Prezzo di riferimento a Londra +44% nel 2025, offerta +1%: banche centrali raddoppiano gli acquisti
Il prezzo di riferimento dell’oro a Londra è salito del 44% nel 2025, mentre l’offerta totale è aumentata solo dell’1%. Nello stesso anno, i satelliti hanno rilevato oltre 37.000 ettari di nuove miniere in Amazzonia. Le banche centrali hanno raddoppiato gli acquisti rispetto al decennio precedente: la foresta paga il conto di questo squilibrio.
Il prezzo dell’oro non mente
Il dato di partenza è semplice da leggere. Nel 2025 il benchmark di Londra è stato in media di 3.431 dollari l’oncia, in aumento del 44% rispetto all’anno precedente. L’offerta totale è cresciuta solo dell’1%. Uno squilibrio di questa portata non si spiega con un singolo evento: indica una domanda strutturale che il mercato non riesce a soddisfare con la produzione ordinaria.
Chi sta comprando? Negli ultimi quattro anni le banche centrali hanno acquistato in media circa 1.000 tonnellate metriche di oro all’anno, il doppio della media del decennio precedente. Non è un dato isolato: in un sondaggio del World Gold Council del 2026, l’89% dei gestori di riserve partecipanti prevedeva un aumento delle partecipazioni ufficiali in oro a livello mondiale nell’anno successivo. Se queste attese si confermeranno, la domanda istituzionale continuerà a esercitare una pressione che la produzione mineraria ordinaria non assorbe.
Già nel 2015, uno studio sugli impatti minerari collegava l’aumento del prezzo dell’oro all’aumento della deforestazione in Amazzonia e in altre foreste sudamericane. Non è una correlazione nuova: è una leva che si riattiva ogni volta che il prezzo sale.
Dalle draghe a Dubai: il flusso dell’oro illegale
Se la domanda è così forte, qualcuno deve soddisfarla. Nel novembre 2025 le autorità brasiliane, con il supporto di Interpol, hanno disabilitato 277 draghe usate per l’estrazione illegale d’oro lungo il fiume Madeira, per un valore di circa 6,8 milioni di dollari. L’impatto economico totale sulle organizzazioni criminali è stimato in circa 193 milioni di dollari. È un’operazione significativa, ma fotografa soltanto una parte del problema.
L’oro estratto illegalmente viaggia spesso in modi poco visibili: viene trasportato da corrieri in zaini attraverso la foresta. Una parte arriva sui mercati internazionali passando per Dubai; l’oro d’esportazione da Dubai atterra in Germania, ma non sempre è chiara l’origine. È il punto di frizione: le operazioni sul terreno disabilitano le draghe, mentre il metallo continua a muoversi lungo canali commerciali che non sempre riescono a distinguere l’origine.
Sul versante dei raffinatori, la garanzia esiste: tutto il metallo acquistato dai raffinatori LBMA Good Delivery è soggetto a un processo di garanzia per stabilire che sia approvvigionato in modo responsabile. Ma la distanza tra una draga disabilitata in Amazzonia e un lingotto accreditato come responsabile resta ampia, ed è lì che si gioca la credibilità del sistema.
Il conto per la foresta
Dopo aver tracciato la catena del valore, restano i numeri più duri. Secondo l’iniziativa guidata da Amazon Mining Watch, nel 2025 l’espansione mineraria recente ha raggiunto 37.109 ettari in tutti i nove paesi amazzonici. Di questi, oltre 14.000 ettari ricadono all’interno di 222 aree protette e territori indigeni. In Brasile l’area di espansione più estesa è stata di 15.538 ettari, seguito dal Perù con 6.511 e dalla Guyana con 4.942.
Se le banche centrali manterranno gli acquisti ai ritmi attuali, la pressione su aree protette e territori indigeni resterà alta. Il prossimo numero da tenere d’occhio non è il prezzo dell’oro, ma i 14.000 ettari di nuove miniere già comparsi dentro aree protette nel 2025.




