La scadenza del 30 giugno 2026 è stata convertita in un adempimento amministrativo, non in un traguardo di cantiere
Lo scorso 30 giugno il GSE ha pubblicato due nuovi atti di concessione dei finanziamenti Pnrr per l’agrivoltaico e il biometano. Sette progetti agriFV e un solo soggetto per la produzione di biometano sono stati ammessi. Pochi giorni prima, il 26 giugno, il Gestore aveva pubblicato il quarto atto di concessione dei contributi in conto capitale. La milestone europea è salva. Ma chi si aspettava di vedere distese di pannelli sollevati sui campi coltivati, a quella data, è rimasto deluso: l’obiettivo non era più fisico da mesi.
La partita dell’agrivoltaico italiano si è giocata su un tavolo diverso da quello che molti immaginavano. Non una corsa contro il calendario per completare gli impianti, ma una rimodulazione profonda del meccanismo di finanziamento. Il risultato è che la scadenza del 30 giugno 2026 è diventata un punto di partenza contrattuale, non un traguardo di cantiere. E questo cambia tutto per chi sviluppa.
La scadenza scomparsa
Il paradosso è tecnico prima ancora che politico. Il target PNRR per l’agrivoltaico, così come ridefinito nelle regole operative della Facility agrivoltaico pubblicate lo scorso aprile, non richiede più il completamento fisico degli impianti entro il 30 giugno 2026. Quel termine è stato convertito nella stipula degli accordi di concessione tra GSE e beneficiari: un adempimento amministrativo, non un risultato di potenza installata. Una firma al posto di un kilowattora.
La timeline degli atti lo conferma. Il primo atto di concessione della misura PNRR M2C2 Investimento 1.1 “Sviluppo agrivoltaico” era stato pubblicato già lo scorso 5 giugno, seguito dal secondo atto per il biometano. Poi, a cascata, il quarto atto il 26 giugno e i due nuovi atti il 30. Una progressione serrata di documenti, nessun cantiere aperto. La domanda a questo punto è: cosa ha permesso uno slittamento così profondo senza far deragliare il PNRR?
La risposta sta in un intervento normativo che ha riscritto l’architettura della misura, trasformando quello che era un investimento diretto in un programma di sovvenzione finanziaria. Un cambio di pelle che merita di essere guardato da vicino.
Il GSE si trasforma in regista
Il decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19 — il cosiddetto DL PNRR — ha ridisegnato la misura agrivoltaica. In attuazione dell’articolo 27, che recepisce la decisione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025, l’Investimento 1.1 della Missione 2, Componente 2 è stato convertito in un programma di sovvenzione da 1.099 milioni di euro gestito direttamente dal GSE. Non più un ente di supporto tecnico al Ministero, ma il perno dell’intero sistema.
La trasformazione è radicale. Il GSE assume compiti di gestione, controllo e verifica lungo l’intero ciclo della misura: dalla formalizzazione del rapporto con il beneficiario fino al monitoraggio dell’attuazione e all’erogazione delle risorse. Il passaggio chiave è da un modello incentrato sulla fase autorizzatoria — con verifica ex ante dei requisiti — a un modello in cui il cuore operativo diventa la gestione del rapporto concessorio e il monitoraggio in itinere degli interventi finanziati.
In concreto, questo significa che il GSE non si limita più a validare le domande e a erogare i fondi. Diventa un soggetto che accompagna, verifica e, se necessario, interviene durante tutta la fase realizzativa. Per chi sviluppa impianti, il rapporto con il Gestore non si esaurisce con la firma dell’accordo: inizia lì. Ed è un rapporto che durerà almeno due anni.
Due anni per seminare energia
Messa da parte la corsa contro il tempo del 30 giugno, ora si guarda alla realizzazione. I beneficiari degli accordi di concessione hanno 24 mesi per costruire e mettere in esercizio gli impianti agrivoltaici. Il cronometro parte dalla stipula dell’accordo: una finestra che porta la verifica concreta della misura ben oltre l’orizzonte del 2026.
Le risorse in gioco sono considerevoli. Per l’agrivoltaico, il programma dispone di 1.099 milioni di euro. Sul fronte del biometano, il quadro è ancora più articolato: la misura M2C2 I1.4 del PNRR per il biometano prevede la stipula degli accordi di concessione per l’intero ammontare delle risorse disponibili, pari a 2.236.020.000 euro, sempre entro il 30 giugno 2026. Un target che, anche in questo caso, è stato centrato con la pubblicazione del secondo atto di concessione lo scorso 5 giugno e del nuovo atto il 30 giugno, con un solo soggetto beneficiario ammesso nell’ultimo round.
L’importo complessivo dell’Investimento 1.4 per lo sviluppo del biometano è pari a 1.923.400.000 euro. La differenza tra questa cifra e i 2,2 miliardi di risorse disponibili per la misura M2C2 I1.4 riflette la stratificazione degli strumenti e delle fonti di copertura che caratterizzano l’impianto complessivo del PNRR.
Per chi installa e gestisce, il cambio di modello ha implicazioni operative immediate. La verifica ex ante dei requisiti — il collo di bottiglia che ha rallentato molte misure PNRR nella fase iniziale — lascia spazio a un monitoraggio continuo. Il GSE segue l’avanzamento dei lavori, verifica il rispetto delle condizioni concessorie e autorizza l’erogazione delle risorse per stati di avanzamento. Non si aspetta più che tutto sia perfetto alla partenza: si controlla che tutto fili dritto lungo il percorso.
La vera verifica sarà nei prossimi ventiquattro mesi. Gli accordi firmati tra fine giugno e inizio luglio 2026 portano la scadenza reale — quella dei pannelli in funzione sui campi — a metà 2028. Un orizzonte che sposta l’attenzione dalla carta alla capacità realizzativa della filiera. La partita dell’agrivoltaico non si è chiusa il 30 giugno: è appena cominciata, con regole nuove e un arbitro diverso. Per chi installa e gestisce, la sfida ora è trasformare la firma in chilowattora.




