Il riscaldamento e il raffreddamento valgono la metà del consumo finale di energia dell’Unione Europea. È il settore che domina la domanda: prima delle auto, prima dell’industria. Eppure, mentre la Direttiva sull’efficienza energetica chiede ai comuni sopra i 45.000 abitanti di pianificare questo settore, i Paesi del Sud sono in ritardo. Da ottobre 2024 è in campo il progetto Plan4Cold, finanziato dal programma LIFE 2021-2027, che lavora direttamente con diciassette comuni di Italia, Grecia e Portogallo per definire piani locali sostenibili di riscaldamento e raffreddamento. Il problema non è l’assenza di norme, ma la distanza tra l’obbligo scritto a Bruxelles e la capacità operativa dei municipi. La scommessa è recuperare il tempo perduto prima della scadenza del settembre 2027.

La metà dimenticata del consumo energetico

Il dato va letto con attenzione. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il riscaldamento e il raffreddamento rappresentano la metà del consumo finale di energia dell’UE. Non è una quota marginale: è il blocco più grande della domanda energetica europea. L’energia impiegata per riscaldare è talmente significativa che decarbonizzare il riscaldamento non è un optional, ma una condizione necessaria per arrivare a un sistema energetico carbon-neutral entro il 2050.

Da questa scala discende l’obbligo. Il paragrafo 25 della Direttiva sull’efficienza energetica rende necessario per i comuni con più di 45.000 abitanti sviluppare piani locali di riscaldamento e raffreddamento. La direttiva riveduta impone agli Stati membri di garantire che questo avvenga, basandosi sulla valutazione nazionale del riscaldamento e sull’analisi costi-benefici. Il problema si sposta così dal livello europeo a quello municipale: sono i comuni a dover raccogliere dati, produrre strategie e ritagliare risorse umane. Un compito che non tutti sono attrezzati ad affrontare allo stesso modo.

Il paradosso del Sud: obbligo senza strumenti

Chi è più in difficoltà nel trasformare l’obbligo in piani concreti? La risposta arriva da un’analisi di Energy Cities, pubblicata nell’estate del 2025. L’organizzazione rilevava che gli Stati membri non sono in linea con gli obiettivi della direttiva EED e sono in ritardo nella trasposizione dell’articolo 25.6 sui piani locali di riscaldamento e raffreddamento. Il ritardo non è uniforme: i Paesi del Sud restano indietro.

Non è difficile capire perché. I piani richiesti dalla direttiva hanno un livello di dettaglio che può diventare una fonte significativa di onere amministrativo per i comuni: raccolta dei dati, produzione della strategia, mobilitazione di personale e risorse. È un paradosso: l’obbligo è europeo, ma il lavoro concreto ricade sui municipi, che spesso hanno meno uffici tecnici attrezzati e meno budget per la pianificazione strategica. Non è una questione di volontà politica, ma di risorse operative: un comune medio non ha le stesse capacità tecniche di una capitale europea. Plan4Cold sceglie Italia, Grecia e Portogallo proprio perché sono i territori dove il divario tra norma scritta e capacità operativa è più ampio. L’intervento non è simbolico: punta a colmare il punto in cui la direttiva rischia di restare lettera morta.

Settembre 2027: la prova dei 17 piani

Da qui alla scadenza di Plan4Cold la domanda diventa concreta: quanti dei diciassette piani locali saranno definiti entro settembre 2027? Il gruppo di lavoro è ampio e non è fatto di capitali: da Udine, Pordenone, Ragusa, Modica e Vittoria in Italia, passando per Guimarães, Funchal, Évora, Palmela, Sétubal, Sesimbra, Loulé e Vila Real in Portogallo, fino ad Ampelokipi-Menemeni, Thermi, Chania e Heraklion in Grecia. Sono comuni medi, esattamente quelli su cui pesa l’obbligo dei 45.000 abitanti e che spesso non hanno uffici tecnici dimensionati per questo tipo di pianificazione.

L’obiettivo del progetto è alleviare l’onere pratico: gli strumenti, le risorse e le Communities of Practice previste da Plan4Cold sono progettati per questo. L’idea è che mettere in rete i comuni, condividere metodologie e dati, riduca il costo amministrativo di ciascun piano. Il termometro del successo non sarà il numero di comuni coinvolti, ma il numero di piani approvati entro settembre 2027. Se Plan4Cold riuscirà a ridurre il peso amministrativo, il ritardo del Sud può invertirsi; altrimenti la transizione del riscaldamento resterà sulla carta. Con l’ultimo anno di finanziamento davanti, è il momento in cui le promesse si misurano con i piani depositati. È il momento in cui il progetto si gioca la credibilità.