Il bacino McCook si è riempito sei volte dal gennaio 2026, contro le cinque volte totali tra il 2021 e
Lo stesso lunedì, il bacino gemello di McCook oscillava tra il 96% e il 100% — condizione che, stando a un funzionario del distretto, si è già verificata sei volte dall’inizio del 2026. Tra il 2021 e il 2025 era successo in tutto cinque volte. I due invasi, insieme, contenevano circa 11 miliardi di galloni d’acqua piovana e reflua.
La macchina idraulica e i suoi limiti
Per capire la portata di questo evento bisogna guardare dentro il sistema. Il Tunnel and Reservoir Plan — noto come TARP o, più familiarmente, Deep Tunnel — è un’opera la cui costruzione è iniziata nel 1975. Quattro sistemi di gallerie per un totale di 110 miglia, con diametri che vanno da 8 a 33 piedi, scavate tra 150 e 300 piedi sotto la superficie. L’idea era intercettare l’acqua in eccesso durante le piogge intense, immagazzinarla in giganteschi serbatoi e rilasciarla gradualmente negli impianti di trattamento, evitando che finisse — non trattata — nei fiumi e nei Grandi Laghi.
McCook, il più piccolo dei due bacini principali, è operativo nella sua prima fase; la seconda, che porterà la capacità totale del sistema a 17,5 miliardi di galloni, è attesa entro il 2032. Thornton, il più grande, era considerato il paracadute di sicurezza: prima di quest’anno, il suo riempimento massimo — quel 55% del 2019 — sembrava confermare che ci fosse margine sufficiente anche per gli eventi più violenti.
Quella convinzione si è sgretolata in sei mesi. Sei riempimenti completi di McCook, un Thornton mai visto oltre il 94%, e l’impressione che il margine di sicurezza progettuale si stia assottigliando molto più in fretta di quanto i modelli climatici degli anni Settanta potessero immaginare.
Quando il tunnel non basta
Il problema non è solo quanta acqua è già nei serbatoi. È quanto poco basta, adesso, perché la situazione precipiti. Con il suolo saturo e i bacini quasi pieni, anche piogge non particolarmente intense possono trasformarsi in un’emergenza. Lo ha spiegato Trent Ford, climatologo dello Stato dell’Illinois: «Abbiamo suoli inzuppati e serbatoi quasi pieni, il che significa che il rischio di alluvione su scala regionale è più alto, anche per piogge che non sono particolarmente abbondanti».
I numeri del sistema 311 di Chicago danno la misura di cosa significhi, sul terreno: tra giovedì e lunedì pomeriggio della scorsa settimana, quasi 400 segnalazioni per acqua negli scantinati e circa 600 per strade allagate. Undici comunità nella periferia sud devono fare i conti con la minaccia di esondazioni fluviali, secondo quanto riferito dalle autorità locali.
E se il TARP è pieno e le piogge continuano, le fogne possono ancora scaricare direttamente nei corsi d’acqua: è il meccanismo di troppopieno che il Deep Tunnel doveva eliminare, ma che resta operativo per forza di cose quando la capacità di stoccaggio è esaurita. Il punto di rottura del sistema, una valvola di sicurezza che — se si apre troppo spesso — vanifica la ragione stessa dell’infrastruttura.
Poi c’è la prospettiva di medio periodo, quella che rende il problema strutturale. La probabilità di forti temporali a Chicago è aumentata di sette volte nell’ultimo secolo. I ricercatori dell’Università dell’Illinois prevedono che le piogge intense aggravate dal cambiamento climatico diventeranno molto più severe nei prossimi 25 anni. Ambientalisti e urbanisti lo ripetono da tempo: il Deep Tunnel da solo è insufficiente. Le infrastrutture grigie ingegnerizzate — tubi, pompe, vasche di contenimento — non riescono a tenere il passo con l’accelerazione delle precipitazioni estreme. Servono aree verdi, bacini naturali di assorbimento, una logica diversa nella gestione delle acque urbane.
Tenete d’occhio la frequenza dei riempimenti di McCook. Sei volte nel 2026, e siamo solo a metà luglio. Se il trend continua, Chicago dovrà ripensare radicalmente la sua difesa dall’acqua — e farlo molto prima del 2032, quando la Fase 2 di McCook sarà finalmente operativa.




