Due liste, due Europe
Due liste raccontano due Europe diverse. Il Regno Unito ha inserito l’Indian Carbon Credit Trading Scheme (CCTS) tra i meccanismi di carbon pricing riconosciuti. La bozza di regolamento di attuazione sull’applicazione dell’articolo 9, pubblicata dalla Commissione Europea lo scorso 13 maggio, cita Regno Unito, Cina e California fra le giurisdizioni riconosciute: l’India non compare. È un’asimmetria che tocca da vicino gli esportatori indiani di acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno ed elettricità, entrati nel regime definitivo del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere il 1° gennaio 2026.
Non è un dettaglio tecnico. Il meccanismo indiano nasce dalla sezione 14(w) dell’Energy Conservation Act del 2001, introdotta con l’emendamento del 2022, che affida al governo centrale il potere di definire un sistema di scambio in consultazione con il Bureau of Energy Efficiency. Il Regno Unito ha già inserito il CCTS nella propria lista e consente agli importatori britannici di merci indiane coperte dal CBAM di chiedere uno sgravio sul prezzo del carbonio corrispondente al costo effettivo sopportato sotto il CCTS. La domanda resta aperta: perché Bruxelles esclude proprio il meccanismo che Londra ha accettato?
Il contesto è cambiato in fretta. L’accordo di libero scambio tra India e Unione Europea è stato finalizzato lo scorso 27 gennaio, con un allegato separato sulla cooperazione alle frontiere del carbonio. Poche settimane prima, il 1° gennaio, il CBAM era passato dalla rendicontazione alla fase definitiva. Lo scorso maggio è arrivata la bozza di attuazione, con consultazione chiusa il 10 giugno.
Il quadro tecnico aiuta a capire il nodo. Gli strumenti di carbon pricing si dividono in; in Cina, Corea del Sud, Australia e Giappone esistono anche meccanismi volontari gestiti dal governo.
Il conto che arriva agli esportatori
La risposta non sta solo nei criteri dell’articolo 9, ma nei numeri che arrivano dagli esportatori. L’articolo 9 del regolamento CBAM consente agli importatori di dedurre i prezzi del carbonio effettivamente pagati nel paese d’origine dal loro obbligo di certificati CBAM. È la porta attraverso cui un meccanismo nazionale può ridurre il costo alla frontiera. Ma la bozza di attuazione precisa che la deduzione si applica solo a meccanismi di carbon pricing che assumono la forma di tassa, prelievo o tariffa, obbligatori, applicati a tutti gli operatori di un settore e non discriminatori.
Dal 1° gennaio il CBAM non è più un esercizio di rendicontazione biennale: comporta requisiti di autorizzazione, obblighi di rendicontazione e acquisto e restituzione di certificati CBAM corrispondenti alle emissioni incorporate. Per gli esportatori indiani il mancato riconoscimento del CCTS significa che il prezzo del carbonio pagato in India non viene scontato dall’importatore europeo.
La fase di rendicontazione ha già mostrato una divergenza. Le imprese ad alte emissioni hanno ridotto significativamente sia le quantità esportate sia i ricavi verso l’Unione, mentre le imprese a basse emissioni hanno mantenuto i loro livelli di esportazione. È l’effetto atteso di un costo che colpisce in modo diverso a seconda dell’intensità carbonica: chi emette di più ha pagato di più, in quantità e in ricavi.
Il rischio, descritto dagli analisti, è quello di un doppio onere di conformità che erode i guadagni dell’accordo di libero scambio India-UE. Gli esportatori indiani dovrebbero rispettare le regole domestiche sulle emissioni e, allo stesso tempo, i requisiti CBAM dell’Unione, anche quando i due sistemi perseguono obiettivi di mitigazione simili con strutture istituzionali e di misurazione diverse. Se le imprese a basse emissioni hanno retto, quelle ad alte emissioni hanno già ridotto quantità e ricavi: cosa succederà ora che il CBAM è definitivo?
Il test di coerenza dell’Unione
Il Regno Unito ha già scelto la strada dello sgravio. La partita europea si gioca ora sulla parola scritta nel regolamento finale. La consultazione sulla bozza di attuazione si è chiusa il 10 giugno scorso; la versione definitiva dell’atto di esecuzione dirà se l’India entra nell’elenco dei meccanismi di carbon pricing riconosciuti ai fini dell’articolo 9. Se non lo farà, ogni tonnellata di acciaio e alluminio esportata verso l’Unione continuerà a pagare il prezzo pieno del carbonio, nonostante l’accordo di libero scambio finalizzato a gennaio e nonostante il riconoscimento britannico. Il numero da tenere d’occhio è la pubblicazione dell’atto di esecuzione definitivo.



