La raccolta tramite la distribuzione guadagna peso, ma il confronto con il target europeo resta impari
A quasi due mesi dalla firma dell’accordo tra Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Centro di Coordinamento RAEE, il dato che resta impresso è un altro: nel 2024 il tasso nazionale di RAEE gestiti si è fermato al 29,64%, meno della metà del 65% richiesto dall’Europa, secondo i dati pubblicati da Riciclanews. Lo scorso luglio le due parti hanno sottoscritto un accordo per rafforzare la rete dei punti di conferimento su tutto il territorio nazionale. Intanto, come riporta Ecolight, il CdC RAEE serve oltre 4.200 Comuni e circa 700 non conferiscono un solo chilogrammo di rifiuti R2. La firma non ha cambiato il punto di partenza: il sistema italiano resta lontano dall’obiettivo, e l’accordo interviene su una rete che in molte aree semplicemente non esiste.
29,64% contro 65: un accordo che parte in salita
L’intesa apre alla possibilità per aziende e istituzioni, a partire dallo stesso MASE, di attivare convenzioni con il CdC RAEE per organizzare attività di raccolta. I rifiuti raccolti vengono presi in carico dall’organizzazione del Centro di Coordinamento e avviati a trattamento tramite i Sistemi Collettivi dei produttori di AEE; sono previste anche campagne di sensibilizzazione patrocinate dal MASE e il monitoraggio dei risultati. L’accordo non nasce come una svolta, ma come una rincorsa: dal 29,64% registrato nel 2024 al 65% richiesto in sede europea il salto è di oltre trenta punti percentuali. Non è una questione di dettaglio: se circa un Comune servito su sei non conferisce nulla, ogni punto percentuale di crescita nazionale va letto come una media che nasconde differenze territoriali profonde.
La miniera urbana cresce, ma solo dove c’è una rete
Eppure qualcosa si muove, proprio dove l’accordo intende intervenire. «Ogni RAEE correttamente intercettato è una miniera urbana che restituisce al sistema produttivo materie prime critiche, dal cobalto alle terre rare», ha detto Laura D’Aprile, capo dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE. I numeri le danno in parte ragione: nel 2024 i RAEE di origine professionale sono aumentati del 18,4% rispetto al 2023, passando da 143.798 a 170.269 tonnellate. È una crescita reale, ma concentrata nel canale professionale, non nella raccolta diffusa. Anche la raccolta attraverso i luoghi di raggruppamento della distribuzione guadagna peso: secondo i dati del CdC RAEE riportati da Erion, la quota è passata dal 21,9% del primo semestre 2025 al 25,9% nello stesso periodo del 2026.
Il paradosso è che queste crescite restano eccezioni dentro un sistema con circa 700 Comuni fermi a zero conferimenti di rifiuti R2. La distribuzione sta diventando il canale più dinamico, ma parte da una base bassa: quattro punti percentuali in un anno sono un segnale, non ancora una tendenza. L’accordo prova a estendere la rete proprio lì: più punti di conferimento, convenzioni con imprese e istituzioni, campagne pubbliche. Ma il problema non è solo raccogliere di più: è come misuriamo il risultato.
Il target del 65% è il vero rifiuto?
La distanza dal 65% è così ampia che il problema non può essere solo la volontà di raccogliere. Secondo il WEEE Forum, il metodo con cui si calcola l’obiettivo del 65% — basato sulle quantità immesse sul mercato nei tre anni precedenti — non è né accurato né raggiungibile e non dovrebbe essere usato per monitorare le infrazioni degli Stati membri. In altre parole, il parametro che oggi definisce il ritardo italiano è lo stesso che il WEEE Forum considera inadatto a giudicare gli Stati membri. Il punto non è accademico: se l’indicatore è debole, anche il confronto tra Stati rischia di esserlo.
Se il 65% non è un metro affidabile, il numero da sorvegliare diventa un altro: il 25,9% di raccolta tramite la distribuzione registrato nel primo semestre 2026. È lì che si vedrà se l’accordo di luglio ha cambiato la rete o soltanto le firme. Il prossimo dato del secondo semestre dirà se quel 25,9% è un pavimento su cui costruire o un tetto contro cui si è già andati a sbattere. La risposta arriverà dai dati, non dagli annunci.




