Il caldo e i parassiti minacciano le zucche usate per costruire il tanpura, strumento della musica classica indiana

Il crollo del raccolto

Da 150 a 70 in un anno. Un coltivatore di zucche a bottiglia nel Maharashtra racconta a Mongabay India di aver visto il suo raccolto di zucche adatte al tanpura ridursi del 53%: nel 2025 ne aveva raccolte 150 di buona qualità, quest’anno soltanto 70. Il caldo eccessivo e l’umidità prolungata stanno facendo marcire i frutti dall’interno prima ancora che possano essere raccolti. È un segnale secco, che arriva mentre la stagione delle piogge tarda e le temperature restano alte. E dietro ogni zucca che si perde c’è molto più di un raccolto: c’è una tradizione che rischia di spegnersi.

La minaccia alla tradizione

Non è solo una questione di quantità. Per diventare la cassa di risonanza di uno strumento, la zucca deve rispettare misure precise: una circonferenza compresa tra 53 e 60 pollici, cioè tra 135 e 152 centimetri. Se il frutto marcisce o non raggiunge quelle dimensioni, per il liutaio è come se non esistesse. Dhananjaya M.V., scienziato principale dell’Indian Institute of Horticultural Research (ICAR‑IIHR), spiega la dinamica: «L’ambiente caldo e umido crea le condizioni per più parassiti e malattie che compromettono qualità e quantità delle zucche a fine stagione». Un singolo frutto che si perde è uno strumento intero che non sarà mai costruito.

Il tanpura è il bordone dell’armonia nella musica classica indiana, con una storia che risale a circa 300 a.C. La cassa armonica è una zucca essiccata per un anno intero, appesa a perdere umidità fino a diventare un guscio perfettamente risonante. A Miraj, la famiglia Mirajkar realizza questi strumenti da sette generazioni, dal 1850. È un artigianato che non può prescindere da quella materia prima selezionata con una pazienza che oggi il clima sta mettendo a dura prova. Senza zucche, né legno né corde potranno restituire il suono di un tanpura.

La zucca che resiste

Forse la scienza può offrire una risposta. L’Indian Institute of Horticultural Research ha sviluppato Arka Shreyas, la prima varietà di zucca bottiglia resistente alla gummy stem blight, una malattia fungina (Didymella bryoniae) che in condizioni di umidità e caldo diventa devastante. I dati ufficiali parlano di una resa potenziale di 48 tonnellate per ettaro e di un primo raccolto già 60 giorni dopo la semina. Sono numeri che, sulla carta, promettono abbondanza e cicli rapidi. Ma vanno guardati con cautela.

Il rendimento potenziale si riferisce al peso complessivo dei frutti, non al numero di zucche che potrebbero raggiungere le misure da tanpura. La varietà produce frutti di forma “a clava”, attraenti e verdi, ma non sappiamo se e in quale percentuale arriveranno ad avere una circonferenza di 135‑152 centimetri. Inoltre, 60 giorni per il primo raccolto sono un periodo molto breve per una zucca che dovrebbe sviluppare le dimensioni necessarie. Nessun dato è ancora disponibile su quanti esemplari di Arka Shreyas, coltivati nei campi di Miraj, possano superare la selezione dei liutai.

Restano incognite aperte. La resistenza alla gummy stem blight è un vantaggio concreto, ma non risolve il problema del marciume interno legato al caldo eccessivo. E poi c’è la stagionatura: anche la zucca più sana dovrà essere appesa per un anno e non spaccarsi. I prossimi mesi saranno decisivi: bisognerà tenere d’occhio due numeri – la resa effettiva in campo di Arka Shreyas e la percentuale di frutti che raggiungono i 135‑152 cm di circonferenza. Da lì capiremo se questa zucca da laboratorio potrà davvero ridare voce al tanpura, o se resterà solo una promessa agronomica.