La contea ha 100mila dollari l’anno, contro i 6,95 milioni in dieci anni proposti per l’habitat.

Centomila dollari all’anno. È quanto Arlington ha tipicamente a disposizione per la rimozione delle piante invasive sulle proprietà della contea. A metà luglio la commissione per i parchi e la ricreazione ha ribadito la richiesta di un milione di dollari all’anno, già formulata lo scorso settembre: dieci volte il budget tipico.

Il presidente della commissione, William Way, non l’ha presentata come un capriccio ambientalista ma come un calcolo di convenienza. «Rimuovere una piccola area di specie invasive oggi può costare centinaia di dollari», ha detto. «Aspettare tre anni, finché soffocano un acro di foresta, costa decine di migliaia.» Il punto è semplice: ogni anno di ritardo moltiplica il conto.

Il County Manager Mark Schwartz ha proposto una cifra diversa: 6,95 milioni di dollari cumulativi in dieci anni — all’interno di un piano di investimenti da 4,3 miliardi — per «resilienza naturale e ripristino dell’habitat», voce che include la rimozione delle specie invasive. Tradotto in media annuale, sono poco meno di 700mila dollari: molto più dei 100mila attuali, ma meno del milione chiesto dalla commissione. La distanza tra le due cifre non è tecnica, è politica: quanto è disposta a spendere la contea per un problema che peggiora con il tempo.

Il 40% che si allontana

La richiesta non nasce dal nulla. Il Forestry and Natural Resources Plan, adottato nel 2023, fissa un obiettivo di copertura arborea del 40%. I dati raccolti nello stesso anno da Davey Resource Group dicono che Arlington è ferma al 35,2%: quasi cinque punti sotto il target.

Il divario ha una storia. Secondo uno studio commissionato da un gruppo di cittadini privati, la copertura arborea era al 41% nel 2016 ed è scesa al 33% nel 2021: otto punti persi in cinque anni. Tra il 2021 e il 2023 c’è stato un recupero parziale, fino al 35,2% rilevato da Davey Resource Group, ma la traiettoria di lungo periodo resta lontana dall’obiettivo del piano. Ogni punto di copertura perso è spazio che le infestanti occupano più facilmente; e più spazio occupano, più costosa diventa la bonifica.

È qui che la matematica di Way si aggancia ai dati: con 100mila dollari all’anno si interviene su piccole aree, mentre il problema cresce su scala di ettari. Il target del 40% è scritto nel piano, ma il piano non dice con quali risorse annuali raggiungerlo né con che tempi. La commissione ha risposto con una cifra; il manager con un’altra; il bilancio ordinario, intanto, resta fermo sui 100mila. Un obiettivo dichiarato non è un atto vincolante, e ancor meno un finanziamento.

I vicini corrono, Arlington chiede

Il contesto regionale rende il ritardo più visibile. La Virginia Department of Forestry ha assegnato nel 2025 una sovvenzione di 80.000 dollari al National Capital Partnership for Regional Invasive Species Management (NatCap PRISM) per gestire le piante invasive nella regione. La Fairfax County Park Authority userà quei fondi per conservare l’habitat della fauna selvatica, ripristinare le aree naturali ed espandere l’educazione pubblica sulla salute delle foreste.

Anche Alexandria si è già mossa. Nell’autunno 2025 la città ha avviato un programma cittadino di trattamento delle specie invasive, mirato a edera inglese, albero del paradiso, caprifoglio arbustivo e kudzu, con trattamenti di follow-up pluriennali già inseriti nel calendario. Non interventi spot: Fairfax e Alexandria hanno trasformato i fondi in programmi operativi, mentre Arlington discute ancora dell’importo.

La domanda non è se Arlington debba finanziare la rimozione delle specie invasive, ma se lo farà in tempo. Ogni anno di attesa trasforma interventi da centinaia di dollari in decine di migliaia, e il divario rispetto al 40% continua a pesare. Resta da vedere se la contea accoglierà la richiesta della commissione o si accontenterà della proposta del manager. Nel frattempo, il 40% rischia di restare solo un numero sulla carta.