Il finanziamento da 2,016 gigawatt riguarda una graduatoria del GSE, non impianti già allacciati alla rete elettrica

A inizio agosto, il bimestrale QualEnergia di Legambiente e Kyoto Club titolava «Agrivoltaico: l’Italia è partita». Era il numero 3 della rivista, relativo a luglio-agosto 2026: una testata dedicata alle politiche energetiche, nata agli inizi degli anni Ottanta e rilanciata nel 2003. Due mesi dopo, quel titolo va letto insieme a un dato più freddo: 2,016 gigawatt di agrivoltaico finanziati, per ora solo sulla carta.

Il numero arriva da Agronotizie, che a luglio riportava il risultato finale comunicato dal GSE: 2,016 gigawatt finanziati, con una spesa di 1,01 miliardi di euro. Finanziare, però, non equivale a costruire. Riuscire a portare a casa il contributo in conto capitale a fondo perduto e la tariffa incentivante ventennale è, come scriveva Agronotizie, tutto un altro discorso.

2,016 GW, ma solo sulla carta

La cifra va letta per quello che è: una graduatoria, non una rete elettrica. I 2,016 gigawatt rappresentano progetti finanziati nell’ambito dell’agrivoltaico, non impianti già allacciati. La spesa indicata dal GSE, 1,01 miliardi di euro, fotografa l’esito amministrativo della procedura: un risultato rilevante, ma che non dice ancora quanta potenza sarà effettivamente installata, né quando.

Il punto critico è la distanza tra il finanziamento e il cantiere. La stessa fonte che ha riportato il risultato finale avvertiva: questi finanziamenti sono, per ora, solo sulla carta. Il contributo copre solo parte dei costi di costruzione; la tariffa incentivante è ventennale. In altre parole, il numero chiave non è quanti progetti risultano finanziati, ma quanti supereranno i passaggi successivi.

Il decreto che ha cambiato le regole

Il punto di svolta è normativo. In attuazione dell’articolo 27 del Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19 — il DL PNRR, che recepisce la decisione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025 — la Missione 2, Componente 2, Investimento 1.1 (Sviluppo Agro-voltaico) del PNRR è evoluta in programma di sovvenzione finanziaria per complessivi 1.099 milioni di euro, gestito direttamente dal GSE.

È questo passaggio da investimento a sovvenzione ad aver allargato il numero dei progetti finanziati: a parità di risorse, la logica della sovvenzione amplia la platea di chi entra in graduatoria. Ma ampliare la platea non accelera i cantieri. La domanda, due mesi dopo il titolo di QualEnergia, resta aperta: quanti di quei 2,016 gigawatt arriveranno davvero alla rete? Per ora la risposta è solo amministrativa, non industriale.

E in Europa? 15 GW già operativi, ma regole frammentate

Il confronto europeo rovescia la prospettiva. In Europa sono attivi oltre 200 impianti agrivoltaici, per una capacità superiore ai 15 gigawatt, secondo i dati di SolarPower Europe, presenti soprattutto in Francia, Germania e Paesi Bassi. L’Italia, in questo quadro, ha finanziato 2,016 gigawatt; la parte costruita è un’altra storia, e il dato europeo mostra che altrove si è già passati dalla carta alla capacità in esercizio.

Ma le regole non sono uniformi. Già a marzo, su PV Magazine, si osservava che l’Unione è ancora a un livello di quadro normativo frammentato in tutta l’UE. Questa frammentazione rende difficile il confronto tra Paesi.

Il numero da tenere d’occhio, allora, non è più solo il totale dei finanziamenti, ma la quota di quei 2,016 gigawatt che arriverà davvero alla rete. Se nei prossimi mesi il GSE non trasformerà le posizioni in graduatoria in cantieri reali, la corsa italiana all’agrivoltaico resterà una corsa sulla carta.