La Federal Aviation Administration ha riconosciuto le specificità del progetto EL9 in soli sette mesi
Centocinquanta piedi. Meno della metà di un campo da calcio. Sono i metri di pista – anzi, di qualsiasi superficie piana – che bastano all’EL9 Ultra Short di Electra per staccare le ruote da terra e atterrare. Un numero che, nell’aviazione elettrica, suona più come una promessa tecnica che come una realtà operativa. Ma dietro quella cifra si nasconde una partita silenziosa, fatta di documenti, verifiche e burocrazia: la certificazione. Ed è proprio su questo fronte che Electra ha incassato un risultato che cambia i tempi. Secondo l’annuncio ufficiale di Electra dello scorso 10 luglio, la Federal Aviation Administration ha chiuso il G-1 Issue Paper, fissando la base di certificazione per il velivolo a decollo e atterraggio ultra-corto.
I sette mesi che contano
La certificazione di tipo per un nuovo aeromobile è un percorso a tappe, e il G-1 Issue Paper ne costituisce una delle primissime pietre miliari. Non ancora un certificato di aeronavigabilità, ma l’accordo scritto tra costruttore e autorità su quali norme di aeronavigabilità si applicheranno al progetto. Electra aveva presentato la domanda di certificazione secondo la Parte 23, quella dedicata agli aerei di piccole dimensioni, già nel novembre 2025. La rapidità con cui la FAA ha chiuso il documento – soli sette mesi – è insolita: nel settore non sono rari tempi che si misurano in anni. Avere una base certificativa definita significa che l’agenzia ha già riconosciuto la specificità del progetto e ha tradotto in regole scritte la possibilità di far volare un nove posti che decolla in 150 piedi o meno, con un’autonomia di 330 miglia nautiche.
Ma ci vuole più di un foglio firmato per volare.
La certificazione elettrica: il deserto e l’oasi
Se si allarga lo sguardo al panorama della certificazione elettrica, il deserto è ancora vasto. Un rapporto del Government Accountability Office di marzo 2026 fotografava una realtà scomoda: la FAA non aveva ancora rilasciato alcuna certificazione di tipo per un aeromobile elettrico con equipaggio. Eppure, i dimostratori tecnologici avevano già scritto pagine di storia. Il dimostratore EL2 Goldfinch di Electra, già nel novembre 2023, aveva completato il primo volo eSTOL ibrido-elettrico al mondo – dapprima in configurazione completamente elettrica l’11 novembre, poi con volo ibrido il 19 novembre, entrambi pilotati da Cody Allee dal Manassas Regional Airport in Virginia. La tecnologia di base era pronta, ma il vuoto normativo restava.
In questo quadro, la chiusura del G-1 per l’EL9 rappresenta un’oasi di certezza in un percorso ancora arido. Non è solo una questione di numeri: è la prima volta che la FAA scrive nero su bianco i requisiti che un velivolo a decollo ultra-corto dovrà soddisfare, proprio mentre nessun aereo elettrico con persone a bordo ha ancora ottenuto il via libera. Il design dell’EL9 era stato svelato pubblicamente già nel novembre 2024, e in meno di due anni l’azienda è passata dai rendering alla definizione della base certificativa: un passo che accorcia la distanza tra la promessa volante e un prodotto commerciale. L’oasi non è l’aereo già pronto, ma il fatto che le regole siano state scritte.
Cosa vuol dire per un operatore
Per un operatore, sapere che la FAA ha già definito le regole del gioco significa poter cominciare a fare i conti. Letteralmente. Un aereo che decolla e atterra in 150 piedi – lo spazio di un ormeggio portuale o di una striscia di erba – apre scenari di rotta completamente nuovi, spezzando la dipendenza dagli aeroporti. Con 9 posti e fino a 330 miglia nautiche (circa 610 chilometri) di raggio, l’EL9 può collegare comunità isolate, sostituire elicotteri rumorosi e assetati di carburante su tratte brevissime, o diventare il mattone di reti di mobilità aerea regionale finora impensabili.
Il trade-off è scolpito nelle due cifre: pista minima, autonomia contenuta. Non è un aereo per attraversare l’Atlantico, ma un utensile di precisione per la «first mile» e la «last mile». La differenza la farà l’infrastruttura: la possibilità di allestire micro-hub in luoghi dove un terminal tradizionale è fuori scala. E per chi dovrà investire, la chiusura del G-1 mette un punto fermo sulla cronologia della certificazione, trasformando i tempi da incognita a grandezza calcolabile. Electra ha bruciato le tappe, ma la vera linea di arrivo – il certificato di tipo – è ancora lontana. Tuttavia, per la prima volta un aereo a decollo ultra-corto ha le sue regole scritte. E i conti possono cominciare.




