L’Aia impone permessi ai pescherecci olandesi, ma sul fondale ci sono già 100 turbine

Accendi la luce e pensi all’eolico. Apri il frigorifero e pensi al pesce. Quasi mai le due cose si incontrano nello stesso pensiero, eppure si incontrano nello stesso fazzoletto di mare: il Dogger Bank, un banco di sabbia del Mare del Nord a metà strada tra Regno Unito, Danimarca e Paesi Bassi, dove turbine e pescherecci a strascico lavorano sullo stesso fondale. Lo scorso maggio il tribunale distrettuale dell’Aia ha stabilito che i pescherecci olandesi a strascico dovranno ottenere un permesso e condurre una valutazione ambientale appropriata che dimostri che la pesca non danneggerà la vita marina prima di poter operare nella zona olandese di conservazione del Dogger Bank, come previsto dalla Direttiva Habitat. In pratica: niente più via libera automatico per le reti a strascico in un’area formalmente protetta.

Per chi sceglie un filetto di sogliola al banco del pesce, la sentenza è più concreta di quanto sembri. Quel filetto può arrivare da un punto preciso del Mare del Nord che da anni è al centro di una battaglia legale e ambientale. Ma la decisione dell’Aia non chiude il capitolo: cosa succede quando nello stesso fazzoletto di mare protetto si moltiplicano le fondamenta delle turbine?

Proteggere un fondale, costruirci sopra

La risposta è scomoda. La protezione formale del Dogger Bank ha una storia lunga: la sezione tedesca è stata la prima a essere tutelata come sito Natura 2000 ai sensi della Direttiva Habitat già nel 2007. Nel giugno 2022 il governo britannico ha vietato la pesca a strascico nell’intera area di conservazione speciale del Regno Unito, e il sito è formalmente designato come Area Speciale di Conservazione dal governo britannico, come conferma il JNCC, l’organo consultivo per la conservazione del Regno Unito. La sentenza olandese dello scorso maggio aggiunge un terzo tassello a questa protezione, almeno sulla carta.

Poi guardi lo stesso perimetro dal punto di vista dell’energia e la protezione si complica. Più di 100 delle 277 turbine pianificate sono già state installate nell’area di 1.425 chilometri quadrati del Dogger Bank Wind Farm. E secondo l’agenzia federale tedesca per la conservazione della natura, l’area di conservazione Dogger Bank NCA è particolarmente a rischio a causa dell’espansione in corso dei parchi eolici offshore nelle acque tedesche e oltre; esistono piani per erigere parchi eolici all’interno della stessa area protetta. A completare il quadro c’è il rapporto di scoping ambientale per il parco eolico offshore Dogger Bank D, documento che segna l’ulteriore espansione in programma.

Il contrasto diventa esplicito nei documenti degli stessi operatori. Secondo SSE Renewables, il rapporto preliminare PEIR pubblicato nel giugno 2025 per l’ampliamento del Dogger Bank Wind Farm identifica la perdita permanente di habitat e l’alterazione dovuta alle fondamenta delle turbine tra gli impatti sul fondale. In altre parole: lo stesso fondale che il tribunale vuole proteggere dalle reti a strascico viene trasformato, in modo permanente, dai piloni dell’eolico. Di fronte a questo paradosso, la domanda non è più se intervenire, ma chi paga e chi decide per il fondo del Mare del Nord.

Cosa conviene fare ora

Se il paradosso è evidente, la sentenza dell’Aia offre almeno una leva concreta. Secondo ClientEarth, l’organizzazione legale che ha seguito il caso, è la prima decisione nota in Europa in cui una corte conferma che i governi hanno la responsabilità di regolamentare adeguatamente l’impatto della pesca a strascico sul fondo marino nelle aree marine protette. Non è un dettaglio tecnico: si tratta di una decisione che crea un precedente e impone un obbligo a livello europeo per i governi di regolamentare la pesca a strascico sul fondo marino nelle aree marine protette. Per i pescatori significa costi di adeguamento e valutazioni ambientali da superare; per le imprese eoliche significa operare in un contesto dove il fondale non è più una variabile trascurabile.

Per il lettore significa una cosa semplice: ogni volta che sentirai parlare di un’area marina protetta nel Mediterraneo o nel Mare del Nord, potrai chiederti se la pesca a strascico è davvero regolamentata, non solo se l’area esiste sulla carta. È lo stesso salto logico che facciamo quando confrontiamo il prezzo di un prodotto con la sua etichetta d’origine: la protezione formale conta solo se qualcuno è obbligato a verificarla. La prossima volta che accendi la luce o compri un filetto di sogliola, ricorda che il fondo del Dogger Bank è diventato il banco di prova di una transizione che non può più ignorare i propri impatti.