L’additivo riduce le emissioni enteriche del 13-17,5%, Bovaer al 30%: la differenza è nel margine per capo.

Bolletta del mangime, richieste della filiera, un numero da migliorare: ogni allevatore conosce il momento in cui guarda un additivo e si chiede se i conti tornano. Con Anavrin la domanda è proprio questa. Lo scorso agosto VetosEurope ha vinto quattro premi da World Business Outlook per il lavoro sull’allevamento sostenibile, e da allora il suo additivo è arrivato sul tavolo di molti allevatori con una promessa chiara: meno metano e più resa. Ma prima di riempire la mangiatoia, servono numeri, e soprattutto serve capire con cosa confrontarli.

Il dubbio davanti alla mangiatoia

Partiamo dal problema che spinge la filiera a muoversi. Il metano prodotto durante la digestione dei bovini, il cosiddetto metano enterico, rappresenta quasi il 60% delle emissioni agricole di metano e oltre il 25% di tutte le emissioni di metano di origine antropica. E non è un gas qualunque: ha più di 80 volte il potere di riscaldamento della CO2 su un periodo di vent’anni. Per questo i trasformatori e la grande distribuzione chiedono sempre più spesso agli allevatori un impegno misurabile sulle emissioni, e per questo un additivo che promette di intervenire direttamente in stalla ha mercato.

Anavrin si presenta proprio qui. Nell’annuncio della collaborazione con Royal Agrifirm Group viene descritto come un prodotto naturale che riduce le emissioni di metano fino al 16% e migliora la produzione di latte fino a 1,5 litri per vacca al giorno. Numeri che suonano bene, soprattutto perché uniscono la riduzione del metano a un ritorno produttivo. Ma quei numeri sono abbastanza solidi da reggere il confronto con le alternative già in commercio?

Cosa dicono davvero i numeri

Per rispondere, bisogna guardare le prove controllate, non i comunicati. E qui il quadro si fa più sfumato, anche se non negativo. Gli studi dell’Universidad de la República, citati da VetosEurope, hanno mostrato riduzioni delle emissioni di metano fino al 17,5%. Le prove in camera controllata della Wageningen University and Research hanno invece riportato una riduzione del 13% nella produzione di metano e una diminuzione del 16,3% nell’intensità di metano, cioè la quantità di metano emessa per unità di prodotto. La differenza tra il 17,5% e il 13% non è un dettaglio da laboratorio: significa che l’effetto reale dipende da dieta, razza e gestione della stalla, e che il valore massimo non può essere venduto come una media garantita.

A dare credibilità internazionale al prodotto è arrivata la validazione formale della Carbon Trust, l’ente britannico che ha riconosciuto l’efficacia di Anavrin. Sul fronte produttivo, i dati diffusi da VetosEurope indicano un aumento della resa di carne di 70 grammi al giorno e della produzione di latte di 1,5 litri al giorno. Tradotto in pratica: con cento vacche in lattazione, un litro e mezzo al giorno per capo vale 150 litri di latte in più ogni giorno, un ritorno che può spostare il calcolo di convenienza quando il prezzo del latte è buono. L’intensità di metano, del resto, cala se si produce di più a parità di emissioni: è qui che la resa extra entra nel conto. Il problema è che esiste un metro di paragone, e si chiama Bovaer.

La scelta vera: Anavrin o Bovaer?

Ecco il nodo. Il riferimento di mercato è Bovaer, l’additivo sviluppato da DSM-Firmenich e commercializzato negli Stati Uniti da Elanco, che garantisce una riduzione costante delle emissioni di metano di circa il 30% e ha ricevuto approvazioni regolatorie in oltre 65 paesi. Non è un parametro marginale: secondo il World Resources Institute, tra gli inibitori del metano il 3-NOP è la soluzione più approvata e commercialmente avanzata. Anavrin, con il suo range tra il 13% e il 17,5%, si ferma circa alla metà.

Ma fermarsi alla percentuale sarebbe un errore, ed è qui che il confronto diventa interessante. Anavrin non promette solo di abbattere il metano: promette anche più latte e più carne. Quegli 1,5 litri di latte e 70 grammi di carne al giorno per capo sono un beneficio che va messo nel conto, perché si traducono in margine per capo e non in una semplice riduzione di emissioni da dichiarare. Un allevatore che vende latte a prezzo basso potrebbe non recuperare il costo di ogni litro in più; uno inserito in una filiera premium, o con contratti legati alle emissioni, potrebbe trovare convenienza anche con una riduzione inferiore al 30%.

La scelta, in altre parole, non si ferma alla percentuale di metano: va calcolata sul margine per capo, tra resa extra di latte o carne e costo dell’additivo. Il primo passo concreto, prima di firmare un ordine, è chiedere la documentazione della validazione Carbon Trust e fare un confronto su base aziendale, con i propri costi di razione, i propri prezzi del latte e della carne e i propri obiettivi con la filiera. Solo così una promessa diventa una decisione.