Il rapporto Statistical Review of World Energy è passato da BP all’Energy Institute e poi a Ember

Un anno fa nessuno lo aveva messo in conto con questa nettezza. Nel 2024, la produzione solare mondiale è cresciuta del 30 per cento. Nello stesso arco di dodici mesi, la capacità delle batterie è schizzata del 66 per cento. E, per la prima volta nella storia lontano da una fase recessiva, le energie rinnovabili sono state il primo motore di crescita della domanda globale di energia, la fonte principale di incremento del Total Energy Supply (TES) che ha visto un’espansione complessiva dell’1,7 per cento. Sono numeri che costringono a riaprire tutti i fogli Excel delle previsioni. E arrivano da una fonte che, simbolicamente, ha cambiato padrone, segnando una discontinuità altrettanto rilevante del dato stesso.

Il 30% che cambia le regole

I numeri sono inseriti nella 74esima edizione della Statistical Review of World Energy. Il rapporto, il terzo pubblicato sotto la custodia dell’Energy Institute dopo il passaggio di consegne da BP, fotografa un 2024 in cui la domanda totale di energia primaria ha continuato a salire, ma con un baricentro nuovo. La crescita dell’1,7 per cento del TES non è un’anomalia statistica: è la prosecuzione di una fame di energia che non accenna a diminuire. Quello che è anomalo, rispetto a qualsiasi ciclo espansivo del passato, è il motore di questa crescita. Le rinnovabili non sono più un’appendice virtuosa del mix. Sono diventate la prima gamba su cui cammina l’incremento dei consumi.

A trainare la corsa è stato il fotovoltaico. L’espansione del 30 per cento su scala globale nel 2024 non ha precedenti recenti per una tecnologia di generazione su così larga scala. E va letta in coppia con il balzo del 66 per cento della capacità delle batterie, indispensabili per gestire l’intermittenza di una fonte che produce solo quando c’è sole. La Cina rimane il grande motore industriale di entrambe le filiere, ma la diffusione degli impianti sta accelerando in tutti i principali mercati, dall’India agli Stati Uniti, riducendo i costi e accorciando i tempi di ritorno degli investimenti. La certezza di questi dati, però, non è mai scontata. Per decenni, il rapporto più citato al mondo portava il logo di una major petrolifera.

Da BP a Ember: il rapporto cambia padrone

La Statistical Review of World Energy è stata per 71 edizioni una creatura di BP. Poi, nel febbraio 2023, la compagnia ha annunciato il trasferimento della pubblicazione all’Energy Institute, un’organizzazione professionale indipendente che riunisce ingegneri e analisti del settore energetico. La settantaquattresima edizione, quella che include i dati del 2024 diffusi nelle scorse settimane, è il terzo anno sotto questa nuova gestione. E da febbraio 2026 il perimetro si è ulteriormente allargato: Ember, il think tank specializzato nell’analisi della transizione elettrica globale, è diventato co-autore del rapporto, affiancando l’Energy Institute e gli altri partner tecnici come S&P Global Commodity Insights e Kearney.

Il passaggio di testimone non è solo una nota a margine per addetti ai lavori. Segnala uno spostamento del baricentro della legittimazione statistica. I numeri sul solare, sulle batterie e sulla domanda di petrolio non escono più dalla sede di una società che quotidianamente investe in esplorazione e produzione di idrocarburi, ma da un istituto energetico e da un centro studi che da anni spinge per accelerare l’elettrificazione pulita. Il messaggero è cambiato. Il messaggio, invece, resta scomodo per chi immagina una transizione lineare: i fossili non mollano. Non ancora.

Fossili, il record silenzioso

Eppure, mentre il solare correva con quel +30 per cento, il 2025 ha scritto un’altra storia. Il consumo globale di energia ha raggiunto un livello mai toccato prima. E, stando ai dati raccolti dall’Energy Institute, i combustibili fossili hanno continuato a dominare incontrastati il mix energetico mondiale. Non si tratta di un paradosso teorico: è il funzionamento concreto di una transizione che per ora si somma, e non si sostituisce, alla macchina termica che alimenta l’economia globale. La domanda aggiuntiva di energia è stata così forte da assorbire tutta la nuova potenza pulita senza scalfire la quota assoluta di petrolio, gas e carbone.

La geografia della produzione aiuta a capire perché. Wafa Jafri, partner e responsabile per il Regno Unito della strategia Energia e Risorse Naturali di KPMG, ha sottolineato un dato che ridisegna gli equilibri geopolitici degli ultimi cinquant’anni: le Americhe oggi producono il 20 per cento in più di petrolio rispetto al Medio Oriente. Non è un dettaglio laterale. Significa che l’asse dell’offerta si è spostato verso occidente, con gli Stati Uniti in testa, mentre la domanda continua a crescere in Asia. E finché la crescita dei consumi globali correrà più veloce della penetrazione delle rinnovabili, i record dei fossili continueranno a essere aggiornati, silenziosamente, accanto ai primati del solare.

Il punto non è se le rinnovabili stiano vincendo o perdendo: i numeri del 2024 dicono che stanno accelerando oltre ogni aspettativa. Il punto è che la base di partenza è ancora così sbilanciata, e l’incremento della domanda così sostenuto, che anche tassi di crescita a due cifre non bastano a invertire la proporzione nel breve termine. La Statistical Review non offre scenari, ma la domanda implicita che lascia sul tavolo è la stessa che si pongono gli operatori di mercato: a quale velocità deve salire l’elettrificazione dei consumi finali perché il sorpasso non sia solo marginale?

Il trend delle rinnovabili appare inarrestabile, ma la domanda di energia corre ancora più forte. Il numero da tenere d’occhio, ora, è il tasso di elettrificazione dei consumi finali: solo quando quello inizierà a salire in modo strutturale, rosicchiando davvero quote alla combustione diretta di carbone, petrolio e gas naturale nei trasporti, nell’industria e nel riscaldamento, il paradosso di questi anni potrà cominciare a sciogliersi. Fino a quel momento, ogni nuovo pannello si aggiungerà. Senza necessariamente sostituire nulla.