Dopo la COP25 di Madrid, si punta a monitorare l’ossigeno disciolto tra i processi planetari.

Hai presente l’acqua del lago dove d’estate vai a fare il bagno, o il pesce che compri al mercato? Nessuno controlla l’ossigeno disciolto, ma se sparisce la vita si ferma. Lo scorso luglio, una revisione guidata dalla Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California San Diego e pubblicata sulla rivista Limnology and Oceanography ha proposto di trattare la perdita di ossigeno dall’acqua come un processo planetario critico, da aggiungere ai nove già monitorati. È una notizia passata in sordina e invece tocca una domanda molto concreta: come facciamo a capire quando un lago, un bacino o un tratto di mare sta perdendo la capacità di sostenere la vita?

Il confine che non si vede

Se il quadro dei confini planetari ne conta nove, perché l’ossigeno dell’acqua non c’è? Il quadro, introdotto nel 2009 come ricorda la Scripps, definisce nove processi naturali biofisici e biochimici che mantengono la resilienza del sistema Terra e permettono alla vita di prosperare. Tra i nove confini riconosciuti figurano il cambiamento climatico, l’acidificazione degli oceani, il cambiamento d’uso del suolo e la perdita di biodiversità. E non siamo in una zona tranquilla: nel 2023, secondo l’UNESCO, sei di questi nove confini erano già stati valutati come superati.

L’idea non è nata su una lavagna. Erica Ferrer, alumna della Scripps, e Lisa Levin, autrice senior della revisione, l’hanno sviluppata dopo la COP25 di Madrid del 2019. La loro proposta è semplice: l’ossigeno disciolto merita di essere il decimo confine. Per capire se manca davvero un pezzo, bisogna guardare i numeri.

L’ossigeno che sparisce, in cifre

I numeri non sono astratti: raccontano di acque che cambiano sotto i nostri occhi. Dal 1980, secondo il Rensselaer Polytechnic Institute, i laghi hanno perso in media il 5,5% di ossigeno disciolto e i bacini artificiali il 18,6%. La differenza non è un dettaglio: un bacino su cui si accumula acqua per uso umano diventa più povero di ossigeno della media dei laghi. Gli oceani, dal 1960, hanno perso circa il 2%: sembra poco, ma su un volume d’acqua enorme è una variazione che si avverte.

La revisione pubblicata su Limnology and Oceanography individua nel riscaldamento causato dall’uomo, nell’eccesso di nutrienti e nei cambiamenti della circolazione che porta ossigeno in profondità i principali motori della deossigenazione. L’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) stima che il contenuto di ossigeno dell’oceano sia diminuito di circa il 2% dalla metà del XX secolo e che il volume delle acque completamente prive di ossigeno sia quadruplicato dagli anni Sessanta.

Non è solo una questione di numeri. Come spiegano i ricercatori dell’University of California San Diego, la perdita di ossigeno altera i processi biologici e chimici che aiutano a regolare il clima e minaccia la vita acquatica, dagli organismi microscopici ai pesci e agli squali. Anche i mammiferi marini, pur respirando aria in superficie, ne risentono: se l’ossigeno cala, cambiano le loro prede, gli habitat e le reti alimentari. E qui la questione smette di essere solo scientifica e diventa pratica: se l’ossigeno cala, cosa dobbiamo aspettarci?

Cosa cambia per te

Non serve gridare all’apocalisse: basterebbe aggiungere una voce alla lista. Il punto è che l’ossigeno disciolto è un indicatore semplice da leggere, anche senza essere scienziati: un lago che perde il 5,5% di ossigeno dal 1980 non è un’anomalia locale, è un segnale. Per chi pesca, per chi compra pesce al mercato, per chi d’estate va a fare il bagno, la traduzione è immediata: acque più povere di ossigeno vogliono dire meno vita, specie che si spostano, reti alimentari alterate.

Il vantaggio di aggiungere il decimo confine non è un costo in più, è una lente in più: aiuta a riconoscere il sintomo, non solo l’allarme. Nessuno dice che risolverà da solo il problema, ma dà un nome a un segnale che oggi non compare nei report. La prossima volta che senti parlare di confini planetari, controlla se l’ossigeno è in lista. Se non lo è, sai che manca un pezzo per capire quando un lago, un bacino o un tratto di mare sta perdendo la capacità di sostenerci.