Il programma da 700 milioni parte senza una definizione federale condivisa, mentre le aziende ampliano i propri impegni

Settecento milioni di dollari pubblici e nessuna definizione federale: a due mesi dal lancio del pilota rigenerativo dell’USDA, il paradosso è servito. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha annunciato un programma pilota da 700 milioni di dollari a sostegno di progetti di agricoltura rigenerativa. Intanto Walmart, PepsiCo, Nestlé e General Mills stanno ampliando gli impegni per approvvigionarsi di ingredienti prodotti con sistemi rigenerativi. I soldi ci sono. Le regole no.

700 milioni senza definizione: il paradosso del pilota USDA

Quando lo scorso agosto Brooke L. Rollins, segretaria all’Agricoltura, ha presentato il Regenerative Pilot Program insieme a Robert F. Kennedy Jr., segretario alla Salute e ai Servizi Umani, e a Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare & Medicaid Services, l’obiettivo dichiarato era ambizioso: aiutare gli agricoltori americani ad adottare pratiche che migliorino la salute del suolo, la qualità dell’acqua e la produttività di lungo periodo, rafforzando al contempo la filiera alimentare e delle fibre. Secondo l’annuncio ufficiale del Dipartimento dell’Agricoltura, il programma si inserisce nell’agenda Make America Healthy Again.

Peccato che manchi la cosa più importante: una definizione. A differenza dell’agricoltura biologica USDA, che da decenni ha un unico standard di certificazione federale, l’agricoltura rigenerativa negli Stati Uniti non dispone ancora di un unico standard di certificazione federale. Lo rileva il Congressional Research Service: nessuno dei due termini — “agricoltura rigenerativa” e “agricoltura rigenerativa organica” — è stato formalmente codificato né in leggi né in regolamenti, a livello federale o statale. Il denaro pubblico parte. La cornice normativa resta vuota.

E non è un dettaglio tecnico. Se il pilota USDA finanzia pratiche che nessuno ha definito, il rischio è che si finanzi un’etichetta, non un metodo. Walmart sta espandendo l’approvvigionamento rigenerativo nelle filiere alimentari. PepsiCo sta aumentando gli investimenti in programmi di agricoltura rigenerativa. Tutti parlano la stessa lingua. Nessuno ha il vocabolario.

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Il vuoto normativo ha radici lontane. Il termine “rigenerativo”, nel contesto delle pratiche agricole, compare già nei primi anni Ottanta, ed era principalmente associato alle produzioni biologiche. Poi, dalla metà degli anni 2010, la ricerca e l’attivismo su agricoltura rigenerativa e agricoltura rigenerativa organica sono aumentati bruscamente. La riflessione sulle regole, però, non ha tenuto il passo.

Mentre il dibattito si trascinava, PepsiCo, General Mills, Cargill, Danone e Ingredion avevano già lanciato programmi concorrenti di agricoltura rigenerativa. Ognuno con i propri criteri. Ognuno con le proprie verifiche. La corsa aziendale degli ultimi anni ha moltiplicato i programmi privati senza un quadro comune. Il risultato è un mercato in cui “rigenerativo” significa ciò che decide chi paga.

La certificazione fantasma: chi controlla il claim rigenerativo?

Con Walmart e PepsiCo che investono 120 milioni di dollari su oltre 2 milioni di acri e promettono circa 4 milioni di tonnellate metriche di emissioni in meno entro il 2030, la domanda diventa stringente: chi verifica? La collaborazione tra PepsiCo e Walmart, annunciata nel luglio 2023, ha obiettivi misurabili, ma resta un accordo tra due aziende private. Nessuna autorità federale controlla che quei 2 milioni di acri siano davvero rigenerativi.

Per gli agricoltori, il problema è pratico: senza uno standard unico, ogni programma privato impone requisiti diversi, con costi di adeguamento diversi. Per i consumatori, il rischio è il greenwashing: un claim “rigenerativo” che non corrisponde a pratiche verificabili, mentre il biologico USDA garantisce da decenni una certificazione riconoscibile. La differenza non è semantica. È la distanza tra una promessa di marketing e un vincolo verificabile.

La partita resta aperta. L’USDA sceglierà di definire il rigenerativo o lascerà che siano i reparti marketing a scrivere le regole? Per agricoltori e consumatori, il rischio è che un investimento miliardario si trasformi in un’etichetta senza controlli.