Un rapporto del Centre for Sustainable Energy mostra che il divario dipende da reddito, abitazione e tecnologia
A quasi tre mesi dalla pubblicazione del rapporto Smart & Fair 2024-2026 del Centre for Sustainable Energy, avvenuta lo scorso luglio, il numero che continua a fare rumore è una forbice. Non si parla di potenza installata né di energia prodotta, ma di una quota di consumi che una famiglia può decidere di spostare nel tempo. Le famiglie con il maggior potenziale riescono a spostare in media circa il 10% dei propri consumi elettrici. All’estremo opposto, come riporta Which?, un quarto delle famiglie britanniche si ferma a una media dello 0,1% dei consumi elettrici. Un rapporto di cento a uno: da una parte chi può modulare, dall’altra chi resta di fatto immobile.
La forbice dello 0,1%
La cifra non descrive una differenza di abitudini, ma una differenza di possibilità. Il rapporto porta a sintesi sette anni di lavoro su chi beneficia dell’innovazione energetica smart e su chi viene lasciato indietro, con strumenti, framework ed evidenze sviluppati dal Centre for Sustainable Energy per orientare il modo in cui l’equità entra nel mercato dell’energia. L’accesso ai benefici dei programmi smart, scrive il rapporto, dipende da vantaggi preesistenti: il reddito della famiglia, il tipo di abitazione, la tecnologia posseduta e la capacità di usarla. Chi è in affitto, chi ha un reddito basso o non dispone di strumenti adeguati ha semplicemente meno margine per spostare i consumi quando il sistema lo richiede o lo premia.
Lo 0,1% va letto per quello che è: non un limite tecnico occasionale, ma una soglia di accesso. Significa che su mille unità di energia consumate, solo una può essere anticipata o posticipata in risposta ai segnali di prezzo o di rete; per chi ha il maggior potenziale sono circa cento. Per un quarto delle famiglie britanniche, la partecipazione alla flessibilità elettrica è nei fatti quasi nulla. E non è un effetto collaterale: è il punto di partenza da cui il programma che ha prodotto il rapporto si era proposto di muovere.
Perché, allora, quel quarto di famiglie resta bloccato? La risposta sta in sette anni di lavoro attorno a un principio apparentemente semplice: non lasciare indietro nessuno.
Chi aveva già, ha avuto di più
Il programma Smart & Fair è stato avviato nel 2019, come si legge nei documenti che ne raccontano la nascita, con l’obiettivo di mettere inclusione ed equità al centro della transizione a basse emissioni di carbonio e degli impegni verso i clienti in condizioni di vulnerabilità. All’epoca il principio del “non lasciare indietro nessuno” era ampiamente discusso dagli attori del settore energetico, e il programma è nato proprio per capire come tradurlo in pratica. L’idea era evitare che i benefici si concentrassero su chi partiva già avvantaggiato.
La crisi del costo della vita, in Gran Bretagna come nell’Unione europea, ha poi acuito gli effetti negativi della povertà energetica, come ricostruisce la Heinrich Böll Foundation, e ha reso più evidenti le ingiustizie subite da consumatori in condizioni diverse. In questo contesto il divario tra il 10% e lo 0,1% non è un incidente di percorso: è il risultato di vantaggi che si accumulano — reddito, stabilità abitativa, tecnologia — e che un programma nato per ridurli, in sette anni, non è riuscito a scalfire. Il paradosso sta proprio qui: un progetto nato per mettere l’equità al centro si misura, a distanza di anni, con un divario che replica i vantaggi di partenza. Se il principio era chiaro fin dal 2019, perché il divario persiste? La risposta non è tecnica ma distributiva, e porta al numero da osservare nei prossimi mesi.
Il termometro dei prossimi mesi
Dopo aver smontato il paradosso, resta la domanda pratica: come capire se qualcosa cambierà davvero? Lo 0,1% è il numero da monitorare. Se comincerà a salire, vorrà dire che l’accesso ai benefici si sta allargando oltre chi aveva già reddito, abitazione e tecnologia adeguate. Finché resterà fermo, il 10% contro lo 0,1% resterà la misura di un divario non ancora colmato. L’attenzione degli stakeholder, cresciuta in Gran Bretagna come nell’Unione europea, rende questo indicatore ancora più rilevante.
Lo 0,1% non è un dato di laboratorio. È una soglia di accesso: da qui ai prossimi mesi è il numero che dirà se la transizione smart sta includendo o escludendo.




