L’agrivoltaico unisce energia e agricoltura, con rese in aumento e incentivi fino al 40% per chi investe
Un campo assolato, una bolletta che pesa: c’è chi dice che i pannelli rubano spazio ai pomodori, chi invece mostra serre e pannelli convivere sulla stessa collina. Lo scorso 18 luglio, l’articolo di Vaielettrico alle falde dell’Etna ha riacceso il dubbio: chi ha ragione?
La collina dei pannelli e delle serre
La scena è quella che si vede guardando la seconda foto dell’articolo: una collinetta ricoperta di pannelli fotovoltaici e, accanto, enormi serre con coperture chiare. È l’immagine perfetta del dubbio che attraversa chi possiede o osserva un terreno: due usi dello stesso suolo che convivono o che si contendono lo spazio? Da una parte l’energia, dall’altra il cibo. Ma quei pannelli e quelle serre sono davvero compatibili? I numeri raccontano di più.
I numeri dietro la corsa all’agrivoltaico
Il punto di partenza normativo risale al dicembre 2023: il Decreto Agrivoltaico (DM 436 del 22 dicembre 2023) aveva l’obiettivo di installare oltre 1 GW entro giugno 2026. Non si è fermato lì. Secondo QualEnergia, i quasi 700 progetti presentati ammontano a 1,7 GW, superando ampiamente l’obiettivo. Il segnale è chiaro: la domanda c’è, e non è solo sulla carta.
Nel frattempo, i cantieri sono partiti. European Energy realizzerà a Vizzini, nel Catanese, un impianto agrovoltaico da 225,5 MW con un investimento di oltre 200 milioni di euro. L’impianto, destinato a diventare il più grande impianto agrivoltaico d’Italia e uno dei più grandi d’Europa, ha iniziato la costruzione a maggio 2026. A regime sarà in grado di produrre circa 405 GWh di energia all’anno, sufficiente ad alimentare oltre 135 mila famiglie.
La corsa all’agrivoltaico, insomma, non è un fenomeno isolato: da una parte c’è una norma che ha fissato un obiettivo, dall’altra le domande presentate lo hanno già superato. E mentre i progetti grandi si trasformano in cantieri, resta aperta la domanda più concreta: cosa cambia per chi deve decidere se mettere i pannelli sul proprio terreno?
Pannelli e raccolti: il conto conviene?
Per chi guarda un terreno, il punto non è ideologico ma economico. Il meccanismo di sostegno prevede un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese ammissibili, a cui si aggiunge una tariffa incentivante sulla produzione netta immessa in rete. Tradotto: una parte rilevante dell’investimento può essere coperta e l’energia immessa in rete viene remunerata. Chi presenta un progetto, insomma, può ridurre l’esborso iniziale e avere una remunerazione sull’energia prodotta.
Sull’altro piatto della bilancia ci sono i raccolti. Secondo Althesys-AIAS, le rese agricole aumentano grazie all’installazione di impianti agrivoltaici: +22% per foraggio e cereali, +12% per ortaggi e officinali, +15% per il pascolo. Non serve un atto di fede, ma un calcolo semplice, caso per caso: i numeri mostrano che energia e cibo possono stare sulla stessa superficie senza che uno tolga spazio all’altro.
L’agrivoltaico, insomma, non è un bivio tra pannelli e pomodori. È una possibilità concreta: con incentivi chiari e rese agricole documentate, chi ha un campo può valutare se quei pannelli, invece di togliere, aggiungono valore.




