Il calo delle nomine non tocca i budget, e chi resta ha più accesso al vertice aziendale

193. È il numero di Chief Sustainability Officer nelle aziende pubbliche americane rilevato a luglio 2026 dal rapporto Weinreb Group: il 10% in meno in dodici mesi. Sembra un arretramento. Eppure, nello stesso periodo, l’88% dei CSO dichiara che il coinvolgimento del board sulla sostenibilità è aumentato o è rimasto stabile, e l’80% dice che i budget sono cresciuti o sono rimasti invariati da gennaio 2025. Si sta svuotando il ruolo, o si sta alzando l’asticella?

Il paradosso del 2026

Il calo non è un incidente di percorso. Tra il 2025 e il 2026 il numero è passato da 216 a 193. È una contrazione secca, ma va letta insieme ad altri due segnali. L’88% dei CSO vede il board più coinvolto sulla sostenibilità. L’80% ha budget invariati o in crescita. In più, la crescita del personale di sostenibilità avviene soprattutto fuori dalla funzione: il 42% dei CSO segnala aumenti di personale al di fuori del proprio perimetro, contro il 28% che li segnala dentro.

Cambia anche il profilo di chi ricopre il ruolo. La quota di donne CSO è passata dal 28% nel 2011 al 66% nel 2026. Chi ricopre il ruolo oggi non è chi lo ricopriva dieci anni fa. Eppure la domanda resta: se le risorse aumentano, perché i CSO diminuiscono?

Poltrone vuote nell’era anti-ESG

La chiave non è nei budget, ma nelle poltrone che restano vuote. Secondo Ellen Weinreb, fondatrice del gruppo che cura la rilevazione, la prima diminuzione nella storia del conteggio dei CSO è dovuta alla mancata sostituzione dei CSO uscenti, collegata all’era anti-ESG. Non è un taglio dei programmi di sostenibilità: è una pausa nelle assunzioni.

Il contesto aiuta a capire la rottura. Nel 2011 Weinreb Group riconobbe una tendenza delle aziende a istituire il titolo di CSO: allora i CSO nominati erano appena 29. Nel 2023 erano saliti a 183. Per oltre un decennio il ruolo è cresciuto senza interruzioni. La contrazione attuale arriva dopo una lunga espansione, e viene spiegata non da una riduzione dell’impegno, ma da una decisione di non rimpiazzare chi esce. Se i CSO escono e non vengono sostituiti, la domanda non è quanti sono, ma chi sono quelli che restano.

Chi resta: il vantaggio di riportare al CEO

Il calo non è neutro. Colpisce i profili più deboli e premia chi ha un accesso diretto al vertice. I numeri sul profilo dei CSO lo dicono chiaramente. Nel 2022, il 53% dei CSO nominati proveniva da un ruolo di senior leadership o C-suite; nel 2023 la quota è salita al 70%, secondo i dati di Heidrick & Struggles. Chi viene scelto oggi è più senior di chi veniva scelto tre anni fa.

Il vero spartiacque, però, è la linea di reporting. Già nel 2022, secondo Russell Reynolds Associates, i CSO che riportano al CEO hanno il 50% di probabilità in più di affermare che la propria azienda è sulla buona strada per centrare gli obiettivi ESG. È un dato di percezione, non una misura di risultato: ma segnala una differenza di mandato e di accesso alle informazioni. Nel 2023, il 34% dei CSO riportava direttamente al CEO, secondo la rilevazione Weinreb Group.

È qui che si misura la distanza tra un titolo e un potere reale. Un CSO che riporta al CEO ha mandato, budget e visibilità. Uno che riporta altrove rischia di restare un ruolo di staff. La selezione in corso, quindi, non elimina la sostenibilità dalle aziende: elimina i CSO senza una linea diretta con il vertice.

Il numero dei CSO può scendere ancora, ma non sarà una fuga dalla sostenibilità. Sarà una soglia più alta: chi resta avrà più budget, più seniority e più CEO dalla propria parte. Nei prossimi mesi, il dato da seguire non è quanti CSO ci sono, ma quanti di loro riportano direttamente al CEO. Il 34% del 2023 è il punto di riferimento da superare.