Citycar SAIC-GM-Wuling sfrutterà l’accordo 2026 con dazio 6,1% sulle importazioni cinesi.
Mettetevi nei panni di un automobilista canadese che da mesi guarda i listini delle elettriche senza vederli scendere. C’è ora l’ipotesi che in concessionaria arrivi una Chevrolet elettrica derivata da un modello cinese che parte da meno di 8.000 dollari, con 67 cavalli e 255 miglia dichiarate su ciclo cinese. Lo scrive, a metà luglio, Electrek, riprendendo un rapporto di GM Authority. Sembra l’offerta giusta, ma nasce da un cortocircuito commerciale.
Una richiesta che non ti aspetti
La domanda, in realtà, esiste già. Nei mesi scorsi il broker DSMA ha ricevuto, stando a Farid Ahmad, quasi 400 richieste da concessionari canadesi interessati a rappresentare marchi cinesi. Non è curiosità da salone: è la richiesta concreta di chi vede nel prezzo l’unico argomento che conta in un mercato dove le elettriche continuano a costare care.
La vettura di cui si parla è una citycar: la Wuling Bingo Pro, che secondo GM Authority GM potrebbe ribattezzare come Chevrolet nei mercati globali dove il marchio è già presente. Il motore elettrico ha una potenza di 50 kW, circa 67 cavalli. L’autonomia dichiarata arriva fino a 255 miglia, ma sul ciclo cinese CLTC, con un pacco batteria LFP da 37,9 kWh. E il prezzo di partenza sotto gli 8.000 dollari (56.800 yuan) la colloca, già a metà 2024, sotto la BYD Seagull.
Ma perché il Canada dovrebbe permettere l’ingresso di un’auto cinese con un marchio americano a queste condizioni?
La porta canadese a dazio ridotto
La risposta sta in una data precisa: lo scorso maggio. L’accordo siglato dal Canada nel 2026 consente l’importazione di veicoli elettrici prodotti in Cina per un massimo di 49.000 unità all’anno con un dazio del 6,1%, contro il 100% che colpisce tutti gli altri veicoli costruiti in Cina. In pratica, chi importa entro la quota paga un dazio oltre sedici volte più basso rispetto a chi sta fuori. È questo il meccanismo che rende possibile l’ingresso in Nord America di una Bingo ribattezzata Chevrolet: una porta canadese a dazio ridotto, con una quota annuale precisa.
Il paradosso è presto detto. Un costruttore americano si ritrova a usare il corridoio commerciale che un funzionario del gabinetto degli Stati Uniti ha pubblicamente denunciato, parlando del flusso di veicoli elettrici cinesi attraverso il Canada. E non è la prima volta che GM fa un’operazione del genere: nella joint venture SAIC-GM-Wuling, già nel 2011 la quota di GM era salita al 44%, riducendo quella di Wuling al 5,9%. Ancora prima, tra il 1985 e il 1989, modelli derivati dalla Suzuki Cultus venivano venduti in Nord America come Suzuki Forsa, Suzuki Swift, Chevrolet Sprint, Geo Metro e Pontiac Firefly, prodotti negli stabilimenti Suzuki in Giappone.
La pratica di ribattezzare auto piccole ed economiche non è nuova, insomma.
Restano però due numeri da tenere bene a mente: 49.000 unità all’anno e 6,1% di dazio. Il primo è il tetto entro il quale il prezzo resta conveniente; il secondo è l’aliquota che rende l’operazione commercialmente sensata rispetto al muro del 100% applicato a tutto il resto. Chi arriva dopo la quota, semplicemente, non entra alle stesse condizioni.
Cosa guardare prima di firmare
Da questo paradosso non si esce scegliendo per tifo, ma leggendo i numeri. Prima di farsi incantare dal prezzo conviene pesare tre cose: la potenza di 67 cavalli, che in autostrada o in salita si fa sentire; l’autonomia di 255 miglia, omologata però sul ciclo cinese CLTC, più generoso di quello che un automobilista nordamericano sperimenta ogni giorno; e la quota, perché l’accordo canadese vale per 49.000 veicoli all’anno, non uno di più. Con un’auto così, la vera scommessa non è il prezzo d’acquisto, ma la resa reale sulla strada e dopo il primo tagliando. La Chevy cinese a meno di 8.000 dollari non è un miraggio: è un prodotto con limiti tecnici e una scadenza numerica. Prima di entusiasmarsi conviene chiedersi se 67 cavalli e un’autonomia misurata su ciclo cinese bastano davvero alla propria vita quotidiana.




