La provincia prevede 2,25 GW di nuova capacità a carbone entro il 2030 nonostante il precedente sismico del 2018

di Elena Marchetti

Seicento megawatt di solare abbinati a 720 megawattora di accumulo a batteria possono sostituire 250 megawatt di capacità a carbone nel Sulawesi Centrale, una provincia sismica dell’Indonesia. È il calcolo di Ember, riportato nell’analisi pubblicata a fine luglio. Il dato arriva dopo che nel 2018 un terremoto di magnitudo 7,4 ha disabilitato la centrale a carbone di Panau e ha richiesto la riabilitazione di 1.192 unità di distribuzione. Eppure il piano energetico provinciale prevede ancora 2,25 GW di nuova capacità a carbone entro il 2030.

Il conto che non torna al carbone

Il confronto di Ember non è un esercizio teorico. Nel Sulawesi Centrale la modellazione indica che 600 MW di solare abbinati a 720 MWh di batterie potrebbero compensare 250 MW della capacità a carbone pianificata: una sostituzione parziale ma concreta, in una delle aree a più alto rischio sismico dell’Indonesia. Nel 2018 il terremoto di magnitudo 7,4 non ha messo fuori uso soltanto la centrale di Panau: ha imposto la riabilitazione di 1.192 unità di distribuzione, un costo aggiuntivo che si somma alle perdite di produzione. A livello regionale, il 64% della capacità installata nel Sud-Est asiatico viene ancora da combustibili fossili, lasciando i sistemi centralizzati esposti alle interruzioni. Qui la distinzione è essenziale: si parla di capacità installata, non di energia effettivamente prodotta. Ma il punto di partenza resta quello.

I pericoli naturali sono la principale causa di grandi interruzioni di corrente, secondo studi di Alemazkoor et al. e Shield et al., con ingenti perdite economiche. Nel 2013 il tifone Haiyan colpì le Filippine: le inondazioni causate dalle mareggiate danneggiarono le infrastrutture elettriche e provocarono perdite pari a 6,1 miliardi di ore-cliente, come documentato da Dai et al. e Lin. Il precedente filippino e quello indonesiano dicono la stessa cosa: quando la rete è centralizzata e rigida, un evento naturale estremo diventa anche una perdita finanziaria.

La provincia che scommette sul carbone in zona sismica

La risposta al paradosso non è tecnica, è di inerzia politica ed economica. Nonostante il precedente del 2018, il Sulawesi Centrale continua a scommettere sul carbone. E non è un caso isolato. Nel 2025 carbone e gas hanno generato oltre il 73% della domanda elettrica dell’ASEAN, mentre solare ed eolico insieme si sono fermati intorno al 5%, secondo i dati regionali. La forbice tra capacità installata e produzione effettiva è ampia, ma la direzione resta fossile.

L’ASEAN punta a diventare la quarta economia mondiale entro il 2045. Una crescita di quella portata porterà più domanda di elettricità, e ogni anno di ritardo nel distacco dai fossili rende più costoso il percorso successivo. Il piano del Sulawesi Centrale, con i suoi 2,25 GW aggiuntivi di carbone, mostra quanto il livello provinciale possa restare ancorato a logiche che i numeri regionali e i costi delle interruzioni non giustificano più. La distanza da colmare è politica, non tecnologica.

Il target del 45% è già superato, sulla carta

Se la fotografia attuale è fossile, il futuro raccontato dai target è già diverso. L’analisi di IRENA mostra che l’obiettivo ASEAN del 45% di capacità rinnovabile installata entro il 2030 è raggiungibile: la quota attesa arriva al 57% grazie alla spinta di eolico e solare. In altre parole, l’asticella regionale è già superabile. Sui documenti.

Un esempio concreto di alternativa viene dalle Filippine: l’interconnessione tra Catanduanes e Luzon potrebbe coprire fino al 22% della domanda elettrica dell’isola entro il 2030. È una quota non marginale, che mostra come le soluzioni distribuite e interconnesse possano ridurre l’esposizione ai guasti. Ma finché i piani provinciali resteranno ancorati al carbone, il divario tra i target regionali e le scelte locali continuerà ad allargarsi.

Il numero da tenere d’occhio non è il 45% del target ASEAN, ma il 57% di capacità rinnovabile che IRENA considera raggiungibile con eolico e solare: se i piani provinciali resteranno fermi al carbone, il divario tra carta e realtà si allargherà.