Il tasso calcolato al netto di terre e rocce supera il target del 70% fissato dalla direttiva europea del 2008
Il 52,5% dei rifiuti speciali italiani nasce da cantieri e demolizioni: 90,4 milioni di tonnellate di macerie che, secondo i dati 2024 diffusi a luglio 2026 da ISPRA, hanno raggiunto un tasso di riciclo dell’82,4%. Un numero che non ti aspetti, soprattutto se guardi al resto d’Europa.
In totale, nel 2024 sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 177,5 milioni non pericolosi. La produzione resta fortemente concentrata: la sola Lombardia ne genera 36,4 milioni di tonnellate, il 21,2% del dato italiano. Ma il punto non è quanto si produce, è quanto si riesce a recuperare.
La montagna di macerie che l’Italia ricicla meglio dell’Europa
Il dato dell’82,4% è calcolato al netto delle terre e rocce e dei fanghi di dragaggio. Supera ampiamente il target europeo del 70%, fissato per il 2020 dalla Direttiva 2008/98/CE.
Già nel 2023, come riporta l’indicatore ISPRA dedicato, il tasso di recupero e riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione si attestava all’81%, al di sopra dello stesso obiettivo. Il primato, insomma, non è un punto isolato del 2024: arriva da un percorso che si consolida.
Cosa c’è dietro il primato del riciclo
La risposta non sta solo nelle regole, ma in un mercato che ha imparato a riusare le macerie. Nel 2023 si è raggiunto un dato record nel recupero: il 73% dei rifiuti speciali, pari a 130 milioni di tonnellate, ha acquistato una nuova vita, secondo il Rapporto ISPRA 2025. Di questi, oltre 80 milioni di tonnellate sono rifiuti da costruzione e demolizione, destinati prevalentemente a sottofondi stradali e rilevati.
È qui che si capisce il meccanismo: le macerie non spariscono, cambiano funzione. Il settore delle costruzioni e demolizioni è il principale motore della produzione di rifiuti speciali in Italia, ma è anche quello in cui il recupero materiale ha trovato sbocchi concreti. La concentrazione territoriale aiuta a leggere il fenomeno: la Lombardia da sola produce più di un quinto dei rifiuti speciali nazionali, e questo spiega perché parte della capacità di recupero si trovi nel Nord.
Resta però un interrogativo: se l’Italia è avanti sulle macerie, perché l’Europa nel complesso non decolla?
Il numero da tenere d’occhio non è quello che credi
Eppure, guardando fuori dai confini, il quadro cambia. I rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano il più grande flusso di rifiuti dell’UE, circa un terzo di tutti i rifiuti comunitari. Lo scorso 31 dicembre 2025 è scaduto il termine entro cui gli Stati membri dovevano portare al 70% in peso il riciclaggio e il recupero dei materiali dei rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, come stabilito dalla direttiva quadro sui rifiuti, ricorda l’associazione europea delle demolizioni.
Ma il numero che conta davvero per capire se l’Europa sta cambiando passo è un altro: il tasso di riciclaggio complessivo, calcolato escludendo i principali rifiuti minerali. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2022 quel tasso era del 44,3%. E il riciclaggio complessivo resta stagnante al di sotto del 50%, con la maggior parte dei rifiuti ancora smaltita in discarica o incenerita.
In un confronto europeo circolato lo scorso novembre, Belgio e Italia hanno registrato tassi elevati di economia circolare, pari rispettivamente al 22,7% e al 21,3%. Non basta, però, a cambiare la media dell’Unione. Il primato italiano sulle macerie è solido, ma il prossimo indicatore da osservare è quel 44,3% di riciclo UE al netto dei minerali: se quel numero non si muove, la leadership italiana rischia di restare un’eccezione locale.




