Il prezzo all’ingrosso italiano è di 116 €/MWh contro i 65 della Spagna, mentre 1.781 progetti rinnovabili attendono l’autorizzazione

Nel 2025 i data center hanno consumato circa 448 TWh di elettricità: se fossero una nazione, si collocherebbero all’undicesimo posto nel consumo mondiale. Lo ricorda l’inchiesta QualEnergia su clima e indipendenza, pubblicata lo scorso agosto. Intanto, il prezzo medio dell’energia all’ingrosso in Italia è di 116 €/MWh, contro i 65 €/MWh della Spagna: un divario del 44 per cento che poi ritroviamo in bolletta. Non è il meteo. Sono scelte infrastrutturali.

Il Paese invisibile nella tua bolletta

La domanda non è astratta. Secondo i dati dell’IEA, il consumo globale dei data center passerà dai 415 TWh del 2024 ai circa 950 TWh del 2030, arrivando a pesare per il 3% sull’intera domanda elettrica mondiale. La Spagna, negli ultimi sette anni, ha installato oltre 50 GW di fotovoltaico ed eolico tra il 2019 e il 2024, con aste regolari e processi autorizzativi semplificati. Il risultato è un prezzo medio dell’energia all’ingrosso di 65 €/MWh in Spagna contro i 116 €/MWh dell’Italia: un divario del 44 per cento.

La bolletta non è un prodotto astratto: quando il prezzo all’ingrosso è più alto, famiglie e imprese pagano di più ogni mese. Se la domanda dei data center raddoppia, senza nuova offerta rinnovabile il problema si allarga. La risposta ufficiale a questa tensione ha un nome e un cantiere: andiamo a vederlo.

Il cantiere che arriva nel 2039 (se va bene)

La promessa nucleare britannica si chiama Sizewell C. Secondo il National Audit Office, la centrale ha un costo stimato di base di 38,2 miliardi di sterline e il completamento dei lavori è previsto per l’estate 2039. Una volta completata, potrebbe alimentare l’equivalente di 6 milioni di case del Regno Unito per 60 anni. Ma i numeri del NAO raccontano un’altra verità: nel report di maggio 2026, l’organismo stima tempi complessivi tra 18 e 23 anni e costi dell’elettricità compresi tra 152 e 178 £/MWh, pari a circa 177-208 €/MWh. In pratica, l’energia di Sizewell C costerebbe quasi il doppio di quella che oggi gli spagnoli pagano all’ingrosso.

Il paradosso non è solo britannico. Nel 2024 lo strike price di Hinkley Point C era di 92,50 £/MWh, oltre il 40% in più dell’eolico onshore (64 £/MWh) e il 27% in più dell’eolico offshore (73 £/MWh), secondo i dati del governo scozzese. In altre parole, il Regno Unito aspetta il 2039 per avere elettricità più cara, mentre le rinnovabili sono già competitive e si installano molto più rapidamente. Allora perché l’Italia, con un divario del 44% sulla Spagna, non sblocca ciò che ha già in attesa?

Mille progetti fermi e cosa puoi aspettarti

La risposta italiana sta in un dossier che cresce: secondo Scacco Matto alle Rinnovabili 2026, in Italia ci sono 1.781 progetti in attesa di autorizzazione, con oltre due terzi bloccati in fase di istruttoria tecnica presso la sola Commissione PNRR-PNIEC. Non sono slide: sono impianti già progettati, che potrebbero produrre energia molto prima del 2039. Il blocco paralizza investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 e tiene il prezzo all’ingrosso italiano più alto di quello spagnolo.

Nel frattempo, la domanda digitale non rallenta. Uno studio scientifico stima che l’impronta di carbonio dei soli sistemi di IA possa raggiungere tra 32,6 e 79,7 milioni di tonnellate di CO2 nel 2025, con un’impronta idrica compresa tra 312,5 e 764,6 miliardi di litri. La ricerca rende concreto il costo ambientale di ogni server in più. E riporta al punto: la strada più veloce per pagare meno e inquinare meno è già tracciata. Resta da capire chi ha il coraggio di percorrerla.

La prossima bolletta non è un destino: è il risultato di autorizzazioni bloccate e di una scelta sbagliata tra un cantiere che arriverà nel 2039 e impianti già in attesa. Pagare meno e inquinare meno non richiede miracoli: richiede sbloccare ciò che è già in attesa.