La quota elettrica in Italia scende dal 7,4% al 3,9%, mentre la Germania arriva al 14,3% grazie alla super-ammortizzazione
Per mesi c’è chi ha tenuto nel cassetto il preventivo di un furgone elettrico: non per il prezzo, ma perché gli incentivi annunciati a fine 2024 non si potevano ancora prenotare. Poi, lo scorso 29 luglio, sono partite le prenotazioni per l’Ecobonus furgoni: lo stanziamento per il 2026 è di 40 milioni per i veicoli commerciali e 4 milioni per il contributo retrofit.
L’incentivo fantasma che ha congelato il mercato
Già alla fine del 2024 erano stati annunciati ulteriori incentivi per i veicoli N1 e N2. Al momento in cui veniva redatto il rapporto, quei provvedimenti non avevano ancora trovato applicazione concreta. L’attesa ha contribuito a rinviare le decisioni di acquisto. In pratica, il bonus c’era sulla carta ma non si poteva prenotare; per chi deve decidere se comprare un furgone nuovo, questo ha significato mesi di ritardo.
Ma il blocco non è solo burocratico: i numeri del mercato raccontano un arretramento più profondo.
Italia in retromarcia, Germania in sorpasso: il paradosso dell’elettrico
Se gli incentivi non bastano a muovere il mercato, i dati del primo semestre spiegano perché. Secondo i dati UNRAE, nei primi sei mesi del 2026 il mercato dei veicoli commerciali leggeri è calato del 4,3% rispetto al 2025. La quota dei veicoli elettrici puri è salita al 3,9% dal 3,5% di maggio, ma un anno prima era al 7,4%.
Secondo i dati ACEA pubblicati a fine luglio, in Europa le immatricolazioni di veicoli commerciali sono aumentate dell’1,9% (742.759 unità), con una crescita trainata dalla Spagna (+7,9%), mentre Germania (-4,6%), Italia (-4,7%) e Francia (-2,1%) hanno registrato un calo.
Sempre stando al rapporto, la Germania ha immatricolato 8.841 furgoni elettrici, quasi triplicando i volumi in un anno e raggiungendo il 14,3% del mercato. Secondo Motus-E, la super-ammortizzazione del 40% introdotta per i veicoli aziendali elettrici ha avuto un ruolo decisivo nel mercato tedesco. Il paradosso è netto: l’Italia vede arretrare il mercato dei commerciali e la quota elettrica, mentre la Germania, pur con un calo complessivo simile, fa correre i furgoni a batteria grazie a una leva fiscale stabile.
Davanti a questo quadro, per una PMI che deve decidere non resta che chiedersi: quali porte si aprono davvero oggi?
Acquistare o noleggiare? Le condizioni per non sbagliare
La risposta passa dalle regole del DPCM e dalle condizioni di accesso. Le piccole e medie imprese che esercitano attività di trasporto di merci, in conto proprio o in conto terzi, possono accedere alle agevolazioni per l’acquisto dei veicoli commerciali. I contributi sono riconosciuti anche alle società di noleggio che acquistano un veicolo commerciale per concederlo in locazione a una PMI operante nel settore del trasporto di merci, mediante un contratto di durata non inferiore a tre anni.
In concreto, per una PMI che deve sostituire un furgone si aprono due strade: acquistarlo direttamente, beneficiando del contributo, oppure prenderlo in noleggio da una società che può a sua volta ottenere il contributo, a patto di firmare un contratto di almeno tre anni. Non basta quindi guardare all’entità del bonus: serve verificare se il mezzo, l’attività e il contratto rientrano nei requisiti.
Per chi deve sostituire un veicolo commerciale, la lezione è chiara: prima di firmare conviene verificare se il contratto di noleggio di almeno tre anni rientra nei contributi e confrontare tutte le opzioni con il proprio consulente. La Germania dimostra che la spinta vera arriva da regole fiscali stabili, non da bonus occasionali.




