Ventitré mesi di lavori finanziati dal PNRR per ridurre le emissioni negli scali del Mar Ligure Orientale
Nove colonnine alla Spezia, tre a Marina di Carrara. Non prototipi, non dimostratori: l’installazione di dodici colonnine di ricarica per auto e mezzi operativi elettrici è un intervento con tempi, budget e collocazione fisica precisi. I lavori sono partiti nell’estate del 2023 e si sono conclusi entro giugno 2025. Oggi quelle colonnine esistono, sono allacciate e aspettano i primi veicoli. Non è un esperimento: è la messa a terra di una strategia che punta a cambiare il metabolismo energetico degli scali del Mar Ligure Orientale.
Il cantiere elettrico
Il progetto non lascia spazio all’ambiguità: nove punti di ricarica nel porto mercantile della Spezia, tre in quello di Marina di Carrara. Le colonnine servono automobili elettriche ma anche mezzi operativi, quelli che lavorano in banchina ogni giorno. La scelta di distribuire l’infrastruttura su due porti invece di concentrarla in un unico scalo risponde a una logica di sistema: l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale gestisce entrambi gli approdi e li sta elettrificando in parallelo, con proporzioni che rispecchiano i volumi di traffico e la disponibilità di aree attrezzabili.
La timeline è già alle spalle. Luglio 2023 – giugno 2025: ventitré mesi per passare dalla carta alla banchina. Oggi, agosto 2026, quelle colonnine sono operative da oltre un anno. Non stiamo raccontando un annuncio, ma un’infrastruttura che ha già iniziato a modificare le abitudini di chi lavora in porto. Ma perché proprio dodici punti di ricarica e non venti, o cinquanta? La risposta non sta nel singolo progetto, sta nella scala dell’investimento complessivo.
La vera partita è da 41 milioni
Le dodici colonnine sono soltanto la parte visibile di un piano molto più ampio. L’investimento complessivo per l’elettrificazione del porto della Spezia è pari a 41 milioni di euro. Una cifra che va ben oltre l’installazione di qualche punto di ricarica e che include il rifacimento della rete elettrica interna, le sottostazioni, i sistemi di gestione dell’energia. Il singolo progetto da dodici colonnine è un tassello finanziato nell’ambito del PNRR, Missione 3, Componente 2, Investimento 1.1, quello che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica chiama “Porti verdi – Green Ports”: interventi di energia rinnovabile ed efficienza energetica pensati per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la qualità dell’aria nelle città portuali del Centro Nord.
L’obiettivo non è semplicemente ambientale. Elettrificare una banchina significa eliminare i generatori diesel che oggi alimentano le navi in sosta, sostituendoli con prese a terra che erogano elettricità pulita. Per un porto come La Spezia, incastonato tra la città e le colline, il beneficio si misura in tonnellate di ossidi di azoto e particolato che non entrano nei polmoni degli abitanti. Ma si misura anche in competitività: uno scalo che offre cold ironing – l’alimentazione elettrica da banchina – è uno scalo che può attrarre armatori sempre più vincolati dalle normative europee sulle emissioni. I 41 milioni di euro non sono una spesa, sono il prezzo del biglietto per restare nella partita.
La concorrenza corre sull’elettrico
E la partita non si gioca solo alla Spezia. Lo scorso marzo, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale – quella che governa Genova, Savona e Vado Ligure – ha pubblicato un bando da quasi 8 milioni di euro per l’acquisto di mezzi di trasporto elettrici. Non colonnine, ma veicoli: muletti, trattori portuali, auto di servizio. Il finanziamento viene dallo stesso filone PNRR e punta a sostituire i motori endotermici che ancora operano in banchina. La dotazione finanziaria complessiva – quasi 8 milioni – è inferiore ai 41 milioni dell’investimento spezzino, ma segnala una direzione precisa: i porti liguri stanno competendo per diventare gli hub a zero emissioni del Tirreno settentrionale.
Chi arriva prima, detta le regole. I porti che avranno l’infrastruttura elettrica pronta quando le normative diventeranno vincolanti saranno quelli che attireranno le rotte. Riusciranno questi investimenti a centrare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030? La domanda resta aperta, ma una cosa è certa: dietro lo scatto delle colonnine c’è la partita industriale per un Mediterraneo a zero emissioni, e vincerà chi investe prima sulla banchina.




