ANA investe nell’alga Umamo, nata nel 2021, con tredici volte il DHA dello sgombro.

Lo scorso 10 luglio, l’annuncio ufficiale di ANA HOLDINGS ha dato notizia dell’investimento in AlgaleX Inc. da parte del fondo ANA Future Frontier Fund L.P. A due mesi di distanza, la notizia merita di essere riletta: un fondo di venture capital da 8 miliardi di yen, creato da una compagnia aerea per allontanarsi dal trasporto aereo, ha messo denaro in un’alga commestibile che contiene 13 volte il DHA dello sgombro su base per grammo. Il paradosso è solo apparente. La partita vera non è il volo, ma chi controllerà i nutrienti del futuro.

Un’alga da 13 sgombri dentro un fondo che non sa volare

AlgaleX è stata fondata nel marzo 2021. Non è una startup della mobilità: produce e commercializza già l’alga «Umamo», che contiene 13 volte il DHA dello sgombro su base per grammo. Quello che ANA ha davanti, però, non è un semplice fornitore. È una scommessa su una filiera alternativa di nutrienti, fatta con un veicolo nato l’11 aprile 2024 con Global Brain e una dimensione di 8 miliardi di yen. Nel comunicato di costituzione del fondo, ANA spiegava che lo scopo è rafforzare le attività non legate al trasporto aereo e catturare nuovi flussi di ricavi investendo in startup promettenti.

Per capire quanto sia anomalo il passaggio, basta un dato di contesto: secondo SKYTRAX, ANA ha ricevuto la valutazione 5 stelle ogni anno dal 2013, ed è l’unica compagnia giapponese ad averla ottenuta per 13 anni consecutivi. Non stiamo parlando di un vettore in difficoltà che cerca diversificazioni disperate, ma di un gruppo che il suo mestiere lo sa fare. Eppure ha scelto di puntare su un’alga. È qui che l’operazione smette di essere una curiosità: dietro l’alga e il fondo c’è una gara più ampia tra compagnie aeree e una pressione crescente sui prezzi delle materie prime.

United 10, IAG e ANA 7: la corsa all’innovazione mentre i nutrienti scarseggiano

L’investimento in AlgaleX non avviene nel vuoto. Nel 2025, secondo i dati raccolti da Aerospace Tech Review, United Airlines ha firmato 10 accordi di investimento in startup, mentre IAG e ANA ne hanno chiusi 7 ciascuna. Il fondo di ANA, istituito nel 2024, viene indicato come tra i primi veicoli di venture capital di compagnie aeree del suo genere in Asia. Lo stesso fondo si inserisce in una tendenza che vede United, IAG e IndiGo dotarsi di strumenti di innovazione per connettersi con le startup e anticipare le tecnologie emergenti.

La ragione di fondo, però, non sta nei numeri delle startup. Sta nei listini delle materie prime. I prezzi globali delle fonti nutritive naturali — la soia, il mais e il pesce selvatico che alimentano bestiame e pesci d’allevamento — stanno salendo e intensificano la competizione per quelle risorse. Lo segnala una nota di Dealroom, che ricostruisce anche la genesi di AlgaleX: Daichi Takada l’ha fondata cinque anni fa partendo dalla convinzione che la soluzione non sia competere per i nutrienti, ma nutrirli. In questa chiave, l’alga Umamo non è una stravaganza alimentare: è una risposta all’aumento dei costi di soia, mais e pesce selvatico.

Resta però da capire se queste scommesse riusciranno a produrre ricavi non aeronautici o resteranno operazioni di facciata. L’obiettivo scritto è catturare nuovi flussi di ricavi lontano dal trasporto aereo. La distanza tra una partecipazione azionaria e un flusso di ricavi misurabile, però, è esattamente il tratto che nessun comunicato quantifica.

Due mesi dopo: i soci storici ci credono ancora, ma basterà un’alga?

A due mesi dall’annuncio, un segnale di fiducia arriva piuttosto dai soci storici: SMBC Venture Capital e Chiba Dojo Fund sono tornati a investire nella società. Non è una garanzia di successo, ma è un indizio: chi conosce AlgaleX da più tempo ha deciso di mettere ancora denaro. Se la gara tra United, IAG e ANA resterà incerta, a dare continuità all’operazione sono quindi i primi sostenitori, non solo il nuovo fondo della compagnia aerea.

La domanda resta aperta. ANA ha creato uno strumento da 8 miliardi di yen, ha individuato un settore — i nutrienti — che promette di valere di più man mano che soia, mais e pesce selvatico si rincarano, e ha scelto una startup con una tesi chiara. Ma il banco di prova non sarà il numero di partecipazioni in portafoglio né il rating a cinque stelle. Sarà la capacità di questo fondo di portare a casa ricavi che non dipendano dal trasporto aereo. Fino a quel momento, l’ingresso nel capitale di AlgaleX può essere letto in due modi: l’inizio di una trasformazione, oppure una copertura contro l’aumento dei costi delle materie prime. Nessuna delle due letture è scontata. Ed è esattamente questo il punto da osservare nei prossimi passi del fondo.