Basilicata: 8 roghi e 57 ettari bruciati, Sud al 78% del totale nazionale.
Cinquantasette ettari e l’odore che ci sembra normale
C’è un momento, tornando dal mare sulla costa jonica lucana, in cui l’aria cambia: non profuma di salsedine ma di brace. Quest’anno, con i numeri di luglio ormai disponibili, quella sensazione ha trovato conferma nei dati di Legambiente aggiornati al 15 luglio: in Basilicata sono stati registrati otto roghi, con 57 ettari andati in fumo. Tre incendi e 32 ettari bruciati si concentrano nel solo periodo tra il 15 giugno e il 15 luglio, nonostante la stagione Antincendio boschivo fosse appena iniziata.
Otto roghi e 57 ettari possono sembrare una cifra da poco, soprattutto se si guarda al resto del Mezzogiorno. Dal 1° gennaio al 15 luglio nel Sud Italia sono divampati 547 incendi boschivi: 416 tra gennaio e metà giugno, prima dell’avvio della stagione Antincendio boschivo, e altri 131 nel mese successivo. Le fiamme hanno percorso 13.640 ettari, l’equivalente di 18.407 campi da calcio e il 78% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale. In Sicilia, la regione più colpita, sono andati bruciati 4.769 ettari con 175 roghi.
Ma il fuoco è solo la parte visibile: il vero conto si paga sul litorale, dove la sabbia arretra da anni.
Il 51% che non fa notizia
Se i roghi estivi sono notizia, l’erosione della costa lucana lo è molto meno: eppure è lì che si accumula il danno. Gli ultimi dati Istat disponibili indicano che tra il 2006 e il 2020 è entrato in erosione il 51% della costa lucana. Una cifra quasi identica emerge dal monitoraggio citato da Legambiente: tra il 2006 e il 2019 il 51,6% della costa è stato interessato da fenomeni erosivi.
Non è un processo lontano dai Comuni che si frequentano d’estate. Nei dati regionali del nuovo rapporto Spiagge di Legambiente, diffusi in anteprima, tra il 2010 e maggio 2026 undici eventi meteorologici estremi hanno provocato danni nei Comuni costieri della Basilicata. E quando il fuoco si muove su un territorio così fragile, raramente è un caso: a metà luglio la collina del Cristo Redentore di Maratea è finita in fiamme e il sindaco Cesare Albanese ha parlato di un atto doloso e criminale.
Il contesto nazionale aiuta a capire perché la parola “normale” va maneggiata con prudenza. Secondo Legambiente, nel 2025 in Italia sono bruciati 96.517 ettari, quasi il doppio rispetto al 2024; e a fine anno il 2026 potrebbe superare quel record negativo. Con il Sud che da solo, a metà luglio, aveva già percorso il 78% della superficie bruciata del Paese, i 57 ettari lucani non vanno letti come un numero piccolo, ma come un segnale su un territorio più fragile della media: la costa è già arretrata per metà e il fuoco, quando arriva, accelera ciò che l’erosione ha cominciato.
Di fronte a questi numeri, la domanda non è più se ci sarà un prossimo incendio, ma che cosa si è disposti a considerare normale.
Non spegnere solo il fuoco: cosa conviene pretendere
Accettare la brace come colonna sonora dell’estate significa accettare che la costa continui a sparire. Ma i numeri dicono un’altra cosa, se solo vengono usati: il 51% di costa in erosione non si è consumato in una notte e non si fermerà da solo. Il dato utile per un cittadino è semplice da ricordare — tra il 2006 e il 2020 metà della costa lucana è arretrata — e serve a distinguere chi propone prevenzione vera da chi sposta solo le risorse sull’emergenza.
Chiedere dati aggiornati sull’erosione e sugli incendi, a metà stagione e non a fine anno, non è attivismo: è buona amministrazione della propria estate. I 57 ettari bruciati in Basilicata non sono una cifra isolata, ma un campanello d’allarme che suona su una costa già consumata per metà. Spegnerlo senza ascoltarlo sarebbe la scelta più costosa, proprio perché è quella che adesso non costa nulla.




