La guerra in Iran ha tagliato il 20% dell’offerta globale, spingendo il prezzo della benzina oltre i 4 dollari al

Hai presente quei momenti al distributore in cui fissi il display e provi a capire se il conto della spesa settimanale va rifatto? Da qualche mese, in Italia lo vediamo con il diesel oltre 1,90 euro, ma chi viaggia o ha parenti dall’altra parte dell’Atlantico racconta di una svolta ancora più netta: negli Stati Uniti fare il pieno è tornato a costare caro, e per una volta non c’entrano solo le solite speculazioni. C’entra una data precisa, che ha smosso il mercato globale molto più di qualunque annuncio governativo.

La scintilla che ha cambiato i conti

Il 28 febbraio 2026, l’inizio della guerra in Iran ha innescato una reazione a catena che ha sorpreso perfino gli analisti più pessimisti. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno tagliato circa il 20% dell’offerta globale di petrolio, e in poche settimane il prezzo alla pompa in buona parte del mondo ha preso il volo. Secondo i dati raccolti da CleanTechnica, il rincaro medio della benzina a livello globale è stato tra il 30 e il 50%, con gli Stati Uniti che hanno superato la soglia psicologica dei 4 dollari al gallone, dai circa 3 dollari precedenti la crisi.

Chi ha un’auto a benzina o diesel ha visto la spesa mensile salire in modo tangibile. Ma c’è un’altra faccia di questa medaglia, e sta nei concessionari e nei centri commerciali di mercati che fino a ieri consideravamo secondari per la mobilità elettrica.

La Colombia ha scelto (e non è un caso isolato)

Prendiamo la Colombia, un paese tradizionalmente legato al motore a scoppio e con un potere d’acquisto medio lontano dai parametri californiani. A giugno 2026, Tesla ha piazzato 2.428 immatricolazioni e ha raggiunto l’8,3% di quota di mercato complessiva. Se guardiamo solo alle auto elettriche pure (BEV), la penetrazione è salita al 17% e Tesla da sola detiene il 49,1% di quel segmento. Tradotto: una macchina elettrica su due, in Colombia, è una Tesla.

Non solo: a giugno il marchio americano è stato il quinto più venduto in assoluto, e quel mese la Model Y in Colombia è stata l’auto più comprata, senza distinzione di alimentazione.

Il trend non è limitato a Bogotá. In Corea del Sud, mercato notoriamente difficile per chi non si chiama Hyundai o Kia, Tesla Corea ha venduto 11.119 veicoli a giugno, con 5.155 esemplari di Model Y L immatricolati in un solo mese. Numeri che parlano di convenienza reale, non di mode.

La California che aiuta (quasi) tutti, e il paradosso del credito federale

Mentre i prezzi del carburante spingevano gli automobilisti verso l’elettrico, la politica americana mescolava le carte in modo contraddittorio. Il governo federale ha cancellato il credito d’imposta di 7.500 dollari per i veicoli elettrici, una mossa che sulla carta avrebbe potuto raffreddare le vendite. Ma gli stati hanno reagito in ordine sparso, e la California ha stanziato 135 milioni di dollari per nuovi incentivi locali. Il sussidio base è di 3.500 dollari per l’acquisto di un’auto elettrica nuova, ma con un’esclusione che fa discutere: la regola premia i produttori con sede in California, e quindi favorisce Rivian e Lucid, mentre Tesla, con quartier generale in Texas, resta fuori.

Il risultato? Chi in California vuole una Tesla deve fare i conti senza quell’assegno statale, ma gli ordini continuano a crescere lo stesso, segno che il confronto con il pieno di benzina a 4 dollari è già abbastanza persuasivo di suo.

Intanto, sotto traccia, il panorama energetico globale ha già cambiato gerarchia. Le nuove installazioni di fonti rinnovabili nel 2025 hanno superato i 690 GW, un volume che senza troppo rumore ha permesso alle rinnovabili di scavalcare il carbone come prima fonte al mondo per potenza elettrica installata. Dietro questo sorpasso c’è il vantaggio economico delle rinnovabili sul gas, misurato ormai non solo in emissioni evitate ma in minori costi di generazione.

Per chi oggi guida un’auto a benzina e inizia a fare due calcoli, il messaggio è chiaro: la finestra in cui l’elettrico era solo per pionieri o ricchi si sta chiudendo. La guerra in Iran ha solo accelerato un passaggio che i numeri delle rinnovabili stavano già rendendo conveniente. Non serve sventolare bandiere ambientali: basta guardare il listino di un usato ibrido plug-in o di una Tesla Model 3 con tre anni di vita. I prezzi scendono, le colonnine aumentano e il pieno a quattro dollari è un incentivo più potente di qualunque ecobonus.