Un essiccatore solare a Matondoni cambia il lavoro delle donne Bajuni, tra gamberi, freddo e mercati raggiungibili

Un essiccatore vicino alla spiaggia

Il villaggio di Matondoni è remoto, abitato prevalentemente dalla comunità Bajuni. Vicino alla spiaggia, sotto il sole equatoriale, c’è un essiccatore solare sopraelevato, simile a una serra: una struttura semplice, ma che cambia l’economia domestica di chi prima non aveva modo di conservare il surplus. È lì che i gamberi perdono l’acqua e diventano un prodotto da banco. Per anni le donne del villaggio hanno trascorso le giornate dipendendo dai mariti e dalla stagionalità della pesca; adesso quell’essiccatore cambia i tempi del lavoro e del reddito.

Il salto non è solo tecnico. Da una condizione in cui il lavoro femminile restava in ombra, il gruppo Matondoni Tarazak è arrivato a confezionare e mostrare i propri gamberi a una platea internazionale. La domanda, però, è come si passa da un essiccatore sulla spiaggia a un modello che può essere replicato.

Due milioni di persone e una sovvenzione

La vetrina di Mombasa non era un dettaglio: l’OOC11, la prima Our Ocean Conference su suolo africano, ha obbligato a guardare i numeri e gli strumenti che stanno dietro l’iniziativa. Secondo la Banca Mondiale, circa due milioni di persone già lavorano direttamente o indirettamente nel settore ittico marino: pescatori, commercianti, trasformatori, fornitori di input, venditori di accessori da pesca e fornitori di servizi collegati. Il settore gioca un ruolo importante nella creazione di posti di lavoro, nella generazione di reddito, nella nutrizione e nella sicurezza alimentare.

Per le famiglie costiere, il pescato è insieme reddito e cibo: se il prodotto si deteriora, spariscono entrambi. Da qui il senso di congelatori, refrigeratori ed essiccatori solari. Dentro questo quadro entra KEMFSED, il progetto sostenuto dalla Banca Mondiale che sostiene i gruppi di interesse comune con una combinazione di sovvenzioni, assistenza tecnica e formazione. L’isola di Matondoni, nell’arcipelago di Lamu, è famosa per la pesca dei gamberi. I pescatori del villaggio hanno ricevuto una nuova barca e dei contenitori refrigerati tramite una sovvenzione comunitaria KEMFSED.

Il mercato senza intermediari

Il banco di prova, però, non è la conferenza: è il mercato, dove contano i guadagni e l’assenza di intermediari. Per capirlo basta affiancare due casi. Da un lato le donne di Matondoni, che con l’essiccatore solare tolgono l’acqua ai gamberi e li confezionano direttamente. Dall’altro il gruppo Shanga Ishakani Women Fishers Group, sull’isola di Pate: con una sovvenzione KEMFSED per congelatori e refrigeratori ha potuto conservare e trasportare il proprio pescato ai mercati, aggiungendo valore e tagliando fuori gli intermediari, e guadagnando di più per il proprio lavoro.

Nel primo caso si usa il sole per bloccare il deterioramento; nel secondo si usa il freddo per allungare la vita del prodotto. Il risultato è lo stesso: meno passaggi intermedi e più margine per chi pesca e lavora. Non tutti i gruppi riescono a fare il salto, va detto: servono assistenza tecnica, attrezzature adatte e un mercato raggiungibile. Ma quando gli strumenti sono semplici e la sovvenzione copre l’attrezzatura giusta, il guadagno non finisce nelle mani di chi sta nel mezzo.

La prossima volta che vedi gamberi secchi, puoi chiederti chi li ha essiccati e quanto ha guadagnato senza intermediari. La blue economy non si costruisce con i proclami: si costruisce con un essiccatore solare vicino alla spiaggia, con congelatori che arrivano dove prima non c’erano e con donne che smettono di dipendere dal marito e dalla stagione.