Il provvedimento non amplia la superficie protetta, ma apre la finestra dell’articolo 15 della legge 157 del 1992

Zero metri quadrati in più. È la superficie aggiuntiva che il Piano faunistico-venatorio della Toscana destina alla tutela della fauna selvatica, nonostante sia il primo piano regionale dopo anni di proroghe. Lo scorso 31 luglio il Consiglio regionale della Toscana ha approvato il nuovo Piano faunistico-venatorio regionale. Il Wwf Toscana conferma le proprie critiche, pur riconoscendo alcuni miglioramenti introdotti durante l’iter: la superficie destinata alla tutela non cresce. Non è un dettaglio: la Toscana si dota del suo primo Piano faunistico, un documento che supera l’era delle competenze provinciali e del regime di proroghe in deroga che proseguiva dal 2015, secondo la comunicazione istituzionale della Regione.

Zero metri quadrati in più

Il paradosso è nel risultato. Un piano atteso da anni, il primo nella storia regionale, che dovrebbe ridisegnare la gestione faunistica e venatoria, viene approvato senza ampliare di un metro quadrato la superficie protetta. Il Wwf Toscana riconosce i miglioramenti ma mantiene il giudizio critico: il provvedimento non aggiunge tutela. Ecco perché il via libera non è neutro. Se la mappa della tutela resta invariata, ciò che cambia è la cornice normativa, e in particolare la possibilità per i proprietari di fondi di esercitare un diritto previsto dalla legge nazionale.

La finestra dell’articolo 15

L’approvazione del Piano apre una finestra temporale importante per l’esercizio del diritto previsto dall’articolo 15, comma 3, della legge 157/1992. La norma statale prevede che la richiesta del proprietario di sottrarre il fondo all’attività venatoria debba essere accolta ogniqualvolta non ostacoli l’attuazione del piano faunistico-venatorio, senza ulteriori limiti, e consente la sottrazione anche per motivi etici e morali. Lo ricorda la giustizia amministrativa.

Il Wwf ritiene che questo diritto debba essere garantito a tutti senza discriminazioni. In pratica, l’associazione sposta il confronto dalla superficie protetta alla possibilità concreta per i proprietari di escludere la caccia dai propri terreni. Non è una questione marginale: se la richiesta non ostacola il piano, l’esclusione può diventare uno strumento diffuso di tutela dal basso, indipendente dalle scelte di pianificazione regionale.

Il segnale politico, però, corre in direzione opposta. Il disegno di legge 1552, fortemente voluto dal ministro Lollobrigida, è stato approvato in Senato con 80 favorevoli, 56 contrari e due astenuti, secondo Il Fatto Quotidiano. Il testo interviene sulla disciplina venatoria e rappresenta un banco di prova per capire quanto il governo nazionale intenda restringere o estendere gli spazi di esclusione dei fondi. Il piano toscano, in questo quadro, non è solo un atto regionale: è la prima applicazione su scala regionale di una tensione normativa che arriva fino al Senato.

Il conto alla rovescia del 20%

A che punto siamo? I piani nazionali di ripristino dovevano essere presentati entro lo scorso settembre. È il vero banco di prova: se gli Stati membri non consegnano piani credibili, l’obiettivo del 20% entro il 2030 rischia di restare sulla carta. Il caso toscano diventa una cartina di tornasole: da una parte una Regione che approva il suo primo piano senza aggiungere un metro quadrato di tutela, dall’altra un obiettivo europeo che impone di ripristinare una porzione rilevante del territorio.

Il prossimo banco di prova è già scritto. Non si misurerà in nuove superfici protette, ma in quanta parte del territorio europeo verrà davvero ripristinata: il 20% è il numero da tenere d’occhio, più dei metri quadrati toscani.