Incendi: in Gironda 12 mila sfollati, in Italia bruciati 36.600 ettari
Il fuoco anticipa: +80% a metà estate
Il 22 luglio scorso l’Italia aveva già bruciato 36.600 ettari di territorio, circa l’80% in più rispetto alla media 2006-2025 di 20.329 ettari dello stesso periodo, secondo l’Effis, lo European Forest Fire Information System. Non un anno eccezionale: l’anticipo di una stagione che non segue più il calendario. Il dato italiano non è isolato: nell’Unione europea, al 15 luglio scorso, gli ettari bruciati erano già 167.326, un’estensione superiore alla media del periodo 2006-2025. E il 22 luglio scorso, secondo Le Monde, un maxi-incendio in Gironda aveva distrutto oltre 2 mila ettari di territorio e costretto all’evacuazione oltre 12 mila persone.
Per Greenpeace Italia, la stagione dei roghi sta diventando più lunga e anticipata a causa del riscaldamento globale. Non è una previsione astratta: è la chiave per leggere una stagione che, già a metà estate, aveva superato la media storica su scala continentale.
50 milioni in fumo (e il condizionatore come complice)
Dagli ettari agli euro: una prima stima, ancora in aggiornamento, quantifica in circa 50 milioni di euro i danni provocati dagli incendi in otto province siciliane. La situazione più critica si registra nel Palermitano, dove i danni ammontano a circa 38 milioni di euro. La cifra va presa per quello che è: un conteggio parziale, più utile a misurare la scala del problema che a stabilire un bilancio definitivo.
In quegli stessi giorni, i blackout a raffica hanno lasciato senza corrente elettrica per molte ore migliaia di famiglie e imprese in tutta l’isola. Secondo Enel, si tratta di un effetto delle alte temperature combinato con i consumi record per i condizionatori. Il paradosso è immediato: mentre il fuoco consuma vaste aree, la domanda di raffrescamento manda in crisi la rete che servirebbe a gestire l’emergenza. I due fenomeni non sono collegati da un nesso meccanico diretto, ma condividono la stessa origine: temperature fuori scala prolungate.
Una stagione che non finisce: il paradosso di una risposta al limite
Se il conto a luglio è già di 50 milioni di euro, il problema non è più l’estate ma l’allungamento strutturale delle stagioni di incendio. Per il bioma mediterraneo, le stagioni degli incendi potrebbero iniziare più di un mese prima ed estendersi in totale di diverse settimane entro la fine del secolo. La quota di territorio interessata da condizioni meteo di incendio classificate come molto elevate o estreme è destinata ad aumentare in modo sostanziale, soprattutto nelle aree forestali e nei boschi misti-praterie.
A inizio agosto, un funzionario della Commissione europea ha dichiarato che gli incendi superano la capacità di risposta: «These fires are out of capacity». Per la stagione degli incendi boschivi del 2026, l’UE ha messo in standby una flotta e squadre rescEU dedicate per intervenire rapidamente dove sono più necessarie. Ma se l’anticipo e l’estensione della stagione sono già nei modelli, resta la domanda: basterà quando l’anticipo diventerà la normalità?
Il trend dice che non si torna indietro: l’anticipo di un mese e l’estensione di settimane sono già nei modelli. Il numero da osservare non è l’80% di luglio,
ma quanto si avvicinerà a fine anno.




