Da sette settimane, a Brescia, un’auto elettrica paga il parcheggio in strada come qualsiasi altra vettura. Dall’inizio di agosto il Comune ha spento l’esenzione che per quindici anni aveva garantito la sosta gratuita sulle strisce blu in tutto il territorio comunale, e ha acceso una polemica politica che ha coinvolto anche Forza Italia. Non è una notizia da comunicato: è il punto di svolta di una politica locale che ora si ritorce contro i suoi primi sostenitori. L’incentivo era nato per far decollare un mercato; quel mercato è maturato, e la città si trova a gestire il rovescio della medaglia.

Il dato: quindici anni di sosta gratuita cancellati

Il cambiamento è netto e non lascia spazi interpretativi. Secondo l’aggiornamento pubblicato dal Comune di Brescia, da sabato 1 agosto non è più consentita la sosta gratuita nei parcheggi a pagamento su strada regolamentati da parcometro, le strisce blu, sull’intero territorio comunale ai veicoli elettrici. Alle auto elettriche vengono applicate le tariffe ordinarie previste nelle diverse aree di sosta: nessuna differenza rispetto a un motore termico, nessuna agevolazione residua.

La reazione politica non si è fatta attendere. Quando la misura è stata annunciata a fine luglio, Forza Italia ha protestato apertamente, inaugurando una stagione di polemiche che ha attraversato l’estate. L’esenzione non era un dettaglio tecnico: per quindici anni aveva rappresentato uno dei vantaggi concreti per chi sceglieva l’elettrico. Ora quel vantaggio è stato rimosso, e la domanda che resta sospesa è semplice: perché una città che ha spinto l’elettrico per quindici anni decide di farlo pagare? La risposta sta nel paradosso che emerge dai numeri della sosta.

Il paradosso: l’incentivo vittima del proprio successo

La spiegazione della giunta è un paradosso: l’agevolazione è stata vittima del proprio successo. «Quando abbiamo introdotto questa incentivazione 15 anni fa, volevamo spingere un mercato, quello delle auto elettriche, che era ai primordi», si legge nell’edizione bresciana del Corriere della Sera. Il ragionamento prosegue con il dato che spiega la svolta: il forte incremento del numero di mezzi elettrici, in assenza di regolamentazione, limita inevitabilmente la rotazione della sosta. In altre parole, più auto elettriche circolano, più a lungo occupano le strisce blu senza pagare, e meno posti liberi restano per chi cerca parcheggio.

Di segno opposto la lettura del centrodestra. Secondo la posizione espressa dal centrodestra, togliere un’agevolazione a chi ha investito nell’acquisto di un’automobile elettrica significa mandare un segnale esattamente contrario rispetto alla promozione della mobilità a basse emissioni. E il ragionamento va oltre: «Non è sufficiente proclamarsi “green”: occorre adottare provvedimenti coerenti e concretamente percepibili dai cittadini». Il paradosso è tutto qui: l’incentivo ha creato un problema di rotazione, la sua rimozione crea un problema di segnale politico. Quale dei due aspetti pesi di più nel valutare la mossa dipende dalla prospettiva: per chi gestisce la sosta conta la rotazione, per chi ha scelto l’elettrico conta il segnale.

La stessa dinamica si è presentata altrove. A Roma, la fine dell’accesso gratuito alle ZTL per i veicoli elettrici, secondo l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, «deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l’accesso alle Ztl». Il principio è lo stesso: quando l’eccezione diventa la regola, l’incentivo perde la sua funzione originaria.

Chi paga davvero: il conto per chi ha scelto l’elettrico

Oltre al paradosso politico c’è un costo reale. Per i proprietari di auto elettriche non residenti nelle Zone a traffico limitato, la fine dell’accesso gratuito alle ZTL si traduce in esborsi che possono arrivare fino a 1.000 euro per ottenere il pass di accesso, secondo i calcoli riportati da Quattroruote. A questa cifra si sommano le tariffe ordinarie della sosta sulle strisce blu, ora applicate anche ai veicoli elettrici: chi ha scelto l’elettrico spinto anche da vantaggi concreti vede cambiare il quadro in modo tangibile.

La domanda per i prossimi mesi non riguarda solo Brescia. Il numero da tenere d’occhio non è la tariffa appena introdotta, ma quanti comuni toglieranno le agevolazioni alle auto elettriche entro fine anno. Brescia potrebbe non essere l’eccezione, ma l’inizio di una normalizzazione: l’incentivo ha fatto il suo lavoro, ora il mercato cammina da solo. Resta da capire se il segnale negativo per gli automobilisti elettrici si rifletterà sulle vendite nei prossimi trimestri.