UNESCO e Guerlain formano 50 donne nel Nilgiri con 230 ore e 181 arnie.

Lo scorso luglio, l’UNESCO ha pubblicato il bilancio dell’avvio di Women for Bees nella Riserva della Biosfera del Nilgiri. Il dato che fa da sfondo è un rapporto di scala: l’India potrebbe sostenere fino a 200 milioni di colonie di api, ma ne risultano registrate circa 3,4 milioni. Vale a dire che il potenziale è utilizzato per meno del 2 per cento. Nel 2025, dentro la prima riserva della biosfera indiana riconosciuta a livello internazionale nel 2000, 50 donne hanno ricevuto 230 ore di formazione e 181 arnie con colonie e attrezzature. È da lì, secondo l’articolo pubblicato dall’UNESCO, che quel divario può cominciare a ridursi.

Un esercito di api che non c’è

La riserva si estende per 5.520 km² tra Karnataka, Kerala e Tamil Nadu. Ospita un pezzo dei Ghati occidentali: delle 4.000 specie di piante da fiore censite, circa 1.500 sono endemiche. È un’area di biodiversità densa, ma con una base di impollinazione fragile. Le indagini sociali indicano un declino delle popolazioni di colonie selvatiche negli ultimi 10-20 anni. E la maggior parte delle piante da fiore del pianeta, colture e fiori selvatici compresi, dipende da animali come insetti o uccelli per l’impollinazione. In questo quadro, il divario tra 200 milioni di colonie possibili e 3,4 milioni registrate non racconta solo una questione di miele: racconta una capacità di impollinazione che resta in gran parte inutilizzata in una delle zone più ricche di specie endemiche del Paese.

Women for Bees entra qui. Non come una campagna di comunicazione, ma come un esperimento su piccola scala: poche beneficiarie, formazione lunga, attrezzature reali. La domanda che resta aperta è se un modello di questo tipo possa essere replicato su scala sufficiente. E chi stia provando, concretamente, a colmare il divario.

Dal glamour alla collina: 230 ore per diventare custode

Se il potenziale è enorme, la leva per attivarlo non sta nei riflettori ma nelle ore di formazione. Il progetto Women for Bees era stato lanciato nel 2020 da UNESCO e Guerlain con un doppio obiettivo: empowerment femminile e conservazione della biodiversità. Il richiamo mediatico esiste: secondo il National Geographic, Angelina Jolie è stata ispirata dalla visione delle api come pilastro indispensabile della catena alimentare, minacciate da parassiti, pesticidi, perdita di habitat e cambiamento climatico. Ma quando il progetto arriva nel Nilgiri, i riflettori lasciano il posto a un calendario di formazione.

Dal marzo 2025, in collaborazione con la Keystone Foundation, 50 donne sono state formate in cinque località tra Tamil Nadu e Kerala. A ciascuna sono state erogate 230 ore di formazione strutturata. Poi sono arrivate 181 arnie complete di colonie e attrezzature: supporti, veli, guanti, affumicatori, tute e smielatori. Numeri da formazione professionale, non da evento una tantum. Resta da capire se il modello regga il confronto con le reti di approvvigionamento al femminile già strutturate altrove.

Il benchmark del karité e i numeri da guardare

A cinque anni dal lancio, Women for Bees ha formato 237 apicoltrici e creato una rete di oltre 300 partecipanti in nove paesi. È una scala contenuta se paragonata alle filiere al femminile già attive nella cosmetica. L’Occitane en Provence si approvvigiona di burro di karité equo e solidale e biologico da oltre 6.000 raccoglitrici e produttrici donne in Burkina Faso e Ghana, organizzate in cooperative. Lì l’obiettivo dichiarato è costruire una catena di approvvigionamento che sostenga le donne come imprenditrici e custodi della biodiversità.

Il confronto è severo solo se si pretende di leggere il Nilgiri come un progetto già maturo. Non lo è: ha 50 beneficiarie attive in cinque località, contro una filiera che coinvolge migliaia di produttrici da anni. Il numero da monitorare non è quante arnie sono state consegnate, ma se il divario tra 3,4 e 200 milioni di colonie comincia a chiudersi e se le 50 donne del Nilgiri resteranno operative tra un anno. Per ora il dato resta quello iniziale: un potenziale quasi sessanta volte superiore alle colonie registrate.