C’è un numero che non torna, nella transizione del settore delle costruzioni. Portare la quota di rottame di vetro dal 30 per cento attuale al 50 per cento entro il 2030 richiederebbe volumi di raccolta difficili da immaginare su scala industriale. Eppure i modelli climatici europei su questo punto restano in silenzio. È qui che entra CO2NSTRUCT, un progetto Horizon Europe che coinvolge il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (DESTEC) dell’Università di Pisa, presentato lo scorso 25 giugno nell’aula magna della Scuola di Ingegneria, come racconta Renewable Matter.

Il 2030 del vetro che non torna

Il progetto nasce per colmare un vuoto preciso: i modelli di mitigazione climatica faticano a includere l’economia circolare. Secondo la scheda del progetto su EU CORDIS, CO2NSTRUCT considera TIMES il modello proxy ideale per spostare i modelli di mitigazione climatica da lineari a circolari, concentrandosi su sei materiali da costruzione ad alta intensità di carbonio: acciaio, cemento, mattone, vetro, legno e isolamento. Il vetro del 2030, quindi, non è un esempio casuale: è uno dei sei materiali su cui il progetto prova a fare i conti.

Ma come si inserisce in un modello energetico nazionale un materiale che richiede volumi di raccolta difficili da immaginare? La risposta, per ora, è parziale.

Da lineare a circolare: il modello che non c’era

Per capire se il 2030 del vetro è credibile bisogna entrare nel modello. CO2NSTRUCT costruisce su TIMES, il modello usato da diversi Paesi europei per sostenere la pianificazione energetica nazionale e mantenuto dal Joint Research Centre della Commissione europea in una versione dedicata (JRC-EU-TIMES) per simulare l’evoluzione del sistema energetico nei 27 Stati membri fino al 2050. È una base solida, ma nasce come modello energetico: energia, tecnologie, emissioni. Non per un materiale che deve essere raccolto, trattato e reinserito nel ciclo.

I numeri presentati all’evento di Pisa dall’ingegnere Giammarco Montalbano raccontano il lavoro fatto: 180 pratiche circolari identificate nella letteratura attraverso sei cluster di materiali — acciaio, cemento, vetro, mattone, materiali isolanti e legno —, 40 analizzate in dettaglio e 26 già incorporate nel modello. Un elenco corposo. Ma incorporare 26 pratiche su 180 non significa ancora governare la circolarità.

Il limite è noto anche nella letteratura. La maggior parte dei modelli energetici resta «energy-centric», concentrata sulle transizioni tecnologiche, mentre le prospettive di economia circolare sono raramente considerate. Il riciclo — in particolare per l’acciaio — è parzialmente rappresentato nei modelli esaminati. Ma le strategie circolari di ordine superiore, come riuso, rigenerazione e riparazione, restano in gran parte assenti, per limiti nei dati e per la complessità di modellizzare i cicli di vita dei materiali. Una tesi di Master of Science esamina le possibili soluzioni che riflettono i principi dell’economia circolare applicabili al settore delle costruzioni per ridurre le emissioni di carbonio associate: il collegamento tra circolarità e riduzione delle emissioni è diretto, ma tradurlo in numeri resta il problema.

Il 2028 e le domande senza risposta

Proprio mentre il modello mostra i suoi buchi, il legislatore accelera. La direttiva EPBD (UE) 2024/1275 renderà obbligatorio il calcolo del carbonio incorporato nei materiali da costruzione per i nuovi edifici superiori a 1.000 metri quadrati dal 2028, e per tutti gli edifici dal 2030. Non è un dettaglio tecnico: manca poco più di un anno alla prima scadenza, e il calcolo del carbonio incorporato presuppone esattamente quei dati sui materiali che i modelli oggi faticano a trattare.

Il quadro è chiaro anche per le istituzioni. Servono ulteriori lavori per integrare le misure di economia circolare negli scenari di cambiamento climatico e sviluppare strumenti di modellizzazione a supporto dei decisori politici, come riconosce l’Agenzia europea dell’ambiente. Ma le scadenze non aspettano i modelli. Cosa succederà a chi deve progettare, costruire o comprare casa, quando le regole arriveranno prima degli strumenti per rispettarle? Il 50 per cento di vetro riciclato al 2030 lo suggerisce: i numeri non tornano, e il tempo per farli tornare è poco.