Diesel Euro 5: tetto 10.000 km/anno solo nelle aree limitate.

L’8,8% del parco auto italiano — circa 3,7 milioni di automobili diesel Euro 5 a fine 2023, secondo i dati Aci — è appeso a un calendario. A meno di un mese dall’entrata in vigore, il blocco delle auto diesel Euro 5 scatterà dal 1° ottobre 2026 in alcune regioni del Bacino Padano. La via d’uscita, MoVe-In, non è un via libera: è un contachilometri. Già lo scorso 22 luglio, sulle colonne di Vaielettrico il giudizio era netto: «siamo alla follia più totale».

Il muro del 1° ottobre: 3,7 milioni di diesel Euro 5

Il blocco non arriva all’improvviso. All’origine c’è un rinvio di un anno esatto, approvato nell’estate 2025: lo stop è slittato dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026. In altre parole, un problema rimandato di dodici mesi, non risolto. Il dato Aci fotografa la situazione a fine 2023: 3,7 milioni di auto diesel Euro 5, pari all’8,8% del parco circolante. È una quota significativa perché non parla di un segmento marginale: quasi un’auto su undici in Italia appartiene a questa classe. E il Bacino Padano, per densità abitativa e conformazione orografica, è l’area in cui le limitazioni alla circolazione pesano di più. Chi vive in comuni con un trasporto pubblico debole non può trattare l’auto come un lusso: è uno strumento di lavoro, di cura, di organizzazione quotidiana. Da qui la durezza della reazione emersa già in estate.

MoVe-In: la via d’uscita che trasforma i blocchi in chilometri

Per chi non può rinunciare all’auto, la risposta si chiama MoVe-In. Il meccanismo, descritto dalla Regione Lombardia, prevede che aderendo al servizio il veicolo non sia più soggetto ai blocchi orari e giornalieri vigenti, ma sia invece soggetto a una limitazione chilometrica. I chilometri percorsi all’interno delle aree limitate vengono conteggiati in qualsiasi fascia oraria di ogni giorno, entro un tetto massimo annuale stabilito in base alla tipologia e alla classe ambientale del veicolo. Per i diesel Euro 5 questo tetto è fino a 10.000 km all’anno.

È qui che si gioca il cambiamento. Il vecchio schema diceva quando potevi circolare; il nuovo dice quanta strada puoi percorrere. Non si tratta di una semplice deroga temporale: si passa da un divieto basato su orari e giorni a un budget individuale di mobilità. Chi usa l’auto poco può aderire e continuare a muoversi senza particolari accorgimenti. Chi invece percorre lunghe distanze rischia di esaurire il tetto con mesi di anticipo. Lo strumento non elimina il limite, lo redistribuisce. E, come ogni redistribuzione, crea vincitori e vinti.

10.000 km all’anno: a chi conviene davvero?

Ma un tetto di 10.000 km all’anno è compatibile con la vita di tutti i giorni? Dipende da chi sei e da quanta strada fai. Diecimila chilometri all’anno equivalgono, in media, a circa 27 chilometri al giorno. Per chi usa l’auto per tragitti urbani, per una seconda macchina di famiglia o per spostamenti occasionali, il margine può essere sufficiente. Per chi vive in periferia, per chi lavora fuori città o per chi deve incastrare scuola, lavoro e assistenza, il budget può diventare stretto molto prima della fine dell’anno.

Va considerato che il conteggio riguarda i chilometri percorsi all’interno delle aree limitate, non tutti i chilometri del veicolo. Questo rende il vincolo meno rigido per chi percorre lunghi tratti fuori dalle zone soggette a limitazione, ma più stringente per chi attraversa ogni giorno le aree centrali. Non tutti i diesel Euro 5, insomma, saranno colpiti allo stesso modo. Il 1° ottobre non è la fine, ma l’inizio di un esperimento sociale e politico. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi sarà l’adesione a MoVe-In: dirà se il blocco Euro 5 è una transizione credibile o una bomba sociale rimandata di un anno.