlo. E a pretenderlo pulito.

Poi, a marzo 2025, è successa una cosa che con il volontariato c’entra fino a un certo punto: il governo del Jammu e Kashmir ha ufficialmente trasferito la gestione dei laghi Gilsar e Khushalsar alla Lake Conservation and Management Authority, la LCMA. In pratica, lo Stato ha preso in carico quello che un gruppo di cittadini aveva iniziato quattro anni prima. Non è un dettaglio burocratico: è il momento in cui la cura dal basso costringe le istituzioni a sedersi al tavolo. Ora che la gestione passa alla LCMA, cosa può aspettarsi la gente che abita intorno al lago?

E adesso?

Dai numeri del rapporto CAG all’annuncio di marzo 2025 il salto è istituzionale, ma la domanda resta umana: chi si occupa del lago domani mattina? La risposta, per ora, è duplice. Da una parte c’è la LCMA, che ha strumenti e personale per fare manutenzione ordinaria, raccogliere i rifiuti, tenere sotto controllo gli scarichi. Dall’altra resta la NLCO, che ha già detto chiaramente: sosteniamo la LCMA e continueremo a dare ogni supporto possibile per il restauro di Gilsar e Khushalsar. Non è una ritirata, è un passaggio di testimone. Il volontariato non sparisce, ma smette di essere l’unica diga contro il degrado.

Per chi abita a Srinagar, la differenza è concreta. Quando la gestione è solo volontaria, il destino di un lago dipende dalla buona volontà di pochi. Quando entra in gioco un’autorità pubblica, c’è un bilancio, un ufficio a cui telefonare, un responsabile. Non è garanzia di efficienza — chiunque abbia avuto a che fare con la burocrazia indiana lo sa — ma è un cambio di marcia. La pulizia dei laghi può diventare un servizio stabile, non un’emergenza perpetua.

Wangnoo, in fondo, questo lo sapeva già quando ha cominciato. Non ha mai pensato che la soluzione fosse tenersi il problema in casa. Ha pensato che se mostri che si può fare, qualcuno prima o poi si sentirà obbligato a intervenire. A giudicare dai camion che hanno svuotato Gilsar e dal passaggio alla LCMA, aveva ragione. Senza retorica, resta l’immagine di un lago che piano piano riprende fiato. E di un bambino che, tornando da scuola, si accorge che qualcosa è cambiato.

Il passaggio alla LCMA non è un punto di arrivo, ma un cambio di marcia. Per chi abita a Srinagar, la pulizia dei laghi non è più solo volontariato: può diventare un servizio stabile, se l’attenzione resta alta. I numeri del CAG dicono che i laghi scomparsi sono 315. Quelli rimasti sono 382. Non tutti avranno la fortuna di Gilsar. Ma qualcuno ha smesso di puzzare, e non è poco.